Staffetta Lega-M5S, Meluzzi: “Sono scettico, ambiguità su migranti e Ue”

Interviste

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Prende quota l’ipotesi della staffetta fra Salvini e Di Maio come ultima spiaggia per far nascere il governo e sciogliere il nodo della premiership. Ma quanto può reggerre una soluzione del genere? Lo Speciale lo ha chiesto allo psichiatra e scrittore Alessandro Meluzzi, ex parlamentare da sempre molto scettico sulla prospettiva di un accordo fra Lega ed M5S. Dopo aver bruciato nomi illustri di possibili candidati premier (ad iniziare dall’economista Giulio Sapelli) sembra che fra Salvini e Di Maio starebbe maturando l’idea di una staffetta al governo. Il tutto mentre la Lega è alla prese con la vicenda del documento diffuso ieri sera sull’Huffington Post contenente la proposta di un’uscita graduale dall’euro e la richiesta alla Bce di cancellare 250 miliardi di debito pubblico. Dal tavolo tecnico è però subito arrivata una smentita: quel documento sarebbe in realtà una bozza precedente dell’accordo che nelle ultime ore sarebbe stata superata. L’uscita dall’euro non sarà nel programma del governo giallo-verde.

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Meluzzi, ritiene possibile una staffetta fra Salvini e Di Maio per la guida del governo? Quanto è rischiosa e cosa comporta?

“La politica è l’arte e la scienza del possibile, quindi tutto ciò che può servire a dare gambe nella storia a idee che sono funzionali al benessere dei popoli è sempre ben accetto: staffette, salti in lungo, salti tripli, salti con l’asta tanto per usare delle metafore atletiche. Quindi ben venga anche la staffetta. Il problema credo sia un altro”.

Quale?

“E’ quello di chiarire gli obiettivi di questo governo della staffetta o del salto in lungo su due punti fondamentali: al primissimo posto io metterei il problema dell’immigrazione. Proprio dal controllo del migrazionismo ideologico frutto della dittatura planetaria del globalismo, dipenderà il futuro del popolo italiano. Quindi come priorità non potrà che esserci il blocco dell’invasione africana dell’Italia. Un governo che non metta questo punto al primo posto non avrà mai, e sottolineo mai, il mio consenso”.

E il secondo punto?

“Riguarda il maggior grado di autonomia in termini di natura economica e di politica monetaria, finanziaria, fiscale, tributaria e bancaria dall’Unione Europea. La metto al secondo posto perché ritengo che sia molto più importante il tema delle migrazioni che va ad impattare in maniera dirompente sulla vita e sul profilo culturale ed identitario della Nazione. L’autonomia economica e finanziaria è però altrettanto importante perché ci consente di poter fare investimenti sullo sviluppo, rilanciando le condizioni per un nuovo welfare. Due punti che devono essere assolutamente chiariti. Se saranno chiari allora potrà esserci una staffetta, una doppietta, una tripletta, tutto quello che volete, perché alla fine tutto ciò rientra nelle forme della politica. Ciò che conta davvero alla fine è la sostanza, sono i contenuti”.

Niente uscita dall’euro fanno sapere dal tavolo tecnico dopo la diffusione del documento in cui si chiedeva di attuare un’uscita graduale. E’ il tradimento del programma leghista oppure si tratta di puro realismo?

“Uscire dall’euro in modo estemporaneo è semplicemente impossibile. Occorre capire se l’Italia intenda o meno attuare politiche economiche adeguate in termini produttivi, puntando su un rilancio di un certo sistema di produzione i cui ricavi non vadano a beneficio delle burocrazie europee, le stesse che vorrebbero trasformare il nostro Paese in un grande campo profughi mescolato ad una pizzeria per turisti poveri. All’interno di questo scenario è possibile ipotizzare un piano in cui anche la moneta, che è certamente un aspetto importante dell’economia, ma non l’unico e forse neanche il principale, possa essere sottoposta ad un cambiamento, prendendo in considerazione per esempio l’eventualità di introdurre una moneta nazionale. In Cina del resto per anni la moneta nazionale ha convissuto tranquillamente con quella internazionale”.

Un governo Lega-M5S quanto potrà effettivamente durare? Servirà soltanto a traghettarci verso un nuovo voto?

“Non ho la sfera di cristallo, ma credo che una volta partito, questo governo dovrà durare il più possibile.  Anche perché se non metteranno in campo almeno una misura che gli elettori potranno percepire come fattuale rischieranno seriamente di perdere consensi. Siccome la politica, come anche tutte le cose della vita, si fa con una mano sul cuore e l’altra sul portafoglio, in questo caso sui voti, alla fine la perfetta sintesi fra grandi ideali e bassi interessi politico elettoralistici troverà concretezza”.

Intanto però M5S e Lega hanno annunciato che consulteranno i militanti con la rete e i gazebo per sondare il gradimento sul programma e sui contenuti dell’intesa. Cosa potrà accadere?

“Sono un convinto sostenitore della politica rappresentativa. Ritengo che coloro che sono stati eletti hanno l’onere e l’onore di assumersi le decisioni. Sono contrario a tutte le forme di referendarismo permanente per il semplice fatto che non sono verificabili e dunque del tutto inattendibili. Siccome le leve della comunicazione sono nelle mani dei dirigenti dei partiti che sono un po’ come dei proprietari di marchi, credo che alla fine certe consultazioni servano a poco per il semplice fatto che i dirigenti hanno perfettamente il polso della situazione per ciò che riguarda il gradimento dei propri elettorati. E’ difficile conoscere qualcosa di nuovo da un gazebo o dalla Piattaforma Rousseau”.

Forza Italia e Fratelli d’Italia stanno facendo pressioni su Salvini perché rinunci al tentativo di intesa con i 5S. Anche secondo lei il leader leghista farebbe molto meglio a rinunciare all’impresa e riportare l’Italia al voto in tempi rapidi con un centrodestra dato dai sondaggi vincente?

“Ho grandissima stima di Salvini anche se ho votato per Fratelli d’Italia. Credo che la presenza del partito della Meloni in questo governo avrebbe avuto una positiva funzione di bilanciamento, ma alla fine sono i partiti che decidono come formare i governi e le maggioranze. Ho sempre considerato il M5S uno straordinario ircocervo, un partito artificiale che è servito per drenare dentro un marchio un numero altissimo di elettori, guidato però da dirigenti labili. Se Salvini riuscirà a tirare fuori da un movimento di intestino anche la testa, allora forse potrebbe uscire fuori anche qualcosa di positivo”.

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