Alfie, Adinolfi (PdF): “Cultura massonica e nord-europea si accanisce su fragilità”

Interviste

Alfie Evans il bimbo di due anni affetto da una grave malattia neurodegenerativa respira ancora, nonostante da 11 ore gli sia stato staccato il ventilatore artificiale che lo teneva in vita. I medici per impedire che muoia di fame e di sete avrebbero anche ripreso a nutrirlo per idratazione. Per Mario Adinolfi leader del Popolo della Famiglia intervistato da Lo Speciale è la prova che l’idratazione non può essere equipratata all’accanimento terapeutico. Eppure in Italia quando si è discussa la legge sul fine vita non sono stati pochi a sostenere che fra i trattamenti che il malato terminale aveva il diritto di rifiutare dovesse rientrare anche l’idratazione. I medici inglesi invece, di fronte alla resistenza di Alfie e alla sua capacità di respirare autonomamente contro tutte le previsioni, hanno dimostrato che l’individuo ha il diritto di essere alimentato fino alla fine.

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Alfie respira autonomamente e i medici hanno ripreso ad idratarlo per non farlo morire di fame e sete. Ma allora questo non è accanimento terapeutico?

“Non avevamo bisogno di questa vicenda per esserne sicuri. E’ chiaro che nel momento in cui si tolgono i supporti vitali, si compie un atto criminale nei confronti di un malato terminale e di qualsiasi altro essere umano in condizioni di fragilità. Qui il tema fondamentale è la tutela della fragilità. Oggi c’è un articolo sulla prima pagina di Repubblica relativo proprio alla vicenda di Alfie che ci lascia sconcertati. In primo luogo perché si critica l’Italia per la concessione della cittadinanza al piccolo definendola un pasticcio diplomatico, ed in secondo perché si connette la battaglia per Alfie con quella sul biotestamento, sull’eutanasia, il suicidio assistito e l’interruzione di gravidanza. In pratica intorno a questo caso si fanno rientrare tutte le vicende giuridiche che riguardano quella che io definisco la cappa di morte che l’Occidente massone vorrebbe imporre ai sistemi sanitari nazionali per comprimerne i costi”.

La mossa dell’Italia quanto è stata utile in questa vicenda?

“Ha offerto un’alternativa giuridica, diplomatica e sanitaria alla cultura di morte. Di questo sono molto orgoglioso. Questo avviene grazie all’azione vaticana. Senza l’intervento del Papa, Minniti e Alfano non si sarebbero mossi. Ancora una volta il cristianesimo, o meglio la Chiesa cattolica, rappresenta l’orizzonte di vita rifiutato dalla cultura mortifera di derivazione massonica e nord-europea che mai come oggi influisce sulla vicenda del piccolo Alfie, fragilissimo ma nel contempo capace di grande resistenza”.

Nel momento in cui si afferma che l’ idratazione non è una forma di accanimento terapeutico ma un supporto vitale che deve essere garantito fino alla fine, la sua negazione diventerebbe quindi eutanasia attiva? 

“Parlerei piuttosto di omicidio. Siamo oltre l’eutanasia perché sfociamo in una forma di omicidio fra le più brutali. Non esiste maniera più crudele che uccidere un essere umano per assetamento. Siamo dentro la cornice della disumanità. Il conflitto in questo campo è fra un’intensa umanità che protegge la persona debole così come proteggeremmo un oggetto fragile e prezioso, e una disumanità che pretende di mandare al macero un individuo proprio nel momento di massima fragilità. Questo è un qualcosa di irrazionale. Quando ci sveglieremo da questo torpore relativista forse capiremo quale grave danno è stato arrecato all’esistenza umana nel mondo occidentale”.

Alfie sembra voler restare unito alla vita. C’è anche un qualcosa di fortemente simbolico e di profetico in questa sua straordinaria resistenza fisica, quasi il grido d’aiuto di chi lottando sembra volerci far capire che stiamo sbagliando tutto?

“Il messaggio è chiaro. C’è un solo modo per difendere la vita e la libertà e quel modo si chiama resistenza. Una parola importante, anche per la nostra storia, ma la resistenza, quella vera, è l’unica via che abbiamo per fronteggiare la marea montante della cappa di morte che ormai imperversa nella nostra quotidianità. L’Italia può costruire l’orizzonte alternativo della cultura della vita. La cultura della morte non è originaria nel nostro Paese, ma importata dall’estero. La resistenza valoriale la possiamo soltanto praticare disotterrando le nostre radici storiche, culturali e giuridiche e scoprendo che si tratta di radici cristiane”. 

 

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