Terremoto L’Aquila, Boschi: “Italia è sempre a rischio, troppe sottovalutazioni”

Interviste

Nove anni fa il tragico terremoto de L’Aquila che distrusse la città. Il bilancio fu drammatico con 309 vittime, oltre 1.600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati. Nelle ultime ore inoltre sono state avvertite scosse anche forti in alcune zone del Centro Italia. Lo Speciale ne ha parlato con lo scienziato e geofisico Enzo Boschi con il quale ha cercato di capire quanto, il terremoto de L’Aquila, abbia contribuito a migliorare le politiche di prevenzione  e quanto di fronte a scosse più o meno forti si possa prevedere il rischio di nuovi violenti terremoti.

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Professore nelle ultime ore si è scatenato il panico. C’è chi denuncia scosse di terremoto anche forti nell’Italia centrale. Le risulta?

“Si, effettivamente ci sono delle scosse nella zona di Muccia in provincia di Macerata. Personalmente però non ho dettagli precisi, sarebbe il caso che si pronunciasse l’Istituto di vulcanologia. Si tratta comunque, da quello che so, di scosse piuttosto forti”.

Dunque pericolose?

“Le scosse di terremoto sono sempre pericolose”.

E’ possibile collegare gli eventi sismici ai cambiamenti climatici in corso?

“No, è sbagliato. Le scosse avvengono a nove-dieci chilometri di profondità della crosta terrestre dove i cambiamenti climatici non producono alcun effetto. A quelle profondità inoltre la temperatura è molto elevata, fino a sfiorare i 300-400 gradi, quindi qualsiasi cambiamento di temperatura in superficie non potrebbe influire in alcun modo”. 

Nove anni fa c’è stato il tragico terremoto de L’Aquila.  In questi anni è cambiata la politica della prevenzione?  C’è stata una evoluzione o si è rimasti allo stesso punto?

“Purtroppo non c’è politica della prevenzione. Se ne parla molto ma non mi pare finora sia stato fatto nulla. Non mi risulta siano state attuate opere di messa in sicurezza di edifici, scuole, strutture pubbliche. Se ci sono stati interventi, questi sono stati molto limitati e ristretti a casi specifici. C’è stato anche il progetto che si chiamava Casa Italia fatto dal Governo Renzi alcuni anni fa dopo le scosse del 2016 e il terremoto di Amatrice. Forse non sarò adeguatamente informato, ma non mi sembra abbia avuto grande seguito. Se ci sono state azioni non sono state certamente degne di nota. Diciamo che fino ad oggi tutti i terremoti che si sono verificati sono stati forti, ma non fortissimi. Venisse un terremoto come quello del 1980 in Irpinia, non so proprio dove lo Stato si metterebbe le mani. visto che non sarebbe forse nemmeno in grado di fronteggiare l’emergenza”. 

Come mai continua a mancare questa politica? Si è sempre detto che i terremoti non si possono prevedere ma sicuramente si possono prevenire i rischi.

“Manca una cultura della prevenzione, ma temo anche ci sia ancora una certa sottovalutazione dei rischi. Dopo il terremoto di Amatrice fui intervistato da Gianni Minoli e dissi che in tutti i paesi del Centro Italia distrutti dal sisma non si poteva ricostruire dove erano avvenute le devastazioni perché oltre al fatto che sarebbe costato troppo, non c’erano le condizioni di sicurezza. Sia l’allora premier Renzi che l’architetto Fuksas dissero che mi sbagliavo e che tutto sarebbe stato ricostruito esattamente dove stava prima. Invece ad Arquata del Tronto ed in altri paesini si è già deciso di non ricostruire più negli stess luoghi perché la cosa non avrebbe senso. Meno male che qualcuno comincia a capire”.

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