Omicidio Pamela, Bruzzone: “Il caso è tutto lì, nei tabulati telefonici”

Interviste

Omicidio di Pamela Mastropietro, scontro fra la Procura di Macerata e il Giudice per le Indagini preliminari sull’accusa di stupro a carico di Innocent Oseghale. Parla a Lo Speciale la criminologa Roberta Bruzzone. Al nigeriano è stata notificata in carcere una nuova ordinanza di custodia cautelare, questa volta per omicidio volontario. Secondo la Procura non vi sarebbero dubbi sul fatto che ad uccidere la 18romana e a fare a pezzi il suo corpo, poi nascosto in due valigie abbandonate, sarebbe stato Oseghale. Per gli inquirenti dopo aver condotto Pamela nel suo appartamento di Macerata e averle procurato una dose di eroina, il nigeriano avrebbe anche costretto la ragazza ad un rapporto sessuale, tesi però contestata dal Gip che non ha voluto contestare anche questa accusa nel nuovo ordine di custodia, ritenendo che tra i due si fosse creato un “clima amicale”.

DNA SU PAMELA, PARLA A LO SPECIALE ROBERTA BRUZZONE

Sulla violenza sessuale è scontro fra Procura e Gip. Gli inquirenti sono convinti che lo stupro ci sia stato mentre il Gip sembra non escludere che il rapporto fra i due possa essere stato invece consenziente. Chi ha ragione?

“Il Ris ha accertato la consumazione di un rapporto sessuale che però non può essere ancora connotato oltre ogni ragionevole dubbio in un contesto di stupro. Per farlo servirebbero alcuni riscontri.  A far dubitare il giudice su un rapporto consumato con violenza ci potrebbero essere altri elementi”.

Tipo?

“E’ stata rilevata la presenza di stupefacenti e questo conferma che Pamela in quel momento si trovava in uno stato di profonda alterazione psico-fisica. In questi casi, può non essere facile stabilire se si fosse o meno consenzienti nel consumare il rapporto. Certo il consenso può essere viziato da questo stato di assoluta confusione mentale. Consideri che tutto si è svolto in un contesto di estremo degrado e non si dimentichi poi che il Gip è una figura di garanzia sotto il profilo del quadro indiziario, e quindi è suo dovere procedere con la massima cautela. Personalmente non mi sento di criticarlo”.

La Procura avrebbe però in mano l’intercettazione di un colloquio nel carcere di Ancona, tra Lucky Awelima e Desmond Lucky i presunti complici di Oseghale. Il primo avrebbe raccontato di aver ricevuto una telefonata dallo stesso Oseghale che lo invitava a casa sua per “stuprare  una ragazza che dormiva”. Non è un elemento sufficiente?

“E’ un elemento indiziario di grande interesse, non c’è dubbio, e confermerebbe la volontà di organizzare uno stupro di gruppo nei confronti di una ragazza inerme e resa ancora più indifesa dall’effetto della droga. Ho sempre pensato che il gruppo avesse individuato nella ragazza una preda facile per consumare sesso. E questo resta per me lo scenario più realistico. Sicuramente questa intercettazione rappresenta un aspetto importante dell’inchiesta, ma bisogna sempre trovare dei riscontri concreti per supportare l’accusa di stupro. Elemento dopo elemento va creato un quadro accusatorio che possa poi effettivamente reggere la prova del dibattimento. Credo che la Procura alla fine contesterà anche la violenza sessuale visto che gli inquirenti sono convinti di avere elementi sufficienti per dimostrarla. Il Gip in questa fase ha ritenuto che questi elementi siano insufficienti, ma sarà comunque sempre la Procura a formulare i capi di imputazione. Sono convinta comunque che alla fine anche l’accusa di violenza sessuale potrà essere tranquillamente dimostrata”.

Ad Oseghale è stata contestata l’accusa di omicidio volontario fin qui esclusa. Resta però da capire il ruolo dei due complici. Secondo gli inquirenti Oseghale non può aver agito da solo, eppure finora non sarebbero stati trovati riscontri circa la presenza di Lucky Awelima e Desmond Lucky sul luogo del delitto. Quindi, come se ne esce?

“Tutto a mio giudizio ruota intorno ai tabulati telefonici e alla collocazione degli altri due nelle fasi considerate cruciali del delitto. Da quel che si apprende non vi sarebbe la certezza della loro presenza nella casa. Almeno gli elementi fin qui raccolti non consentirebbero una lettura univoca. Al punto che, mentre le contestazioni a carico di Oseghale si sono irrobustite grazie alla presenza di solidi elementi, per quanto riguarda gli altri due la Procura ha già detto che se non emergeranno riscontri saranno anche pronti a rivedere il quadro accusatorio. Al momento però i due sono stati raggiunti da una nuova misura cautelare legata allo spaccio di stupefacenti, accusa emersa sempre nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Pamela. I dubbi sulla complicità nell’omicidio ripeto, potranno essere sciolti soltanto dall’esame dei tabulati telefonici”. 

Come va letta la difficoltà di trovare fra i nigeriani un’interprete disposta a tradurre le intercettazioni degli imputati? Hanno paura o da parte della comunità nigeriana c’è la volontà di proteggere il gruppo?

“Hanno tutti paura di incorrere nelle ire di questi soggetti e ancora di più in quelle dei capi dell’organizzazione criminale all’interno della quale essi operano. E’ gente pericolosa come confermato anche dalle intercettazioni telefoniche e i loro connazionali, che li conoscono bene e sanno ciò che potrebbero fare, se ne tengono alla larga”.

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