Siria, l’analisi di Blondet: “Trump sotto scacco. Usa vogliono umiliare Putin”

Interviste

Guerra in Siria, parla a Lo Speciale lo scrittore Maurizio Blondet. La terza guerra mondiale sembra alle porte. Gli Usa sono decisi ad attaccare Assad per punirlo del presunto attacco chimico che secondo Trump il dittatore siriano avrebbe sferrato contro i ribelli a Duma. La Russia alleata storica e strategica di Damasco ha schierato le proprie unità a difesa della Siria in previsione di un attacco americano, supportato anche da Francia e Gran Bretagna. Anche la Cina sarebbe pronta a proteggere il regime di Assad schierando le proprie unità navali che operano nel Mediterraneo a supporto dei russi. Tutto può essere ancora evitato ma i tentativi dell’Onu di scongiurare un attacco sembrano destinati a fallire, complice anche l’opinione pubblica statunitense sempre più favorevole all’opzione militare e i problemi interni di Trump a rischio impeachment.

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Blondet, terza guerra mondiale inevitabile?

“Spero possa ancora essere evitata sinceramente ma se guardo alla storia ho ben poche speranze. Gli Stati Uniti quando vogliono entrare in guerra con una media potenza la mettono con le spalle al muro. La Russia militarmente non è così forte come possa sembrare. La sua economia è il 10% di quella statunitense. Siamo quindi in presenza di un piccolo paese che ha osato sfidare un gigante e gli americani devono dimostrare che a comandare sono loro. In pratica stanno tentando con la Russia ciò che fecero con il Giappone”.

Cioè?

“Prima della seconda guerra mondiale i giapponesi cercarono di far capire agli americani di essere disponibili ad abbandonare l’asse con la Germania a patto che fossero tolte le sanzioni che gli Usa gli avevano inflitto sul petrolio. Gli Usa risposero picche e i giapponesi alla fine attaccarono. Era quello che gli americani volevano per poi umiliarli come avvenuto con la bomba atomica. Ho l’impressione che stavolta faranno la stessa cosa”.

Quindi sarebbe tutta una strategia, una provocazione, quella dell’America?

“Credo proprio di sì. Sanno perfettamente gli americani che i russi sono economicamente indeboliti anche dalle sanzioni e pensano che alla fine non arriveranno mai ad attaccare le navi americane. Vogliono metterli con le spalle al muro e umiliarli”.

Però anche la Cina potrebbe enrtrare in gioco al fianco di Siria e Russia. Questo non potrebbe essere pericoloso per gli Usa?

“Certo, con l’entrata in gioco della Cina lo scenario potrebbe cambiare. Trump in questo momento è in preda ad una follia, gli stessi americani non capiscono cosa voglia fare il loro presidente e alla fine non lo sanno neanche i suoi generali. La verità è che Trump è sotto scacco. Badi bene che lui ha vinto le elezioni promettendo che non avrebbe più fatto guerre, ma oggi è costretto a fare la guerra per uscire dalla situazione di oggettiva difficoltà in cui si sta trovando”.

Si riferisce alle inchieste in corso su di lui che hanno portato nelle ultime ore alla perquisizione dello studio del suo avvocato da parte dell’Fbi?

Esattamente. Trump deve scatenare la guerra per compattare gli americani intorno alla sua leadership, riacquistando una forte legittimazione interna e al tempo stesso deve dimostrare di non essere filo-russo come gli rimproverano i suoi avversari. La stessa cosa vale per Macron che sta mandano le navi in Siria perché si ritrova degli scioperi generali spaventosi. Spero che come avvenuto per Sarkozy  anche lui alla fine venga punito per questo. Ma la cosa vergognosa in tutta questa vicenda è la complicità dei media nel raccontare un’unica verità”.

Quale?

“La Siria è un paese martoriato dal 2011, con milioni di morti ma fino ad oggi ce ne siamo fregati. Scopriamo oggi che c’è la guerra perché dobbiamo andare dietro alla propaganda americana e affermare che c’è un dittatore da abbattere. Ma il gioco può diventare pericoloso. L’obiettivo alla fine è colpire Putin e distruggere tutto ciò che la Russia rappresenta. Un Paese cristiano, dove esistono valori incompatibili con il modello liberale e liberista statunitense. Il problema è che alla fine l’Italia sta nella Nato e se scoppierà una guerra ci travolgerà. Siamo amici della Russia ma poi approviamo le sanzioni contro Mosca dell’Unione Europea. La nostra politica estera è sempre oscillante ma alla fine ci siamo sempre trovati costretti a seguire gli americani e il resto dell’Europa anche quando non ci conveniva come con la Libia. In una parola, siamo sempre badogliani”. 

 

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