‘Inferno di comunicazione’: Santo Padre smentire è dare due volte la notizia

Politica

Condividi!

Non esiste un Inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici…

La Sala Stampa vaticana ha smentito. Ma come la comunicazione insegna, la smentita è una notizia data due volte. E non solo: è la terza volta che Papa Francesco non si riconosce nelle parole riportate da Eugenio Scalfari. Quindi, non c’è due senza tre?

A questo punto, una riflessione va fatta. E mi rivolgo direttamente da comunicatrice al Santo Padre:
1) O è la conferma di una pericolosa superficialità, o è il solito gioco cui siamo tristemente abituati: si fa un’intervista forte (“l’inferno non esiste”) e subito dopo si smentisce, tanto va comunque in circuito, e produce degli effetti di discussione. E qui un’analisi sulle conseguenze desiderate è d’obbligo: quali effetti?. Mi riferisco ad una sorta di gioco delle parti che di solito fanno importanti giornalisti e interlocutori quando devono lanciare messaggi in codice, ad uso pure interno (l’uso interno dal punto di vista del papa potrebbe essere sparare sui soliti cattolici strambi e bigotti da bacchettare ciclicamente; dal punto di vista del fondatore di Repubblica, potrebbero essere gli atei indomiti e ultralaicisti che non vivono la sua “conversione”). Un’operazione concordata dunque, con un senso strategico?

LEGGI ANCHE LA NOTIZIA DIVULGATA DA SCALFARI 

2) Oppure ancora, si tratta della solita scientifica strumentalizzazione da parte di Scalfari, che da parecchio, come gran parte del mondo liberal e radical, tenta di tirare per la giacchetta il pensiero ritenuto “pauperista” di papa Francesco. Tenta di recuperare il suo cattolicesimo infilandolo in schemi razionali e intellettuali (progressisti).

A questo punto però sgorga spontaneo un invito al santo Padre. Se tutto ciò non è stato voluto (lo sconforto, la confusione, lo sgomento in ordine alle sue nuove dichiarazioni riprese da Scalfari), se il duetto non è stato pianificato a tavolino, la regola da seguire è che quando si parla con un giornalista si deve tener presente che si parla con un giornalista, che fa appunto, il suo mestiere. E la tentazione di rendere pubbliche (e magari manipolare) le conversazioni private è forte.
Ed è la terza volta che succede. Allora non si parla più con Scalfari (sbagliare è umano, perseverare è diabolico); altrimenti la misericordia, e l’atteggiamento compassionevole che deve essere riservato a tutti (meglio occuparsi dei poveri che della casta liberal), diventa sterile masochismo. Come poi, non collegare i tanti, troppi incidenti cui sta incorrendo recentemente la comunicazione del Pontefice? Si pensi, ad esempio, alla storia della lettere privata di papa Ratzinger pubblicata… Credo che sia arrivato il momento di organizzare meglio la governance della comunicazione del Santo Padre.
Il minimo che può accadere nella percezione dell’opinione pubblica è la confusione.
Una confusione che la Chiesa oggi non può e non deve permettersi.

Tagged