EDITORIALE – Missili in Siria. La fiction, le fake e la verità

Politica

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Missili in Siria: un po’ di fiction, un pizzico di  fake e la verità. Nell’attacco anti-Assad, sferrato dal nuovo asse Usa-Francia-Inghilterra, con Italia e Germania in secondissimo piano, c’è molto che non quadra. L’unica cosa certa è che la corda a forza di essere tirata, rischia di spezzarsi, e gli effetti potrebbero essere terrificanti. Vediamo di entrare nel dettaglio di una guerra annunciata.

1) Modalità: innanzitutto per decifrare il bombardamento sulla Siria, sui luoghi cosiddetti strategici, c’è un’avvertenza da seguire: nulla è come sembra, e c’è sempre un’altra verità dietro le versioni ufficiali, dietro le patetiche dichiarazioni mediatiche;
2) Comunicazione: è desolante e inquietante far passare il concetto, ancora una volta, di guerra giusta, giustificata, legittima. Come se ci fosse una guerra giusta e una sbagliata. Ovviamente, quella dei dittatori, per definizione, è sbagliata, quella democratica, per definizione, è giusta. Ci risiamo dunque (come in Iraq, in Kosovo), col termine “polizia etica”, “poliziotto internazionale democratico”, che si mobilita religiosamente per impedire i gas contro i bambini (ma come mai non si interviene militarmente in zone del mondo dove queste stragi avvengono ugualmente? Forse perché non ci sono le fonti energetiche? O perché non è funzionale alla geopolitica?). La nuova Santa Alleanza (Usa-Inghilterra-Francia), da sabato, parla di guerra-spot, avvertimento, che poi è l’ultima declinazione dell’intervento umanitario. Una cosa ridicola;
3) In effetti, sembra di stare dentro un gioco virtuale, una play station: io ti bombardo, con missili belli e nuovi, te li descrivo, ti avverto, ti dico il luogo e ti dico pure che ho ridotto al minimo le conseguenze sulla popolazione civile. Questo è il lessico tra Trump e Putin, una strana accelerazione della violenza, dopo che il presidente americano aveva manifestato l’intenzione di incontrare il suo corrispettivo di Mosca. E uguali sono i comunicati stampa letti urbi et orbi dalla May e da Macron, con una singolare e meccanica sincronia. Come se tutti i leader beneficiassero o si avvalessero dello stesso spin doctor;
4) Di solito una guerra serve a qualcosa. Questo intervento lampo di sabato notte, a cosa è servito? A far cadere Assad? No, gli stessi protagonisti hanno negato questo obiettivo. A mandar via i russi? No, e allora?
5) Il pretesto, come è noto, l’urgenza e la necessità di evitare altri massacri col gas, che, tra l’altro, nessuno ha provato. Anzi, l’intervento è stato deciso, guarda caso, senza attendere i risultati della commissione Onu che ha raggiunto la Siria. Non è la sindrome irachena che torna? Anche allora nessuno provò l’uso di armi nucleari, chimiche, eppure il tiranno Saddam Hussein fu disarcionato, e dal suo crollo nacque l’Isis, che ha creato non pochi problemi al mondo e in quell’area;
6) L’unica certezza è il tentativo di far innervosire Putin, ricreare le condizioni per una nuova guerra fredda e le nuove sanzioni contro Mosca annunciate da Trump.

La verità è che gli americani non hanno una strategia degna del nome, né una visione di politica internazionale. Stanno sganciandosi dal Medio Oriente e questa prova di forza è servita unicamente a dimostrare di essere l’impero del bene senza rivali. Né è pensabile che Putin, che si sta rivelando un grande statista (basti solo confrontare la differenza tra le sue dichiarazioni dopo il blitz, e quelle dei suoi rivali), abbandonerà Assad, perdendo l’unico sbocco nel Mediterraneo.

Naturalmente l’Italia non c’è, non esiste, è famosa soltanto per il suo disimpegno e per la sua debolezza storica (si veda il teorema-Gentiloni dell’intervento “circoscritto” e “irripetibile”). Una comunicazione comica mentre Macron sta cercando di ritagliarsi un ruolo di primo attore in Europa. Sarebbe lui il regista dell’operazione di sabato notte, e avrebbe convinto Trump a restare in Siria con altri attacchi militari.
Il caos e le fake regnano sovrani.

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