Generazione ’80: “la più frustrata e sola”. L’accusa alla politica indifferente

Economia In Rilievo

Generazione ’80. Delusa, sola e abbandonata. Nessuna prospettiva, sfruttati dal mondo imprenditoriale prima con stage, poi con lavori “a progetto” non sanno più come urlare il proprio dissenso. Per loro c’è solo lo sconforto oltre tanta insicurezza. Né lavoro, né pensione (a 75 anni secondo le previsioni). Quelli attaccati al carrozzone Inps ci sono solo per continuare a pagare le pensioni delle generazioni che li precedono e senza alcuna garanzia che i soldi versati possano garantire loro una rendita vitalizia dignitosa. Ciò che non capiscono questi burocrati è che le soluzioni da loro prospettate provocheranno una rivoluzione epocale, sociale, culturale e politica.

La propria ribellione infatti, in qualche modo, i giovani l’hanno urlata già con il voto.

La coglie in qualche maniera, seppure in una prospettiva limitata alla propria area di riferimento, Michele De Pascale, sindaco 33enne di Ravenna del Pd, intervistato da Repubblica. Aveva sostenuto prima Bersani, poi Renzi al congresso e ora dice: “Se dovessi indicare dove si è inabissata la sinistra tradizionale direi: ha voltato le spalle alla generazione degli anni Ottanta. La mia generazione. L’ha proprio persa per strada. Chi ha tra 25 e 40 anni è precario, se ne deve andare dall’Italia, non trova posto. Sono tutti i miei amici, io li sento. La generazione della frustrazione. Il problema dell’Italia non sono i ragazzi stranieri che arrivano, sono quelli italiani che se ne vanno”.

L’errore di Renzi è stato quello di aver creato una grande speranza di cambiamento”, ma poi “non ha saputo aggregare. Non è stato inclusivo. Il momento del successo deve essere quello della generosità. Non devi vendicarti, se ogni giorno ti fai un nemico prima o poi il nemico torna da te” ed “è stata totalmente sbagliata la politica di governo, che è apparsa solo tesa al mantenimento del consenso personale. Le alleanze, gli accordi, le figurine”.

E se non fosse chiaro, per la generazione ’80, destra e sinistra non significano quasi niente: “Vogliono sapere di opportunità, meriti, bisogni. Ormai hanno in mano solo l’arma della protesta. Bisognava tenere insieme, non dividere. Hanno diviso e basta”, ha concluso Pascale.

E come si fa a dargli torto? Laureati anche con 110 e lode, lauree non rubate o prese da adulti magari pure online, chiedono lavoro,ma prima ancora rispetto e dignità.

La famiglia? La prima cellula di base della società non è possibile farla con leggerezza, troppi hanno paura, un investimento sul futuro così non se la sentono di farlo. Eppure più figli è più futuro. Ma sono troppo depressi e svuotati per capirlo, perché anche psicologicamente sono stati belli che attaccati: senza padri a difenderli (l’uomo è stato ridotto un cencio), famiglie spesso distrutte e liquide, viziati dal benessere dei loro genitori pieni di sensi di colpa, vivono di sogni troppo alti e di fatti inesistenti.

Se il quadro non fosse chiaro, basta guardarli in faccia.

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