Siria, CasaPound: “Trump frustrato. Da Salvini e 5s ora forte azione parlamentare”

Interviste

Sale la tensione in Siria fra americani e russi mentre in Italia si infiamma il dibattito parlamentare. Parla a Lo Speciale Simone Di Stefano vicepresidente di Casapound. Ieri il presidente Usa Donald Trump ha twittato le minacce all’indirizzo di Putin. “La Russia giura di abbattere tutti i missili sparati sulla Siria. Preparati Russia perché arriveranno, belli e nuovi e ‘intelligenti!’ Non dovresti essere alleata di un animale che si diverte a uccidere il suo popolo!”. Da Mosca ribattono che il vero intento degli Usa è cancellare le tracce di quanto realmente accaduto a Duma, per poter continuare ad addossare le colpe dell’attacco chimico ad Assad. E aggiungono: “Dovreste bombardare i terroristi, non il governo legittimo che li combatte”. Una guerra di dichiarazioni che sembra preludere ad uno scenario irreparabile. Ma se Trump dà per scontato l’attacco, fonti del Pentagono sembrano lasciar intendere che nulla sarebbe in realtà ancora deciso.

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Russia e Siria si stanno organizzando per respingere un possibile attacco americano. Gli Usa hanno mosso il cacciatorpediniere Donald Cook della classe Arleigh Burke con 60 missili Tomahawk a bordo, verso il porto di Tartous dove Mosca ha le sue forze navali. La terza guerra mondiale è alle porte?

Assurdo scatenare la guerra contro la Siria e in particolare contro il presidente Assad che ha vinto la guerra contro l’Isis insieme ai russi. Guarda caso ora che la situazione si sta normalizzando spunta fuori la notizia dell’attacco chimico che viene addossato al regime di Damasco, il tutto senza uno straccio di prova. La verità è che a Damasco si rischia di scoprire che non c’è affatto quel regime criminale che viene rappresentato sistematicamente, è vero invece che l’Occidente sta cercando ogni pretesto utile per far fuori Assad?”.

Però tutti i media riferiscono di notizie e report che confermerebbero le responsabilità dirette del dittatore siriano nell’utilizzo dei gas. 

“E’ ovvio, sarebbe strano il contrario. Da anni i media occidentali portano avanti questa strategia per poi trascinarsi dietro il mondo politico e alla fine portare all’attacco. Un copione che del resto abbiamo già visto con l’Iraq. Negli ultimi anni però grazie ai social l’informazione si è fatta più libera e fortunatamente riusciamo anche a conoscere altre verità. E’ anche per questo che da più parti si sta cercando di mettere il bavaglio ai social. Ricordiamo tutti l’ex segretario di stato americano Colin Powell con la boccetta di antrace in mano, ma dovremmo ricordare anche le scuse di Tony Blair al popolo britannico per averlo trascinato nella guerra all’Iraq fidandosi di prove che in realtà non ci sarebbero state. L’unica cosa che mi fa ben sperare è che ieri in Parlamento tutto il centrodestra si è schierato contro un eventuale attacco alla Siria e la stessa cosa hanno fatto anche diversi parlamentari del M5S”.

Minacciare via twitter come sta facendo Trump non è un po’ singolare? Che strategia è questa? Un attacco militare se si deve fare si fa, che senso ha annunciarlo via social ogni giorno?

“Temo che Trump sia un po’ frustrato perché in genere su twitter si postano gli sfoghi delle persone, specie quando non riescono a realizzare ciò che vorrebbero. Forse è proprio la dimostrazione di come il presidente Usa sia tirato per la giacchetta e alla fine non sappia che fare”.

C’è chi ritiene Trump sotto ricatto. Contro di lui si starebbero cercando le prove per chiedere l’impeachment e l’Fbi ha perquisito negli ultimi giorni lo studio del suo avvocato. Il presidente Usa insomma sarebbe costretto alla guerra per salvarsi da un’incriminazione sempre più probabile. E’ possibile?

“Trump deve sviare l’attenzione dai suoi guai giudiziari, ma deve anche tenere buoni quei poteri forti che vogliono l’intervento militare in Siria per proseguire la politica americana di espansione e accerchiamento nei confronti della Russia. Probabilmente Trump non vorrebbe tutto questo ma di fatto è circondato e travolto da un sistema più grande di lui. Il suo problema è di aver vinto le elezioni da solo contro tutti, ma il sistema Usa è concepito in modo tale che il potere non possa essere incentrato nelle mani di una sola persona. Ci sono poteri davvero troppo forti cui il presidente non può sottrarsi”.

Dalla base di Sigonella  si sono alzati due aerei militari Boeing P-8A Poseidon della Us Navy diretti in Siria. In un certo senso l’Italia sarebbe già dentro una possibile guerra. Come gestire un’emergenza di tale portata nel momento in cui non c’è un governo legittimato dal voto popolare?

“E’ vero, non c’è un governo e questo è sicuramente un problema. Ma non dimentichiamo che la nostra è una repubblica parlamentare e il Parlamento è espressione del voto popolare. Mi pare evidente che sulla base dei rapporti di forza la maggioranza degli italiani è contraria ad un intervento militare in Siria. Matteo Salvini e il centrodestra devono far valere il loro peso parlamentare e far capire al governo Gentiloni che non deve coinvolgere il nostro Paese in una guerra assurda, impedendo anche l’utilizzo delle nostre basi aeree. Sono convinto che si possano ottenere risultati anche con una forte ed efficace azione parlamentare che spero il centrodestra, e magari anche parte del M5S, vogliano mettere in campo”.

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