Governo: quali sono le paure di Mattarella, Salvini, Di Maio, Berlusconi e Renzi

Politica

Le quattro paure. Questo governo “gialloverde”, ai bordi di partenza (sempre se i bastoni non prevarranno sulle ruote), è destinato a reggersi sulle paure. Paure incrociate che lo condizioneranno sempre di più.

1) Il capo dello Stato Sergio Mattarella, di fatto, è già sceso in campo. Fallito il suo schema (governo di servizio o neutro con dentro tutti), sul quale rischiava uno scontro istituzionale con le forze politiche ostili (in maggioranza), se da una parte, con la sua proposta, è riuscito ad imprimere un’accelerazione al confronto politico, schiodando dal torpore diplomatico e dai veti incrociati Salvini e Di Maio; dall’altra, adesso teme che un esecutivo “populista2.0”, possa demolire definitivamente l’impianto europeo, le regole del mercato, i rapporti con Bruxelles. Insomma, la vecchia Italia. Logica e ampiamente prevedibile, da parte sua, la violenta strategia di anticipo, tanto per fissare i paletti (si legga, normalizzazione dei sovranisti). Così va letto, infatti, il suo discorso in cui, con una tempistica adamantina e sospetta, ha ammonito l’opinione pubblica dagli inganni e dalla narrazione sovranista, ribadendo la obbligata e obbligatoria fedeltà europeista. E qui, il presidente della Repubblica è uscito definitivamente allo scoperto. Ora se interferirà nelle scelte relative alla nomina della “figura terza” che dovrà fare da premier, e magari nella scelta del ministro dell’economia e degli esteri, il (suo) gioco sarà fatto. Vuoi vedere che contribuirà a suggerire personalità di garanzia europea, gradite e sponsorizzate dai poteri forti?

2) La paura di Di Maio è di perdere il consenso della parte sinistra del Movimento. Il dna dei grillini è, da sempre un mix magmatico di populismo di destra e moralismo girotondino di sinistra (nel nome e nel segno di una nuova lotta di classe individualista, anti-casta). E’ noto che molti ex elettori del Pd sono passati armi e bagagli ai 5Stelle. E lui teme di scontentare questa larga fetta dei suoi sostenitori. Molto dipenderà anche dalle sintesi tematiche (gli accordi su immigrazione, sicurezza, lavoro, flat tax, reddito di cittadinanza, partite Iva, revisione dei trattati internazionali etc). La soluzione sarebbe un programma governativo “minimalista”, ridotto a pochi punti, eliminando pure la scaletta dei diritti civili (adozioni gay, gender, utero in affitto, droga, eutanasia, matrimoni egualitari, su cui spingono i sindaci pantastellati), altro elemento di possibile scontro con Salvini. La sensazione che si ha dai tavoli di negoziato tra i due partiti è un certo, pericoloso, ammorbidimento proprio sugli argomenti peculiari alla Lega e ai 5Stelle: Europa, economia, mercati. Vedremo;

3) La paura di Salvini è di rottamare il centro-destra e il suo progetto personale. Certamente, avrà il fiato sul collo di Silvio Berlusconi che di fatto condizionerà il governo da esterno e dall’esterno, valutando “volta per volta” i provvedimenti che saranno proposti. Chiamatela “benevolenza critica” o niet, il boccino se lo sono ripreso gli azzurri. E Salvini sa benissimo che il suo percorso sarà costellato di mine e trappole. Le operazioni economiche oscillano dai 17 ai 20 miliardi di euro. Se disattende le promesse, sarà punito dagli elettori. Se fallisce come uomo di governo sarà punito dai suoi alleati. Se subisce i contenuti grillini, si condanna al ruolo di pompiere. Proprio lui che avrebbe avuto tutto da guadagnare tornando alle urne ed egemonizzando totalmente lo schieramento di centro-destra. Intanto Travaglio (grillino pentito) gli ha già piazzato la bomba: oggi in prima pagina de il Fatto, ha pubblicato un decalogo per inchiodare Berlusconi al solito conflitto di interessi: come liberarci del Caimano. Una polpetta avvelenata destinata a mettere in seria difficoltà Salvini rispetto al Cavaliere, Di Maio rispetto a Salvini, e lo stesso avvio del nuovo governo;

4) Le ultime paure sono i timori speculari di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Renzi, ha obbligato il Pd ad una funzione marginale. Dopo la fase aventiniana (nessuna collaborazione con i populisti), e la fase possibilista (semmai con i 5Stelle per formare un esecutivo giallo-rosso), frutto della sconfitta il 4 marzo, adesso gongola all’opposizione unica. Peccato che i dem siano associati irreversibilmente alla casta e ai poteri forti. Se il governo Di Maio-Salvini supera le forche caudine, il Pd, fuori dai giochi, dovrà rimboccarsi le maniche e ricostruire una strategia politica di sinistra. Fine del sogno macroniano di Renzi. Berlusconi, invece, è uscito bene di scena, conciliando capra (azienda, paura del voto che avrebbe definitivamente cancellato Fi) e cavoli (patriottismo); continua a tenere il cerino in mano (condizionando il consenso al futuro governo), ma una cosa è certa: non detta più le carte. Il suo centro-destra, modello 1994, è finito e ne sta nascendo un altro, a trazione leghista, dove la nuova categoria non è più destra vs sinistra, ma alto vs basso (popoli contro caste, patrioti contro globalisti). E in questa cornice non c’è più posto per Fi. Se ci fosse stato un governo “Renzusconi”, il suo modello sarebbe durato ancora qualche anno.

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