Barilla: no a grano canadese. Esulta De Bonis (M5S): “Merito di GranoSalus”

Interviste

Barilla ha annunciato che rinuncia al grano canadese e l’associazione GranoSalus, tramite il presidente Saverio De Bonis, oggi senatore del Movimento 5Stelle, esulta. Barilla ha spiegato in una nota: “Abbiamo di recente aggiornato i parametri qualitativi per questa materia prima strategica e dall’anno scorso chiediamo ai produttori di grano duro di tutti i Paesi di non usare il glifosato prima del raccolto e di garantire che eventuali valori di residui siano inferiori al limite di rilevazione. Il grano del Canada non rispetta questi nuovi limiti stringenti, seppure siano ben al di sotto di quelli di sicurezza”.

Intervistato da Lo Speciale, De Bonis ricorda a tutti che la battaglia è stata condotta e vinta da GranoSalus, una sfida culturale ed economica che lui stesso porterà avanti in Parlamento.

LEGGI SU LO SPECIALE LA BATTAGLIA DI  GRANOSALUS

Barilla non acquisterà più il grano dai produttori canadesi. Una vostra vittoria?

“Sicuramente si tratta di un risultato che ci aspettavamo e che era nell’aria da tempo. E’ stata decisiva l’azione che GranoSalus ha svolto in questi anni attraverso le analisi e le informazioni ai consumatori. Un’azione politica condotta al di fuori delle istituzioni, che ha convinto i consumatori a rivedere i meccanismi di scelta dei prodotti, puntando sull’eccellenza. Se fino a ieri la qualità era intesa come resistenza alla cottura rispetto al sapore o al colore della pasta, oggi nel mercato si è imposto un nuovo concetto declinato sotto il profilo tossicologico. Il merito di questa grande virata nel mercato è di GranoSalus, che oltre a sostituirsi agli organismi pubblici nel controllo dei prodotti finiti, è riuscita ad inculcare attraverso una serie di dibattiti scientifici, le prove evidenti di danni alla salute per colpa del glisofato e l’importanza dei regimi tossicologici. Tutto questo lo avevamo pronosticato già due anni fa quando abbiamo iniziato la battaglia sul grano che oggi vede premiati i nostri sforzi”.

DE BONIS SAVERIO

Come valutare questa decisione comunque presa a seguito di forti polemiche con la vostra Associazione?

“Una decisione determinata dal mercato. Quando si riducono le vendite di pasta è evidente che le aziende si trovano a dover riconsiderare i sistemi e le strategie di approvvigionamento della materia prima. Un competitor come Barilla se prende una simile decisione lancia senza dubbio un messaggio forte e un grande segnale all’intero settore della pasta. Ci sono altri produttori che dovrebbero fare tesoro dell’esempio di Barilla e inseguirla sullo stesso terreno di gioco. Dovranno garantire ai consumatori prodotti sempre più qualitativamente sicuri dal punto di vista della salute. Noi continueremo ad essere vigili su questo nuovo scenario che si sta aprendo, e che non potrà che avvantaggiare la materia prima nazionale esente da contaminanti. Sta nascendo una nuova concezione del made in Italy”.

Inizia dunque una nuova politica per il grano in Italia?

Inizia una nuova stagione per l’agricoltura italiana. Il grano è soltanto la prima tappa di questo processo che dovrà garantire il rilancio dell’intero comparto agricolo in Italia e nel Mezzogiorno con tutti i suoi prodotti. Dopo il grano ci sono l’olio, i pomodori ecc. La pastasciutta è fatta di tanti ingredienti che vanno tutelati complessivamente affinché i consumatori siano garantiti in maniera assoluta con i limiti che dovranno essere di carattere biologico e non economico”. 

Lei oggi è senatore di un partito come il M5S che in Parlamento può contare su una nutrita rappresentanza. Come pensa di portare avanti le battaglie di GranoSalus?

“Cercheremo di ufficializzare e istituzionalizzare il rapporto fra produttore e consumatore. L’operazione che abbiamo messo in campo si è rivelata innovativa sia per il mercato italiano che per quello europeo.  Non esistono associazioni che mettono insieme produttori e consumatori, perché questi sono gli anelli deboli della catena alimentare. Quindi sarà necessario capovolgere il principio, trasformandoli negli anelli fondamentali da garantire e proteggere. Gli anelli cosiddetti intermedi dovranno svolgere una funzione di servizio, supporto e collaborazione nell’offrire un processo di trasformazione, ma non dovranno più essere leader incontrastati della catena del valore. Una catena che va riequilibrata per ridistribuire i redditi lungo la filiera. Questo è uno dei principali temi che porterò avanti”.

Nel M5S pensa di trovare un aiuto concreto su queste battaglie?

“Certamente. In Italia non c’erano strumenti di valutazione dei prezzi all’origine. Proprio grazie ai 5Stelle nella scorsa legislatura è stata approvata una legge che renderà possibile per ogni filiera aumentare il processo di trasparenza. Attraverso questo percorso saranno gli stessi produttori a definire tramite una serie di criteri economici relativi alla produzione, alla distribuzione, al consumo e ad altri elementi, le previsioni di prezzo dei propri prodotti. L’agricoltura è l’unico settore in cui i prezzi vengono determinati dagli acquirenti e non dai venditori. La battaglia mia e del M5S sarà quella di restituire sovranità e centralità ai produttori italiani che sono fanalino di coda in Europa in fatto di redditi. La nostra agricoltura risente di questa crisi proprio perché c’è stato un vistoso calo dei prezzi. Ovvio che accanto a queste attività sarà anche necessario dotare le etichette di maggiori informazioni che possano soddisfarci, non soltanto nel conoscere l’origine del prodotto, ma anche nel veder indicati i tenori di residui presenti all’interno degli alimenti. In questo modo riusciremo a concepire una sorta di Piano Marshall a costo zero per rilanciare l’agricoltura del Mezzogiorno”. 

 

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