Minniti bocciato dall’Onu in fake news: via il bottone rosso

In Rilievo

Doccia fredda per il Ministro dell’Interno Marco Minniti.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha infatti bocciato il tanto sbandierato “bottone rosso” anti fake news sul web presentato dal Ministero dell’Interno lo scorso 18 gennaio nell’ambito del protocollo per la lotta alle bufale e che risulterebbe “incompatibile con le norme della legge internazionale dei diritti umani”.

Il bottone rosso si accende appena una bufala viene segnalata alla polizia postale. “E’ un servizio pubblico – spiegò Minniti presentando il protocollo – Nessuna attività censoria ma soltanto la determinazione dello Stato a ripulire il web dalle notizie fraudolente, chiaramente manipolatrici, che storcono la realtà al punto da trasformarla procurando un danno enorme al valore della conoscenza integra da manomissioni”.

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Peccato che l’Onu non la pensi allo stesso modo.

Il portavoce speciale per la Libertà di espressione, David Kaye, ha dichiarato al governo italiano che “il Protocollo Operativo per contrastare la diffusione delle fake news sul web è incompatibile con gli standard di legge internazionale sui diritti umani, perché violerebbe i criteri di legalità, necessità e proporzionalità stabiliti dall’articolo 19 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici che tutela la libertà di espressione di ogni individuo”.

Per Kaye infatti il testo non definirebbe “quali contenuti ricadrebbero nell’ambito delle ‘notizie manifestamente infondate o parziali’ e conferirebbe eccessiva discrezionalità al Governo nel perseguire dichiarazioni critiche verso politici e figure pubbliche, trasformando l’Esecutivo in arbitro della verità”. 

“Il Protocollo  secondo l’Onu – rischierebbe così di sopprimere in modo sproporzionato un’ampia gamma di forme di espressione delle proprie opinioni essenziali per una società democratica, comprese le critiche al governo, le notizie, le campagne politiche e l’espressione di opinioni impopolari, controverse o di minoranza”.

Kayne evidenzia come  “la combinazione tra le leggi sulla diffamazione già esistenti e l’introduzione del portale della Polizia Postale potrebbe avere un ‘effetto intimidatorio’ particolarmente forte sull’esercizio del diritto alla libertà di espressione in quanto il portale potrebbe fungere da catalizzatore per possibili procedimenti penali”.

Insomma la conferma di ciò che tanti hanno sempre denunciato: che lo lotta alla fake news possa trasformarsi in lotta alla libertà di espressione limitando il diritto al dissenso. 

 

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