Il ritorno di Silvio, non molla ma barcolla?

Politica

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Silvio Berlusconi ha chiesto al tribunale di sorveglianza di Milano la riabilitazione, ovvero la cancellazione dalla fedina penale della condanna per frode fiscale inflittagli nell’agosto 2013 al termine del processo per i diritti tv.

La riabilitazione cancellerebbe anche gli effetti della legge Severino che prevede l’incandidabilità. Il 12 marzo scorso secondo quanto riporta il Corriere della Sera, l’istanza sarebbe stata depositata in cancelleria dagli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini. Il giudice potrebbe decidere entro due mesi.

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La riabilitazione servirebbe anche per accorciare i tempi previsti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo cui Berlusconi si è rivolto per ottenere analogo provvedimento, ma la cui decisione non arriverà certamente in tempi brevi. E poiché il rischio di elezioni anticipate è molto concreto, il leader forzista non ci sta ad aspettare una decisione che potrebbe arrivare entro il 2019 ma comunque non in tempo per potersi ricandidare in eventuali elezioni in autunno di quest’anno o nella primavera dell’anno prossimo.

L’articolo 179 del codice di procedura penale prevede che la riabilitazione possa venire concessa qualora il condannato “abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta”. Berlusconi ha a suo favore la decisione dello stesso tribunale di sorveglianza di Milano che decise di abbreviare la sua pena proprio per il suo positivo comportamento.

Premesso che Berlusconi ha tutto il diritto di chiedere la riabilitazione come qualsiasi cittadino, ciò che sorprende è il dato politico, ossia la convinzione che l’insuccesso di Forza Italia alle elezioni del 4 marzo con l’avvenuto sorpasso della Lega, sia stato determinato dalla sua assenza in campo. Ed in effetti basta ascoltare ciò che dicono diversi esponenti forzisti di più stretta osservanza, per rendersi conto di come questa convinzione sia considerata quasi una certezza. Ma è davvero così?

Eppure Berlusconi, pur non essendo candidato, è stato onnipresente sulle reti televisive durante la campagna elettorale e in tutti i telegiornali, promuovendo le sue ricette politiche e addirittura annunciando la nomina dei ministri di un ipotetico governo di centrodestra a guida Tajani, basato sulla convinzione di vincere la sfida con Salvini.

Salvini invece ha vinto, segno forse che il ciclo berlusconiano si sta comunque concludendo. E lo dimostrerebbe anche l’ostinazione con la quale l’ex Cavaliere sta cercando insistentemente di restare nel gioco, determinando le decisioni del centrodestra e tentando in tutti i modi di ritagliarsi ancora quel ruolo da regista che gli elettori del centrodestra gli hanno negato. E la partita dei presidenti delle Camere dimostra chiaramente che il regista del centrodestra oggi è senza ombra di dubbio Matteo Salvini.

Berlusconi dunque barcolla evidentemente sotto i colpi dell’ingombrante alleato, che pur tenendo salda l’alleanza di centrodestra per ovvie ragioni di opportunità politica ed elettorale, sta però cercando di depotenziarlo come dimostra la forzatura messa in atto per escudere Paolo Romani dai giochi per la presidenza del Senato , trovando peraltro sponda fra le fila degli azzurri.

Eppure Berlusconi ci crede, sogna ancora di giocare da leader e di riprendersi a pieno titolo l’egemonia della coalizione. E la riabilitazione, con la possibilità di tornare in campo in prima persona, dovrebbe essere il primo tassello di questa strategia. Ma quanti anche in Forza Italia sarebbero alla fine contenti di tornare al passato? Ossia all’epoca in cui Berlusconi decideva tutto in prima persona forte del principio che senza di lui il centrodestra non poteva vincere? Oggi non è più così. Berlusconi è sicuramente importante per il centrodestra ma non è più fondamentale per vincere, e alla fine questo potrebbe tornare utile a molti per aprire finalmente quella corsa alla successione dentro il partito che “Re Silvio” ha sempre ostacolato.

 

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