M5s, ecco i punti di convergenza con Lega e Pd dei programmi

Politica

C’è qualcosa che potrebbe unire, ma solo per  dare un governo al paese, M5s con Lega o con il Pd. Ed è, in estrema sintesi, il sostegno a… giovani, famiglia, sicurezza. Oltre che la riforma del sistema fiscale.

Potrebbero essere questi i punti di convergenza dei programmi, questo almeno secondo la relazione che il professor Giacinto Della Cananea ha sottoposto a Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi lo aveva incaricato di esaminare i programmi dei due partiti cui M5S proponeva il “contratto” di governo.

Un contratto, spiega Di Maio sul ‘blog delle stelle’ che “prevede naturalmente dei vincoli politici per impedire ad una delle parti contraenti di ignorare l’accordo mettendo a rischio la tenuta del Governo. È previsto un comitato di conciliazione nominato dalle parti con lo scopo di ricomporre le eventuali divergenze e una verifica sull’avanzamento dei lavori a metà della legislatura appena iniziata, così da garantire ai cittadini piena trasparenza sull’azione di governo”.

Punto fondamentale: l’urgenza condivisa di una riforma del sistema fiscale. “C’è un dato di comune constatazione che in Italia il rapporto tra i cittadini e il fisco e vissuto dai primi come il retaggio d’un antico regime, non tanto e non solo per l’alto livello complessivo dell’imposizione, quanto per le modalità con cui essa viene gestita. Esse sono al centro dei programmi delle forze politiche, sia di quelle che si sono alternate nel governo del Paese, sia di quelle che da minor tempo sono presenti in Parlamento.Alcuni di quei programmi, anzi, prendono le mosse proprio dalla questione fiscale o dedicano a essa un’attenzione assai maggiore rispetto a quella riservata ad altri temi”. I modi, però, rimangono piuttosto differenti: bisognerà scegliere se prendere la strada del centrodestra o quella del centrosinistra.

Secondo il documento di Della Cananea, “tutti i programmi politici considerati mostrano la chiara consapevolezza che l’Italia è uno dei Paesi europei in cui è più difficile costituire e mantenere una famiglia, studiare in un luogo diverso da quello in cui si risiede, qualora si sia privi dei necessari mezzi, e accedere al mercato del lavoro. E non è privo d’importanza che quei programmi politici non si limitino a ribadire genericamente l’importanza della famiglia, ma ritengano ineludibili misure volte a prevenire e punire tutte le forme di violenza contro le donne e i bambini, a rafforzare il sostegno finanziario, a favorire, mediante una migliore organizzazione del lavoro, la possibilità di combinare il lavoro e le responsabilità familiari”.

Poi c’è la questione territoriale, quella del Mezzogiorno insomma: “Allo stesso modo, tutti i programmi politici enunciano l’obiettivo di eliminare gli squilibri territoriali. E costituisce un fatto nuovo e politicamente significativo che anche la forza politica che per un non breve periodo di tempo ha dedicato attenzione soprattutto a una parte del territorio, adesso mostri di volersi occupare del tutto, anziche d’una parte. Questa diversa impostazione può trovare risposta politica nella presentazione di disegni e proposte di legge condivisi con le altre forze politiche, sicché non e irragionevole ipotizzare che, per problemi che da tempo non hanno avuto risposta adeguata, si possa provvedere in tempi medi, se non brevi”.

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