Consultazioni. Le tre partite di Salvini e il piano di Mattarella

Politica

Ultima chiamata per Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Ultima stazione per un governo politico. Il boccino in mano, infatti, fino a domani, ce l’ha in mano il leader della Lega.

Dopo di che, la partita sarà interamente giocata dallo spazientito Sergio Mattarella, che come noto, ha in mente un governo istituzionale con dentro (possibilmente) tutti; gabinetto a tempo, che affronti le emergenze immediate (sistema elettorale, legge di Stabilità, aumento dell’Iva, impegni europei etc). Ed è la partita che vorrebbero ancora giocare “i perdenti del 4 marzo”, che sperano di tornare “gattopardescamente” vincenti: Matteo Renzi e Silvio Berlusconi (per ora come guastatori hanno funzionato: come se agissero con una strategia pianificata e concordata a tavolino).

Secondo i più informati, il capo dello Stato pensa ad un “esecutivo sorprendente”, quasi pop, non eterodiretto via fax da Bruxelles, riedizione pericolosa di Monti, ma guidato da personalità di spicco della società civile, del lavoro, dell’impresa; personalità gradite non solo al Quirinale, ma anche trasversalmente ai partiti (il toto premier impazza: Sabino Cassese, Carlo Cottarelli, Fabiola Gianotti, Lucrezia Reichlin, Anna Maria Tarantola, Marta Cartabia, Luigi Zingales, Enrico Giovannini, Alessandro Pajno, Roberto Perotti, Guido Tabellini, Giancarlo Giorgetti, Tito Boeri).

Ma tornando al boccino politico, Salvini nell’arco di poche ore si gioca tutte la sua credibilità. Di Maio dall’Annunziata gli ha lanciato l’ultima ciambella. Anche il leader grillino, però, rischia grosso: se fa il governo col Pd perde la parte destra del Movimento, se lo fa con la Lega, perde la parte sinistra. Se non riesce proprio ad andare a Palazzo Chigi, perde la leadership in toto, al punto che i 5Stelle riprenderanno il loro dna contestatore e populista (e Di Battista recupererà terreno), cosa che già sta accadendo. Ecco perché finalmente Di Maio si è deciso a fare un passo indietro, un passo di lato.

Resta da vedere se si tratti di una trappola, per farsi rispondere di no da Salvini, ricompattare l’esercito interno e andare al voto con la coscienza pulita; oppure di un’intenzione vera.
Salvini invece, ha tre partire congiunte da disputare: quella del governo per rispondere al voto del 4 marzo, quella di confermare il controllo del centro-destra, mirando ad assorbire nel tempo una Forza Italia ormai appesa e condizionata dal tramonto del Cavaliere; e quella (la sua tentazione) di costruire un perimetro nuovo nella politica italiana. Un governo “populista2.0” insieme a Di Maio, che scalzi definitivamente le caste, i conflitti d’interessi, la sudditanza verso la Ue, che affronti decisamente le pensioni (l’abrogazione della Fornero), la piaga dell’immigrazione e della criminalità dilagante.

Avrà questo coraggio? Dimostrerà di voler superare i vecchi schemi (destra-sinistra), il bipolarismo trito e ritrito architettato da Berlusconi nel 1994? Dimostrerà di non aver legami di altra natura con Berlusconi? La coerenza si misura sulle idee e sui contenuti, non sulla fedeltà ad un vecchio mondo che non esiste più.
E Forza Italia col suo capo, farà un passo indietro? Si accontenterà di appoggiare esternamente (o con l’astensione) un esecutivo Di Maio-Salvini, affidato ad una personalità terza? Stando ai primi twitter delle sue “Erinni azzurre” (ad esempio, la Ronzulli), guarda caso lanciati questa mattina, mentre Di Maio stava iniziando le consultazioni con Mattarella, sembra di no. Berlusconi e la Meloni insistono: vogliono l’incarico al centro-destra, con un Salvini legato mani e piedi.

Salvini in cuor suo, ha capito perfettamente il peso di queste catene: continuare a trascinarsi il centro-destra, sperando di conquistare 50 responsabili in Parlamento, per la fiducia, lo condannerebbe ad una mesta questua quotidiana, e non sarebbe più il governo del cambiamento, ma del trasformismo e dell’immobilismo. Che alla lunga lo trasformerebbe in un post-democristiano al servizio del vecchio.
E allora considerando le difficoltà e l’esito scontato di tale campionato, sia a Salvini sia a Di Maio converrebbe tornare alle urne, dove si giocherà unicamente il derby Lega-5Stelle.

Se questa sarà la strada, da oggi a mercoledì, si riparte doverosamente ancora da Mattarella, l’alfa e l’omega della Repubblica. Sei mesi o un anno per votare di nuovo (in coincidenza con le europee).

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