Rivolta donne dem, Puppato: “Abbiamo fallito. Pd torni democratico”

Interviste

Donne dem in rivolta contro la dirigenza Pd. Parla a Lo Speciale la senatrice Laura Puppato una delle firmatarie del documento, dirigente del partito nel Veneto e candidata alla leadership del centrosinistra alle primarie del movembre 2012. Le donne del Pd hanno espresso profonda amarezza per il fatto che nella nuova legislatura tanto il centrodestra che il M5S hanno un numero di presenze femminili in Parlamento superiore a quello dei dem che pure avevano fatto della parità di genere un cavallo di battaglia. Poi la doccia fredda dell’esclusione di donne dai vertici dei gruppi parlamentari. Insomma, sembrano esserci tutti gli elementi per far gridare al maschilismo.

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Senatrice, perché questo documento? Vi sentite tradite o cosa?

“Iniziamo con il dire che non si tratta di un’iniziativa nata dal malcontento di alcune di noi di non essere state rielette. Non è affatto così, e lo dimostra il fatto che fra le firmatarie ci sono sia parlamentari rielette che altre mie colleghe che hanno addirittura scelto di non essere ricandidate. La nostra vuole essere un’iniziativa politica, critica certamente, ma altrettanto costruttiva”.

Però il tono è quello di una profonda delusione. Ripeto, vi siete sentite tradite?

“Certamente l’iniziativa era nata con l’intento di mettere in rilievo un problema molto serio che un partito che si chiama democratico non può certamente ignorare. Sia con il Porcellum che con il Rosattelum la nostra principale caratteristica è stata sempre quella di avere un meccanismo che garantiva, attraverso le primarie, la giusta rappresentanza ai territori e alla società civile. Un meccanismo che almeno per il 50-70% incideva positivamente sulla rappresentanza. A questo si accompagnava anche l’alternanza di genere nella composizione delle liste, in un Paese come il nostro dove le discriminazioni contro il mondo femminile sono purtroppo ancora tante. Questo appello di rottura rispetto ai meccanismi messi in atto dalla segreteria nell’ultimo periodo, sta raccogliendo grandi adesioni al punto che abbiamo oggi la certezza che da questa forte critica possa nascere un dibattito davvero utile a rilanciare il partito, riportandolo in sintonia con il Paese”

E come?

“Rimettendo per esempio al centro dei nostri programmi il superamento delle discriminazioni di genere e l’attuazione di politiche di aperto sostegno alle donne, alle madri, alle lavoratrici. Il tutto nell’ambito di una riscoperta delle politiche ambientali, del tema della pace oggi di forte attualità di fronte alla crisi siriana, la riproposizione di forti tematiche sociali. Tutti obiettivi che con questa nostra proposta intendiamo riportare centrali”.  

Però sinceramente, che effetto le ha fatto vedere il M5S che ha scelto una donna capogruppo alla Camera, Forza Italia che ne ha volute due alla guida di entrambi i gruppi parlamentari, il centrodestra che fa eleggere la prima donna alla seconda carica dello Stato, mentre il Pd vede al momento soltanto uomini in tutte le posizioni di vertice?

Certamente questa cosa mi ha ferito, inutile nasconderlo, però contemporaneamente mi ha fatto anche piacere. Mi piace vedere il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. E l’aspetto positivo di questa vicenda è che siamo stati proprio noi a contaminare il mondo politico con il nostro grande lavoro sul tema femminile. Ci siamo accorti però di aver contaminato positivamente gli altri restando indietro noi. Abbiamo lavorato all’esterno e non abbiamo capito che forse dovevamo lavorare di più in casa nostra. La democrazia, come ci ricordano grandi figure femminili come Lina Merlin e Tina Anselmi si deve conquistare ogni giorno. Dobbiamo essere protagonisti, ma al tempo stesso controllori di noi stessi. Ecco, credo che prima ancora che lavorare sulla ricerca di un leader sia importante ripartire dagli obiettivi e dalle priorità, in primo luogo dalla lotta a tutte le discriminazioni”. 

Intanto però il Pd sembra avere poche idee e pure confuse. Nell’immediato c’è da decidere la posizione da assumere sul governo. Si sente più in sintonia con la linea dell’opposizione senza se e senza ma, o con chi ritiene che si debba comunque rispondere alle richieste di incontro e di dialogo per la ricerca di un possibile compromesso?”

“Trovo davvero difficile poter dialogare con chi in tutti questi anni si è contrapposto in modo pregiudiziale e populistico contro tutte le politiche che il Pd ha messo in campo, rifiutando sistematicamente qualsiasi forma di dialogo e collaborazione. E trovo anche assurdo un Di Maio che arriva a sostenere che dialogare con il Pd e con la Lega sia la stessa cosa. Questo è inaccettabile perché Pd e Lega sono agli antipodi sotto ogni punto di vista soprattutto sul modello di società che intendiamo proporre. Capisce bene quanto sia difficile poter intavolare discorsi con chi è soltanto interessato ad andare al governo ed è pronto ad andarci con chiunque, all’insegna del più sfacciato trasformismo. La verità è che il populismo si è rivelato utile per vincere le elezioni, ma oggi sta mostrando tutti i suoi limiti e il suo fallimento nel proporre soluzioni di governo. Sta ai vincitori risolvere la crisi che loro stessi, con la loro propaganda, hanno provocato. A meno che non siano in grado di proporre un programma davvero trasversale e un percorso fatto di ricette strategiche per il Paese, anche poche, da condividere insieme. Ma vedo questa ipotesi molto difficile”.

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