Orban, parla Chiesa: “Europa oggi più debole. Qui la mutazione del M5S”

Interviste

Ungheria, schiacciante vittoria di Viktor Orban alle elezioni. Cosa cambia per l’Europa? Lo Speciale ne ha parlato col giornalista Giulietto Chiesa, esperto di scenari geopolitici. In Italia chi sono gli eredi di Orban? I 5Stelle che sembrano diventati il partito di riferimento degli imprenditori di Cernobbio, o la Lega di Salvini che continua a ricevere apprezzamenti da sinistra? Dopo Claudio Amendola che ha definito il segretario del Carroccio “il miglior leader degli ultimi trent’anni” adesso è il turno di Alba Parietti secondo la quale “Salvini fa quello che non fa più la sinistra”.

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Cosa cambia in Europa con il trionfo di Orban alle elezioni ungheresi?

Ci sarà un aggravamento della crisi europea. Se la maggioranza degli ungheresi ha scelto Orban nonostante le sue posizioni anti-europeiste, significa che si vuole un’aperta contrapposizione nei confronti di Bruxelles. Questo voto rappresenta un ulteriore passo avanti verso l’uscita dall’Europa, o quanto meno verso un inasprimento dei rapporti già critici fra l’Ungheria e la Ue”. 

Sempre più anti-europeisti e sempre più filo russi? Saranno così gli ungheresi nell’immediato futuro?

“No, l’allontanamento dall’Europa non vuol dire avvicinamento alla Russia. La questione ungherese è molto diversa da quella turca. L’intero schieramento delle alleanze occidentali sta subendo parecchi contraccolpi, ma questo non significa che ci sarà un cambio di alleanze. Ci si muove soltanto verso un indebolimento progressivo dell’Unione Europea. Se tre o quattro paesi si mettono ad oscillare sull’appartenenza all’Europa, la stabilità del quadro europeo ovviamente inizierà a vacillare”.

Sono possibili collegamenti fra la vittoria di Orban in Ungheria e il successo di Lega ed M5S in Italia. Sono figlie della stessa matrice sovranista?

Fanno parte sicuramente dello stesso processo. Da cinque o sei anni la geografia politica dei partiti europei sta cambiando. E’ chiaro che il filone è lo stesso che accomuna Francia, Ungheria, Slovacchia, Polonia. Un filone comune che nei vari paesi trova sbocco attraverso partiti e formule politiche diverse. Sono tutti fenomeni originati dalla ricerca di nuovi partiti, nella convinzione che i vecchi non siano più in condizione di garantire il tenore di vita della popolazione e dei ceti medi. Un processo che si sta verificando ovunque con la fiducia delle masse europee. Fenomeni nuovi come la Lega in Italia o Podemos in Spagna, che si muovono a destra o a sinistra, sono animati dallo stesso desiderio di avere partiti capaci di rovesciare i vecchi schemi della politica. Certamente anche il M5S rientra in questa logica”.

Intanto però il M5S sembra diventato il riferimento privilegiato degli imprenditori riuniti a Cernobbio. Siamo di fronte ad un trasformismo d’impresa?

“E’ evidente. Nel caso specifico italiano, il M5S per ottenere il risultato che ha avuto, ha dovuto cambiare natura nel corso dell’ultimo anno. Il movimento di oggi non ha più nulla in comune con quello delle origini. C’è stata una ritinteggiatura politica e propagandistica chiara. Oggi il M5S non è più un partito di alternativa radicale e sta cercando di sostituire il Pd nella guida del Paese. Per fare questo Di Maio ha dovuto dire di essere favorevole all’Europa, di non voler uscire dall’euro e di non toccare più gli aspetti strutturali. Oggi l’unico obiettivo sembra la conquista del Governo ma senza più una visione di rottura e di cambiamento come era nel passato. Quali saranno gli effetti sull’elettorato sarà tutto da vedere. Se il M5S non sarà in grado di offrire ricette concrete per risolvere la crisi è chiaro che l’ondata di delusione lo travolgerà. Stesso discorso vale anche per la Lega. Abbiamo davanti un inizio di terza repubblica fondato su un enorme e profondo buco nero. Non sappiamo come questi partiti sapranno dare risposte al problemi sociali e reggere la situazione politica nell’immediato futuro. Si stanno giocando il tutto e per tutto. Se falliranno la loro spinta propulsiva potrebbe esaurirsi prima del previsto”.

A proposito di Salvini. Come giudica gli apprezzamenti di personaggi notoriamente di sinistra? Prima delle elezioni il leader del Carroccio era bollato come razzista, ora dopo Amendola anche Alba Parietti ne parla come di un grande leader.

“Non mi pare che queste persone possano essere rappresentative di un target di sinistra. Per me di sinistra non hanno proprio niente. Non mi sembra il caso di commentare le loro dichiarazioni. Poi in Italia si sa, quando cambia il vento…”

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