Aborto, Adinolfi (PdF): “Non ci si può limitare a piccoli scatti di resistenza. La battaglia oggi”

Interviste

Farah, la ragazza pakistana residente a Verona che era stata riportata in patria con l’inganno per costringerla ad abortire, è tornata in Italia dopo alcuni giorni trascorsi nella residenza dell’ambasciatore italiano ad Islamabad. Una vicenda che ha fatto molto discutere, paradossalmente nei giorni in cui in Italia si celebrava la data dell’entrata in vigore della legge 194 sull’aborto. Lo Speciale ne ha parlato con il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi che torna a puntare il dito contro il silenzio. a suo dire colpevole, di larghissima parte del mondo cattolico.

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Farah, portata in Pakistan per abortire, è tornata in Italia. Questa storia evidenzia delle contraddizioni?

“In vicende del genere c’è sempre qualcosa di poco chiaro o di non detto, di inesplorato, soprattutto se si considera che avvengono a migliaia di chilometri da noi. Un qualcosa di misterioso e di sospetto alla fine emerge puntuale, soprattutto quando si ha a che fare con uno Stato come il Pakistan dove l’integralismo islamico è molto forte. Alla fine non abbiamo una conoscenza diretta dei fatti, quindi è sempre preferibile muoversi con cautela. Poi non dimentichiamo che con la propaganda abortista che c’è in Italia è anche difficile approfondire certe situazioni e capire fino in fondo cosa sia avvenuto realmente. Non credo la storia si sia svolta esattamente come c’è stata raccontata” .

Negli stessi giorni in Italia si festeggiava l’anniversario della legalizzazione dell’aborto. Voi del PdF come avete vissuto questa giornata?

“Abbiamo provato a porre la questione all’interno del mondo cattolico, perché riteniamo che il tema vero sia quello di capire se i cattolici hanno iniziato a considerare inevitabile, tollerabile, o come dice qualcuno addirittura sostenibile, la legge 194. Non mi scandalizza il fatto che Emma Bonino la celebri visto che ne è stata l’artefice, ma che non vi siano state voci cattoliche in forte difesa della cultura della vita. Non c’è stato un vero dibattito, ma soltanto una grande propaganda abortista. Chi come me ha provato a difendere la cultura della vita si è trovato criticato dagli stessi cattolici. Il tema che il PdF ha voluto porre è stato sostanzialmente questo: il cattolicesimo politico esiste ancora in Italia? Pone ancora la cultura della vita come questione centrale della propria visione antropologica? Oppure siamo diventati tutti dei sostenitori di un’organizzazione non governativa chiamata Chiesa che meno dà fastidio sui temi etici e meglio è?”.

Quanto penalizza l’assenza di un partito con un forte radicamento cattolico in Parlamento?

“Il problema vero non riguarda gli abortisti che festeggiano, ma i cattolici che si sono ritirati dalla battaglia. Non ci si può limitare a qualche piccolo scatto di resistenza attaccando manifesti che vengono subito rimossi nel silenzio generale. Il problema oggi non è più soltanto l’esistenza della legge 194, ma il fatto di non poter più dire di essere contro l’aborto. Rischiamo di fare la fine della Francia dove una legge ha pure vietato la possibilità di creare su internet siti anti-abortisti. Se la maggioranza dei cattolici praticanti ha votato il M5S come primo partito e il Pd come secondo, è necessario porre con nettezza il tema dell’incompatibilità fra essere abortisti e cristiani”.

Alla Marcia per la Vita si sono visti però esponenti politici. Una sensibilità c’è anche fra le forze presenti in Parlamento?

“Ricordarsi di partecipare una volta l’anno alla Marcia per la Vita come fa per esempio Giorgia Meloni non vuol dire proprio niente. Mi piacerebbe chiedere a lei e agli altri, se sono o meno favorevoli all’abrogazione della legge 194 o se considerano un diritto per le donne quello di abortire. Per noi del PdF, presenti in massa alla Marcia di cui è stato curato il servizio d’ordine, non è affatto un diritto perché l’unico che riconosciamo è quello a nascere. Fare un’ora di presenza e di sfilata alla Marcia non ha senso se poi si ritiene giusto e doveroso riconoscere alle donne la possibilità di abortire“.

Voi del PdF non avete esposto le  bandiere. Alla fine siete stati gli unici a non aver strumentalizzato l’evento?

“Ci è stato chiesto di non andare con le bandiere e abbiamo rispettato questa indicazione, pur avendo partecipato attivamente all’intera fase organizzativa della Marcia. Siamo da sempre al fianco di Virginia Coda Nunziante per garantire il nostro supporto operativo in silenzio, senza esibizionismi o rivendicando meriti, soltanto con l’obiettivo di permettere a centinaia di persone di poter marciare tranquillamente e senza alcun disagio”

 

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