Obesità legata a vitamina D: incidenza e creme solari

In Rilievo

Creme solari, arma a doppio taglio? Sembrerebbe proprio di sì, perché pur contribuendo a migliorare la lotta contro i tumori possono nel contempo provocare forti carenze di vitamina D. Se ne è parlato a Roma nel congresso della Società Italiana di Medicina Estetica. Occhio soprattutto alle persone obese, Sarebbero proprio queste a soffrire di più la carenza di vitamina D. Un legame scientifico in realtà non è stato ancora appurato, ma è stato accertato che più si è grassi e meno vitamina D si possiede.

COS’E’ LA VITAMINA D

Per vitamina D si intende un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme nelle quali la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo), entrambe le forme dall’attività biologica molto simile. Il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, mentre l’ergocalciferolo (D2) è di provenienza vegetale.

La fonte principale di vitamina D per l’organismo umano è l’esposizione alla radiazione solare. La vitamina D ottenuta dall’esposizione solare o attraverso la dieta è presente in una forma biologicamente non attiva e deve subire due reazioni di idrossilazione per essere trasformata nella forma biologicamente attiva, il calcitriolo.

Diversi studi hanno dimostrato che la vitamina D protegge contro il cancro attraverso i suoi effetti anti-proliferativi e regolazione dell’apoptosi, la morte cellulare programmata. L’assunzione di vitamina D (1100 UI/die) e calcio (1400–1500 mg/die) da parte di donne in menopausa ha determinato una diminuzione statisticamente significativa del rischio d’insorgenza di carcinomi.

SOS CREME SOLARI

“La vitamina D è prodotta dal nostro organismo quando la pelle è esposta alla luce solare – ha spiegato Domenico Centofanti, vicepresidente Sime nel corso del convegno a Roma – I fotoni UV-B, infatti, agiscono sulla pro-vitamina D3, nella membrana plasmatica delle cellule epidermiche per formare la pre-vitamina D3, che a sua volta si trasforma rapidamente in vitamina D3. Quest’ultima viene trasferita nello spazio extracellulare dove si lega ad una proteina di trasporto, per essere veicolata nel fegato dove viene idrossilata in posizione 25 (25-OH-D3). In considerazione di questo processo, appare chiaro che la concentrazione di vitamina D è strettamente correlata all’esposizione ai raggi UV-B, la cui quantità dipende da giorno,latitudine, altitudine, abbigliamento, pigmentazione della pelle, età e, secondo alcune ricerche anche dall’uso di creme con schemi solari, che potrebbe essere correlato ad una diminuzione della produzione di vitamina D”.

“Tuttavia – prosegue – le evidenze sull’importanza dei filtri solari nel proteggere la pelle dai tumori sono ormai schiaccianti e ampiamente accettati dalla comunità scientifica. A livello molecolare, infatti, la luce UV del sole danneggia il Dna cellulare della pelle, creando mutazioni genetiche che possono portare al cancro della pelle. Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato le radiazioni UV solari come cancerogeno comprovato per l’uomo, con studi che lo collegano a circa il 90% dei tumori della pelle non-melanoma e a circa l’86% dei melanomi. Accanto a questo, i raggi UV del sole sono un noto fattore di invecchiamento precoce della pelle (foto-invecchiamento). Pertanto, l’uso di fattori di protezione solare (Spf) è raccomandato esattamente per la loro azione profilattica sulla fotocarcinogenesi perchè sono progettati per filtrare la maggior parte della radiazione Uvb del sole”.

LEGAMI CON OBESITA’

E’ dunque necessario che ognuno tenga adeguatamente sotto controllo i livelli di vitamina D attraverso esami periodici che potrebbero consentire di monitorare e tenere sotto osservazione la possibile insorgenza di molte malattie. Un consiglio questo rivolto in primo luogo alle persone obese che sarebbero quelle maggiormente esposte ad una carenza di vitamina D nell’organismo, anche se al momento non è stato ancora accertato un effettivo rapporto di causa ed effetto. 

Eppure studi recenti dell’University Medical Center (Olanda) e del VU University Medical Center hanno appurato che il grasso corporeo totale e quello addominale è direttamente collegato al livello di vitamina D dei partecipanti. Più i livelli erano bassi più l’aumento di peso era assicurato. Ma copme detto non è stato possibile stabilire la causa di tutto ciò. Altri studi sono tuttora in corso.

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