Orban, Becchi: “Vince democrazia senza liberalismo. Salvini si allinei”

Interviste

Vittoria di Orban, vittoria del sovranismo. Non ha dubbi il filosofo Paolo Becchi nel commentare con Lo Speciale la schiacciante vittoria in Ungheria del partito Fidesz del premier Viktor Orban. Becchi in particolare spiega perché è sbagliato parlare del premier ungherese come di un leader anti-democratico e di come con lui sia nato un nuovo concetto di democrazia. E rivolge un appello a Matteo Salvini, il cui successo elettorale a giudizio del filosofo, è stato reso possibile dallo stesso vento sovranista che in Ungheria ha fatto vincere Orban. A differenza però del leader di Budapest, il segretario del Carroccio in Italia rischia di fallire la propria missione.

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Orban ha stravinto le elezioni ungheresi. Lei ha parlato di trionfo del sovranismo. Un ulteriore tassello verso la sconfitta del globalismo?

“Il risultato di Orban è eccezionale e viene da ridere a pensare ai giornali italiani che avevano preconizzato una possibile sconfitta. Io conosco molto bene l’Ungheria perché ho dei rapporti di natura accademica, ci vado spesso e ho potuto constatare come Orban abbia davvero cambiato il Paese sotto ogni punto di vista. Ha saputo cavalcare molto bene lo spirito nazionalista che gli ungheresi hanno sempre avuto, come dimostra anche l’alta affluenza alle urne in netta controtendenza con il resta d’Europa. Certo, l’Ungheria è un piccolo paese, ma oggi i sovranisti di tutta Europa possono gioire perché a Budapest ha vinto il sovranismo, quello vero”.

Cosa le piace di Orban?

“E’ un leader molto diverso da quelli che abbiamo in Italia. Dicono che non sia democratico ma questa è una colossale fandonia visto che in Ungheria si va a votare e il popolo sceglie liberamente da chi vuole essere governato. La legge elettorale mi sembra anche una buona legge, che non è fatta per far vincere qualcuno a scapito degli altri. Orban ha vinto perché gode di un grande consenso che gli deriva dalle sue politiche di rigetto della Troika, dal suo manenere in piedi la sovranità monetaria. Non dimentichiamo poi che ha eliminato la disoccupazione con investimenti statali e con lo Stato che ha assunto un ruolo fondamentale nell’economia. Poi in Ungheria è stata applicata una forma di flat tax che ha prodotto risultati importanti, favorendo lo sviluppo delle imprese e l’incremento dei posti di lavoro”.

Nel leader ungherese è molto forte il richiamo all’identità cristiana della nazione con la riscoperta dei valori della tradizione distrutti dal mondialismo. Anche questo ha fatto la differenza?

“Certamente.  I principi della tradizione cristiana sono parte integrante della storia dell’Europa e dell’Occidente. Qui non si tratta di attaccare il principio della laicità dello Stato, ma prendere atto del fatto che il secolarismo non implica il rifiuto delle radici cristiane. Se si legge la costituzione svizzera si scopre che c’è anche il riferimento a Dio. Orban seppur in chiave anti- immigrazione e anti – islamica ha voluto ribadire che la costituzione ungherese ha radici nel cristianesimo. Ciò che invece non ha voluto fare l’Unione Europea. Poi altra cosa fondamentale è che a Budapest non c’è il liberalismo da noi invece dominante”.

In che senso?

“Nel senso che in Ungheria c’è una democrazia diversa dalla nostra e che rifiuta i dogmi del liberalismo. Ma questo non vuol dire che quella non è democrazia. E’ una forma democratica diversa. Non sta scritto da nessuna parte che la democrazia esista soltanto laddove regna la cultura liberale che domina l’Occidente”.

La vittoria di Orban in qualche modo ricalca quella del M5S e della Lega in Italia?

“Orban con il M5S non c’entra nulla, perché come ho spiegato più volte si tratta di un movimento ibrido. Oggi Di Maio ci dice di essere favorevole all’Europa e all’euro e domani potrebbe sostenere l’esatto contrario. I 5S vincono per questo, ma è chiaro che se vanno al governo non potranno più sostenere tutto e il contrario di tutto come hanno potuto fare fino ad oggi dai banchi dell’opposizione. E’ chiaro che in questa fase europeista di Di Maio, Orban non può che essere visto come un nemico. Salvo poter tornare amico domani. Diverso il discorso della Lega. Salvini è sovranista e credo debba guardare ad Orban sempre più chiaramente. La Meloni lo ha già fatto, andando in visita al leader ungherese durante la campagna elettorale per evidenziarne la continuità. Non vorrei che adesso Salvini, preso dalle trattative per la formazione del Governo, non colga a dovere l’aspetto straordinario rappresentato dal successo di Orban e non ne prenda esempio. Sarebbe un errore. Magari ci fosse stata in Italia una così netta vittoria sovranista”.

Un governo Lega-M5s a questo punto potrebbe favorire una svolta sovranista magari con un nuovo cambio di passo di Di Maio?

“Temo di no. Di fronte ad un M5S che si offre da una parte e dall’altra, dicendosi pronto ad allearsi con la Lega o con il Pd la situazione si è ingarbugliata ancora di più. Temo che il secondo giro di consultazioni non porterà a nulla di diverso dal primo. Siamo sempre allo stesso punto. Temo che in Italia questo teatrino rischi di vanificare il successo delle ultime elezioni e il desiderio di cambiamento degli italiani. Gli elettori rischiano di sentirsi presi in giro. A questo punto sarebbe molto più logico cambiare la legge elettorale e tornare presto a votare. Prendiamo esempio dall’Ungheria e smettiamola di perdere tempo con questo gioco delle alleanze che sta diventando sempre più stancante e offensivo”. 

 

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