Iran finisce tra le braccia di Putin? Trump stavolta potrebbe averla fatta grossa

Esteri Politica

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L’aveva minacciato, e l’ha fatto. Donald Trump ha ritirato gli USA dal trattato di non proliferazione nucleare siglato nel 2015 dall’Iran insieme ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU più la Germania. Di fatto la Repubblica islamica torna nella lista dei “paesi canaglia” e sarà di nuovo soggetta alle sanzioni dirette e a quelle indirette, nel senso che Washington colpirà qualunque paese decida di continuare a fare affari con Teheran.

Tutto questo a pochi giorni dalla “santificazione” del leader nordcoreano Kim Jong-Un, uno che dell’arma atomica si è dotato per davvero e ora viene considerato un campione della pace solo per aver promesso che fermerà nuovi test nucleari (che non gli servono più, avendo già testato tutto il testabile).

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Ma soprattutto, tutto questo è accaduto senza che l’Iran violasse alcune delle clausole dell’accordo, che prevedevano lo stop all’arricchimento dell’uranio in cambio del blocco della maggior parte delle sanzioni economiche imposte negli anni. Per giustificare la decisione, Trump ha spiegato che l’Iran avrebbe approfittato della possibilità di stringere nuovi accordi commerciali per investire denaro in una campagna militare sotto copertura nei paesi mediorientali dilaniati dalla guerra civile e religiosa, come Siria e Yemen. Se pure l’accusa è fondata, va detto che nella disastrata Siria sono intervenuti con mezzi e dollari pure gli Usa, la Russia, l’Arabia Saudita, e che comunque non c’è nessun collegamento tra le ingerenze nel conflitto e l’accordo, che riguardava solo la capacità di arricchire l’uranio fino a ottenere l’arma atomica.

Sembra evidente che Trump ha usato il trattato come strumento più veloce ed efficace per mettere in difficoltà l’Iran e fermare le sue iniziative in politica estera, a tutto vantaggio della grande rivale e vera beneficiaria della mossa di Trump, l’Arabia Saudita. Per fare questo regalo agli alleati di Riyadh l’inquilino della Casa Bianca dovrà però fronteggiare tre conseguenze che potrebbero costargli care.

Ha reso gli USA un partner poco affidabile su una delicata questione di equilibrio internazionale.
Con lo stralcio dell’accordo Trump ha dimostrato che gli USA potrebbero disconoscere gli impegni presi anche nel sacro campo degli accordi multilaterali. Con un antecedente del genere Washington potrebbe fare parecchia fatica a ottenere fiducia al momento di apporre la firma su futuri trattati. Non è una buona notizia per un presidente che si appresta a rinegoziare gli accordi commerciali con Messico, Canada, Cina e l’intera Europa.
Ha favorito gli elementi estremi del regime

L’Iran è attualmente guidato dal moderato Hassan Rouhani, che nel 2015 dovette fronteggiare le critiche delle frange più intransigenti del governo per aver accettato di sottoscrivere un accordo col “demonio yankee” rinunciando alle ambizioni nucleari. Lo schiaffo di Trump ha di fatto dato ragione ai conservatori, che potrebbero facilmente indurre Rouhani un atteggiamento più duro. Non è un caso che la prima reazione del presidente iraniano alla decisione di Trump sia stata la promessa che il suo paese ricomincerà ad arricchire l’uranio.

Ha fatto di Putin “quello su cui contare”.
Appena saputo della decisione il presidente Vladimir Putin ha assicurato che la Russia continuerà a rispettare i termini dell’accordo sottoscritto nel 2015. Affermazione ripetuta dagli altri firmatari Germania, Francia e Regno Unito, e anche dalla UE che ha parlato tramite il suo alto rappresentante degli Affari Esteri Federica Mogherini. Il ministro degli Esteri iraniano ha quindi fatto sapere che potrebbe essere disposto a mantenere gli accordi, a patto di escludere gli Stati Uniti da ogni discussione. Se ciò dovesse accadere la Russia diventerebbe il socio di maggioranza dell’accordo, e gli Stati Uniti si ritroverebbero isolati rispetto all’Europa, senza per questo aver ottenuto l’appoggio di altri paesi (eccettuate Arabia Saudita e Israele).

Se l’accordo dovesse sopravvivere, gli USA subirebbero lo smacco – peraltro autoimposto – di trovarsi fuori da una fondamentale alleanza che garantisce la stabilità in Medio Oriente, se invece fallisse l’Iran potrebbe riuscire in capo a un anno a dotarsi di un’arma nucleare, o finire nel caos nel tentativo di raggiungere l’obiettivo. Il tempo dirà se Trump aveva previsto delle conseguenze positive che per ora nessuno riesce a vedere. Allo stato attuale sembra solo che Donald abbia commesso il primo grave errore della sua presidenza.

Alfonso Francia

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