Morto Frizzi, Gardini racconta: “Fabrizio un uomo coi valori in ordine”

Interviste

Morte di Fabrizio Frizzi, non si arresta in queste ore la maratona di affetto del pubblico italiano verso la famiglia del presentatore televisivo amato ed apprezzato ad ogni livello che lascia un vuoto profondo nel mondo dello spettacolo. Tanti lo stanno ricordando. Lo Speciale ha raggiunto l’europarlamentare Elisabetta Gardini per molti anni volto noto di Raiuno e conduttrice insieme a Frizzi del celebre programma Europa Europa trasmesso sulla rete ammiraglia Rai alla fine degli anni ’80 con ottimi risultati. Gardini ricorda Frizzi compagno di lavoro ma anche l’amico con il quale ha condiviso tanti momenti lietial di fuori delle scene.

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Ieri la Rai ha trasmesso vari spezzoni di spettacoli condotti da Frizzi fra cui anche momenti di Europa Europa insieme a lei. Chi era veramente Fabrizio?

Non credo di dover aggiungere nulla in più di ciò che stanno dicendo tutti. Fabrizio era una bellissima persona con cui era facile e piacevole lavorare. Quando abbiamo fatto Europa Europa eravamo giovani, parliamo di un programma andato in onda trent’anni fa. Diciamo che fummo intraprendenti perché accettammo una vera scommessa, quasi un azzardo. All’epoca infatti l’Europa non era minimamente percepita, ne facevano parte appena 12 paesi. Fu un’esperienza entusiasmante perché il programma andò in onda per tre edizioni, dal 1988 al 1990 e proprio a cavallo della caduta del muro di Berlino. Fummo fra i primi con Fabrizio ad arrivare a Berlino est dove Milva tenne un concerto emozionante. Badi bene che sia per me che per Fabrizio si trattava della prima esperienza del sabato sera. Io venivo da Domenica In, lui dalla tv dei ragazzi. C’era quindi un grande spirito di collaborazione”.

Cosa ricorda di quei momenti?

“Ricordo un particolare che sta a testimoniare come questa sua normalità che tutti gli riconoscono, poggiasse su valori tradizionali e concreti. Nonostante il successo del sabato sera, con la prima serata su Raiuno in diretta dal Teatro delle Vittorie vero tempio televisivo, non c’era domenica in cui rinunciasse ad andare a trovare la mamma. Era fidanzato con Rita Dalla Chiesa e ogni domenica andavano insieme a pranzo dalla madre cui era straordinariamente legato. Ha saputo mantenere ogni cosa al posto giusto, coniugando la notorietà con la difesa degli affetti più cari. Aveva dei valori in perfetto ordine, che ha sempre difeso e mantenuto sia nel momento di massimo successo che nei momenti di difficoltà”.

Difficoltà lavorative?

“Anche, soprattutto quando in Rai arrivarono i cosiddetti professori. Fu un momento traumatico per tutti. Io per esempio decisi di lasciare la tv e passare alle fiction. Anche con Frizzi questi professori pieni di presunzione non furono per niente teneri. Poi per fortuna, dopo aver fatto tanti danni, sono stati mandati via. Fabrizio non si è mai arreso mantenendo sempre questa scala dei valori nell’ordine giusto. E questo la gente lo ha capito. Fabrizio era un uomo degli affetti sinceri, la famiglia innanzitutto, poi le amicizie e la solidarietà, l’altruismo verso gli altri, la disponibilità verso chiunque avesse bisogno. Ha voluto molto bene alla mamma, dopo aver perso il papà da piccolo. Ha amato molto Rita e poi la sua seconda moglie, per non parlare della figlia. So che la sua più grande preoccupazione era di non riuscire a vincere la sfida con la malattia lasciandola sola, proprio lui che tanto aveva sofferto la scomparsa prematura del papà”.

Ha un ricordo in particolare da condividere?

“Lui aveva un grande rispetto per tutti. Quando era fidanzato con Rita il loro rapporto era molto tenero ma fatto anche di gelosia. Era talmente rispettoso di Rita che quando facevamo i servizi fotografici per lanciare il programma, rifiutava di assumere posizioni che in qualche modo potessero mostrare un contatto troppo stretto fra di noi e che avrebbe potuto dare fastidio a lei. Spesso i fotografi gli chiedevano di abbracciarmi più stretta ma non c’era modo di convincerlo. E’ bello ricordarlo in un mondo come quello di oggi che è senza limiti, dove c’è la corsa alla provocazione, dove uomini e donne si scambiano baci in diretta anche fra di loro per il solo gusto della trasgressione. Un comportamento come quello di Fabrizio oggi farebbe ridere ma a me invece consente di mantenere vivo il ricordo di un tenero amico. Poi erano indimenticabili i momenti in cui uscivamo tutti insieme, lui con Rita, Michele Guardì con la moglie, io con mio marito. C’era un grande affiatamento.  I miei impegni politici mi hanno portato a stare molto tempo a Bruxelles e poco a Roma, fatto questo che inevitabilmente non mi ha poi consentito di mantenere certe frequentazioni. Oggi devo dire che di fronte alla morte di Fabrizio sento quella mancanza di un rapporto più stretto che avrei voluto mantenere. Il problema sta proprio nel fatto che ce ne accorgiamo quando le persone non ci sono più. Allora ripensi a quanto ti sono state care e al tempo in più che magari avresti potuto trascorrere con loro”.

Oltre ad Europa Europa in quale altro programma Frizzi ha dato il meglio come artista?

” Sono tanti i programmi, ad iniziare da quelli per ragazzi per finire con i quiz. Lui sapeva comunicare bene, era adatto alla televisione e ai suoi meccanismi. Aveva doti di comunicazione eccezionali che sapeva accompagnare con la semplicità. Merito di una Rai di altri tempi che era davvero un servizio pubblico e formava i suoi presentatori con la massima professionalità. Una Rai che non ti mandava allo sbaraglio. Lui ha saputo poi aggiungere tanto del suo talento personale. Rispettava le regole ma sapeva anche andare oltre, sempre con la massima pacatezza e un grande stile e con la consapevolezza di dover legare con quel pubblico che tanto amava e dal quale era tanto ricambiato. Un pubblico che sapeva intrattenere e trascinare, anche alle volte mettendo un pò di goffaggine in quello che faceva, fino a trasformarsi in una specie di Jerry Lewis. Alla presentazione del Premio Fiuggi chiamò Andreotti Giuseppe invece di Giulio e capirà bene il gelo che cadde su di noi. Ma fu talmente abile nel trasformare quella gaffe clamorosa in un momento esilarante””.

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