Il governo Di Maio-Salvini nasce al telefono: settimana decisiva

Politica

Questa sarà la settimana della telefonata tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Finalmente i due si parleranno direttamente. Saranno dunque i fili della cornetta ad unirli, in attesa, ovviamente, di un incontro fisico, reale, che dovrebbe comunque esserci (meglio prima che dopo).

Finora, infatti, i vincitori del 4 marzo si erano parlati via twitter, via post, oppure attraverso il marketing, la tattica, gli uffici stampa, i tg, le delegazioni e i loro collaboratori, spesso nel ruolo di guastatori per consentire loro poi, di mediare, passare per istituzionali e attenti alla governabilità (della serie, ce lo chiedono gli italiani).
Anche perché a tirare troppo la corda, alla fine si rompe e il ritorno al voto potrebbe essere dannoso sia per la Lega, sia per i 5Stelle.

Non c’è cosa peggiore per un movimento che si definisce o viene definito populista, tradire le aspettative, dopo averle efficacemente vellicate.
Una telefonata doverosa e a questo punto auspicata. Anche perché gli altri interlocutori stanno mettendo parecchi bastoni tra le ruote ai due.

Silvio Berlusconi pensa ancora, salvando capra e cavoli, ad un governo di centro-destra allargato al Pd (i perdenti che tornano vincenti), mediando sui contenuti: sarebbe l’edizione rovesciata del patto del Nazareno, o l’anteprima del “modello Macron” (un mega-contenitore liberale) che Renzi vorrebbe fare in prima persona e che, se lo facesse qualcuno altro, segnerebbe inesorabilmente la fine della stagione politica dell’ex sindaco di Firenze.
Giorgia Meloni, dal canto suo, ipotizza un governo di minoranza (Centro-destra e basta) che si va a cercare i singoli voti in parlamento, candidando Fratelli d’Italia a un estenuante, quanto fecondo, lavoro di mediazione tra Fi e Lega, per non sparire e riacquistare una mission degna di nota (alle urne è stata vampirizzata dal Carroccio). Sarebbe un lavoro interno (la coalizione) ed esterno (il reperimento di responsabili in Aula, circa 50), estremamente faticoso e penoso. E condannerebbe l’esecutivo ad essere quotidianamente ricattato dai veti incrociati.4

Luigi Di Maio, oscilla furbescamente tra Lega e Pd, giocando a rimpiattino come il gatto col topo. Intende sfilare Salvini da Silvio (sfasciando il centro-destra) e il Pd (Franceschini, Orlando ed Emiliano) da Renzi (sfasciando il Pd). Per lui la rivoluzione sarebbe questa, consentire ad esempio, alla Lega di essere “irrilevante” magari sui numeri, ma rilevante per cambiare la politica italiana, e consentire al Pd (se Salvini rifiutasse), di tornare in circuito per liberarsi dal passato e costruire il futuro (Seppelliamo l’ascia di guerra).

Ma la sensazione che si ha è che Salvini e Di Maio, alla fine, troveranno la quadra, con un premier terzo, indipendente, ma gradito alle due forze. Riflettiamo: una telefonata si fa e basta, non si annuncia urbi et orbi. Ergo, la comunicazione tra i due sarà tutto meno che informale.

Un governo Lega-5Stelle, forse con l’appoggio esterno del Pd o di Fi? Sarà il presidente della Repubblica a suggerirlo?
Oltre alla telefonata aspettiamoci pure un’altra sorpresa.

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