Mandato a Casellati, Geloni: “Cdx e Pd si spaccheranno”

Interviste

Mandato esplorativo al presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Lo Speciale ne ha parlato con la giornalista Chiara Geloni responsabile del sito di Mdp. Il presidente Sergio Mattarella ha incaricato la Casellati di esplorare la possibilità di un governo centrodestra-M5S. Non sarà però un’espòorazione di lunga durata, perché il presidente del Senato dovrà riferire al Capo dello Stato già nella giornata di venerdì. Due giorni dunque per tentare ciò che ad oggi sembra impossibile: far cadere le pregiudiziali anti-berlusconiane dei 5Stelle e convincere Berlusconi e Forza Italia ad accettare i grillini nel governo. Altro scoglio che appare insormontabile la decisione dei 5S di non accettare nessun altro premier al di fuori di Luigi di Maio. Insomma, se tutto va bene, la Casellati dovrà fare un miracolo.

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Mandato esplorativo alla Casellati. Due giorni per non concludere nulla? L’esito sembrerebbe già scontato?

“Il mandato esplorativo non è un vero e proprio incarico di governo quindi l’intenzione di Mattarella è quella di esplorare, più di quanto abbia già fatto lui, la possibilità di formare un governo centrodestra-M5S. Ciò non significa che il premier sarà la stessa Casellati. Poi quello che accadrà è tutto da vedere”.

Il mandato della Casellati sembra rivolto soltanto in direzione di un accordo centrodestra-M5S. Sono comunque da escludere al momento altri possibli sbocchi o ipotesi di alleanze da questa indagine esplorativa?

“Al momento quello di un accordo centrodestra-M5s mi pare il principale orizzonte. Poi è chiaro che se si prenderà atto dell’impossibilità di ricorrere a questa formula di governo si dovranno tentare altre strade. Le evoluzioni della politica possono riservare sorprese. Non è escluso che dal mandato esplorativo della Casellati possano poi scaturire altre ipotesi. Al momento siamo ancora in una fase di decantazione e di interpretazione del risultato elettorale”.

La Casellati è considerata una berlusconiana della prima ora. Non è un po’ azzardato affidare proprio a lei il mandato esplorativo nel momento in cui i 5S dicono di non voler avere nulla a che fare con Berlusconi e Forza Italia?

“Penso sia prematuro esplorare prospettive diverse da quelle di un accordo fra i due cosiddetti vincitori. Quindi alla fine non sarebbe cambiato nulla se al posto della Casellati fosse stato incaricato Fico. Credo che sia stata scelta lei più che per l’appartenenza politica, per il fatto che gerarchicamente il suo ruolo è il primo dopo quello del Presidente della Repubblica”.

Se l’operazione Casellati dovesse fallire, a quel punto il Pd potrebbe decidere di rientrare in gioco? Fra i dem stanno prendendo corpo posizioni dialoganti seppur improntate alla massima prudenza e diffidenza. Esiste questa prospettiva?

“Qualcuno nel Pd si sta rendendo conto che sarà impossibile tenere unito il partito su qualsiasi posizione. Il rinvio dell’assemblea non a caso sta a dimostrare la chiara difficoltà di individuare una candidatura unitaria per la segreteria. Resta aperta la questione di come il Pd si dovrà comportare in merito alle evoluzioni politiche in atto. Fra i dem c’è un forte imbarazzo, finora ben nascosto con la scelta di un’opposizione senza se e senza ma verso qualsiasi soluzione. Oltre ad essere contro la cultura del Pd, questa posizione inizia però a mostrare delle crepe e una oggettiva difficoltà a mantenerla”.

Crepe che vanno lette in un’ottica anti-renziana da parte di chi vuole un dialogo con i 5S o piuttosto nell’ottica di Renzi verso il centrodestra?

“Renzi con le sue dimissioni fake sta cercando di rimanere a capo dei processi del partito. Sa perfettamente che la sua linea, quella che gli viene naturale, di non prendersi nessuna responsabilità cercando di guadagnare su una posizione di comoda opposizione, comincia a vacillare e a reggere con difficoltà. Alla fine cercherà di allinearsi alla posizione che si rivelerà più forte. Il suo istinto però è quello di restare fuori dai giochi e garantirsi una rendita di posizione sui problemi degli altri. Il fatto è che l’ alleanza fra centrodestra ed M5S che dovrebbe garantirgli questa posizione non nasce, e per il Pd si sta aprendo sempre di più la necessità di assumere comunque delle decisioni”.

Le ipotesi di governo in campo sono varie, così come le possibili alleanze, tutte però piene di ostacoli e contraddizioni. A questo punto c’è da scommettere ancora sulla nascita di un esecutivo o si fa altamente probabile il ritorno alle urne?

“Io scommetterei su un governo breve, su una soluzione a carattere transitorio e non di lunghissima prospettiva frutto di un compromesso utile a stemperare il clima politico. Non sarà guidato da nessuno dei leader cosiddetti vincitori. Le prospettive possono essere varie, credo ancora nella possibilità di un accordo Lega-M5s, senza escludere però un’alleanza fra 5S e sinistra. I contraenti di questo eventuale patto non credo riusciranno comunque a restare uniti come partiti o coalizioni. Non resterà unito il centrodestra e difficilmente resterà unito il Pd”. 

 

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