Direzione Pd, così Renzi rischia di andare in minoranza

Politica

La Direzione Pd è domani alle 15,30. La prima cosa da capire è se si voterà qualcosa, ma c’è chi dubita che il fronte anti-Renzi voglia presentare documenti rischiando seriamente di andare in minoranza. I fautori della resa ai Cinquestelle, tipo Fassino, si sono molto esposti. L’oggetto vero dello scontro è comunque uno solo: chi comanda nel Pd? Mentre ci si interroga su questo il primo a svelare delle possibili crepe interne (che potrebbero diventare visibili) è l’ex vice presidente della Camera.

“Il Partito democratico non è monolitico, può essere che Renzi non abbia la maggioranza in direzione”. La profezia nefasta è di Roberto Giachetti (PD) ad Agorà, che ammette tutto il peso dell’incontro di domani, che potrebbe determinare una possibile svolta nel Pd.

Il dem Stefano Pedica ha chiesto invece che “la direzione del Pd che dovrà decidere su un possibile accordo con il M5s”, essendo una riunione cruciale sia “‘aperta’ a tutti i militanti e dirigenti del partito attraverso la diretta streaming”. “Si deve ricominciare da qui” ha dichiarato infine, ossia “da una democrazia partecipata per coinvolgere più gente possibile su una decisione importante e centrale per il futuro del Pd”.

Questo accade mentre Matteo Salvini ha chiuso la porta a ogni ipotesi d’intesa col Pd o di governo istituzionale dicendo “o con M5S o al voto”, e cresce l’ipotesi pre-incarico al leader leghista. Oltre all’attesa Direzione, che si preannuncia di fuoco, Di Maio – che stasera tornerà in tv ospite di Porta a Porta – ha attaccato Matteo Renzi chiedendo di tornare subito alle urne.  A nulla sembra servire l’appello del Capo dello Stato ad “abbandonare gli interessi di parte nei momenti di difficoltà”.

Sul fronte Pd intanto è in agenda una riunione dei senatori per la nomina dei vice capigruppo che potrebbe svelare già qualche posizione nella scacchiera dem.

Li incalza Alfonso Bonafede, esponente di spicco del M5S, ospite di 24 Mattino su Radio 24: “Siamo stati dietro ai se e ai forse, ora è finito il tempo. Visto che Lega e Pd pensano solo al loro orticello, si vada al voto”, senza passare da un governo che riscriva la legge elettorale, “visto che non ci sono i presupposti per cambiarla”. Tornare alle urne subito, per l’esponente grillino, darebbe luogo a un “vero e proprio ballottaggio tra Lega e 5S”. In sintesi, cancellerebbe per sempre l’ipotesi che Renzi possa riaffacciarsi nella maggioranza.

Unica nota positiva, i dati Istat sul lavoro di oggi che i democratici tentano di aggiudicarsi come vittoria.

“Il tasso di disoccupazione giovanile registrato a marzo è il più basso degli ultimi 7 anni secondo l’Istat. L’economia riparte e le polemiche su quanto fatto lasciano il posto ai numeri. La strada verso il futuro del Paese si chiama lavoro, non assistenzialismo” ha twittato la deputata del Pd Maria Elena Boschi.

 

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