Becciu fra i 14 nuovi cardinali di Francesco. Focus sui grandi esclusi

In Rilievo

Papa Francesco ha designato 14 nuovi cardinali che creerà nel Concistoro che ha convocato per il prossimo 29 giugno. Ieri l’annuncio al termine della preghiera del Regina Coeli.

Gli undici cardinali che avranno diritto di voto nel conclave non avendo compiuto gli ottant’anni sono: Louis Raphaël I Sako, 70 anni, dal gennaio 2013 Patriarca di Babilonia dei Caldei; Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo, 74 anni, dal luglio 2017 prefetto de la Congregazione per la dottrina della fede; Angelo De Donatis, originario di Casarano (Le), 64 anni, dal maggio 2017 Vicario Generale di Roma; Giovanni Angelo Becciu, originario di Pattada (SS), 70 anni, dal 2011 Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e dal febbraio 2017 Delegato Speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta; Konrad Krajewski, polacco di Lodz, dall’agosto 2013 Elemosiniere Apostolico; Joseph Coutts, 73 anni, dal 2012 arcivescovo di Karachi, presidente della Conferenza episcopale del Pakistan dal 2011 al 2017; António dos Santos Marto, 71 anni, dal 2006 vescovo Leiria-Fátima, diocesi visitata da Papa Francesco lo scorso anno; Pedro Barreto, gesuita, 74 anni, dal 2004 arcivescovo di Huancayo in Perù, vicepresidente della Red Eclesial Panamazonica e membro del Consiglio pre-sinodale per il Sinodo speciale per la regione panamazzonica che si terrà nell’ottobre 2019; Desiré Tsarahazana, 64 anni, dal 2010 arcivescovo di Toamasina e dal 2012 presidente della Conferenza episcopale del Madagascar; Giuseppe Petrocchi, 70 anni, originario di Ascoli Piceno, dal giugno 2013 arcivescovo de L’Aquila; Thomas Aquinas Manyo Maeda, 69 anni, dall’agosto 2014 arcivescovo di Osaka e dal 2016 vicepresidente della Conferenza episcopale giapponese.

Si aggiungono a questi tre futuri cardinali ultraottantenni che non potranno comunque votare in un eventuale conclave: Sergio Obeso Rivera, 87 anni, arcivescovo Xalapa dal 1979 al 2007, più volte presidente della Conferenza episcopale messicana; Toribio Ticona Porco, 81 anni, che in gioventù ha lavorato in miniera, vescovo prelato di Corocoro in Bolivia dal 1992 al 2012; padre Aquilino Bocos Merino, spagnolo, 80 anni compiuti il 17 maggio, dal 1991 al 2003 superiore generale dei Claretiani.

La promozione che senza ombra di dubbio fa più rumore è quella di monsignor Angelo Becciu, uno dei pochi ad essere premiato da Francesco all’interno della Curia romana pur essendo un’eredità lasciata dal predecessore Benedetto XVI. Becciu è entrato a far parte del servizio diplomatico della Santa Sede il primo maggio 1984 prestando la sua opera per molti anni in varie nunziature apostoliche nel mondo, tra le quali quelle nella Repubblica Centrafricana, in Nuova Zelanda, in Liberia, nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti d’America. Il 10 maggio del 2011 Benedetto XVI lo ha voluto sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato. Papa Francesco lo ha confermato nell’incarico e a dimostrazione della fiducia che nutre per lui, lo ha anche nominato delegato speciale presso il Sovrano militare ordine di Malta con l’obiettivo di risolvere la crisi interna all’Ordine apertasi sulla questione dell’utilizzo dei contraccettivi nelle strutture gestite in Africa.

Se fra i nuovi cardinali spicca il nome del vicario di Roma Angelo De Donatis fa rumore invece l’assenza nell’elenco degli arcivescovi delle altre grandi città.

Manca ad esempio l’arcivescovo di Milano Mario Delpini: non c’è il nome del patriarca di Venezia Francesco Moraglia nonostante al centro della sua azione pastorale abbia sempre posto le persone in condizione di maggiore fragilità, sia personale (giovani, carcerati, donne vittime di violenza) sia legata alla crisi economica che segna profondamente il territorio diocesano. E’ stato inoltre in prima linea nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. Niente porpora cardinalizia nemmeno per l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e per quello di Bologna Matteo Maria Zuppi che pure è stato voluto alla guida dell’arcidiocesi che fu di Biffi e Caffarra proprio da Francesco.

Ma il Papa come sanno tutti è imprevedibile. La mancata nomina di Delpini è quella che fa discutere di più trattandosi del capo dell’Arcidiocesi più grande d’Europa tradizionalmente guidata da un cardinale, da Martini a Scola passando per Tettamanzi.  Perché il suo nome diversamente da quello di De Donatis non compare? Sembrerebbe senza senso la voce secondo la quale Delpini sarebbe stato escluso “per prudenza” in seguito a certe accuse mosse nei suoi confronti relativamente alla presunta protezione che avrebbe assicurato ad un sacerdote accusato di abusi su minori. Accuse tutte da chiarire e che l’arcivescovo da parte sua ha sempre respinto. Dopo quanto avvenuto con la vicenda dei vescovi cileni, c’è chi ipotizza che Bergoglio abbia voluto evitare ulteriore clamore intorno alla vicenda che vedrebbe coinvolto l’arcivescovo. Vicenda che comunque il Papa pare conoscesse già all’atto della nomina di Delpini e che non avrebbe in alcun modo condizionato la sua nomina quale successore di Angelo Scola.

E’ invece molto probabile che Francesco abbia deciso di soprassedere in attesa che il cardinale emerito Angelo Scola compia ottant’anni e quindi perda il titolo di cardinale elettore. Ma i veri motivi alla fine li conosce soltanto Bergoglio.

Scontata invece la porpora cardinalizia per Luis Francisco Ladaria Ferrer, il gesuita spagnolo che Francesco ha voluto a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede al posto del conservatore Gerard Muller. I cardinali dopo questo ultimo concistoro saranno 227, di cui 125 elettori. Verrà così superato il limite di 120 fissato da Paolo VI che però non è vincolante. E’ prerogativa di ogni pontefice decidere se rispettarlo o meno. Va inoltre sottolineato che fra pochi mesi alcuni dei potenziali elettori raggiungeranno gli ottant’anni e quindi perderanno il titolo. Il numero quindi delle porpore che potranno effettivamente votare nel caso si svolgesse un conclave a breve tornerebbe nei limiti. 

 

 

 

 

 

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