Governo giallo-verde, Meluzzi: “Con asse sovranista-nazionale ora l’offerta è piena”

Interviste

Rispunta il governo giallo-verde. Dopo le tensioni degli ultimi due giorni, sembra riaprirsi un dialogo fra Lega e M5S da una parte e il Quirinale dall’altro, per verificare la possibilità di dar vita ad un governo politico che allontani lo spettro delle elezioni politiche a fine luglio. L’Esecutivo tecnico di Carlo Cottarelli rischia di raccogliere in Parlamento zero voti, obbligando di fatto il Colle a sciogliere le Camere e riportare al voto gli italiani in piena estate. Per lo psichiatra, scrittore ed ex parlamentare Alessandro Meluzzi intervistato da Lo Speciale, la riproposizione del governo Lega-M5s è l’unica via d’uscita possibile alla crisi, ancora di più oggi che anche Fratelli d’Italia si è detta disponibile a sostenere l’Esecutivo. Ma chi farà un passo indietro? Mattarella accettando Paolo Savona ministro dell’Economia, o Salvini sacrificando il professore?

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Ieri lo spread ha toccato quota 320 punti, record che non si verificava dal 2013. Servito per silurare Savona, ora si è ritorto contro Cottarelli. Che sta succedendo?

“Lo spread è legato a due fattori, uno oggettivo fondato sull’umore dei mercati, che però è l’aspetto secondario, l’altro invece determinato dalle strategie dei grandi istituti di emissione che sono enti privati, come la Banca centrale europea, e che decidono se acquistare o meno i titoli di un Paese per  compensare le cose. Penso che il missile lanciato contro la scelta del governo Lega-M5S provenga da Mario Draghi prima ancora che da Mattarella, e che ci sia stata sempre lì una cabina di regia che ha lavorato contro Paolo Savona visto con antipatia dallo stesso giro di Draghi. Ciò premesso è chiaro che il missile, per come si sono messe le cose, si è rivoltato contro quelli che lo hanno lanciato, perché il problema dello spread ormai si estende su tutta l’Europa compresi i titoli tedeschi e francesi. Cottarelli e Mattarella sono apparsi come gli autori di un colpo mortale assestato alla credibilità dei titoli pubblici italiani”.

Il governo Cottarelli rischia di presentarsi in Parlamento e ottenere zero voti. Avrebbe senso una simile operazione?

“Quello di Mattarella mi sembra tanto un atteggiamento poco saggio. Sono certo che se ci fossero ancora al Quirinale segretari generali dello spessore di Gaetano Gifuni o Antonio Maccanico una soluzione del genere sarebbe stata tecnicamente impossibile. Esporre il professor Cottarelli alla certezza di non avere una maggioranza e quindi di dover rimettere il mandato, mi sembra una cosa che definirei distruttiva per la stessa democrazia”.

Dal M5S fanno capire che il tavolo per la formazione del governo giallo-verde si sarebbe riaperto. E’ davvero così?

“Ritengo altamente ptobabile questo scenario perché credo sia impossibile sciogliere un Parlamento in presenza di una maggioranza politica. Questo rischierebbe davvero di configurarsi come un golpe. Per altro, considerando che nelle ultime ore c’è stata anche l’offerta di Fratelli d’Italia a sostenere un governo Salvini-Di Maio, a questo punto la maggioranza sarebbe addirittura superiore al 50%. Non riesco ad immaginare quale Presidente della Repubblica possa mai assumersi la responsabilità di riportare il Paese alle urne, per giunta a fine luglio, in presenza di una maggioranza così evidente”.

E’ ipotizzabile la riproposizione dello schema saltato domenica sera senza Savona ministro dell’Economia? Sarebbe più credibile o meno credibile un governo del genere? E basterà a fermare l’onda dei mercati?

“Il mio auspicio è che si vada ad un governo Lega-M5S e FdI, con il mio amico Guido Crosetto ministro della Difesa. Credo che Savona in realtà sia l’ultimo dei problemi, sono le sue idee a preoccupare. Quindi che Savona faccia il ministro dell’Economia, il consulente del Premier, o l’ispiratore della politica monetaria dell’Esecutivo sinceramente cambia poco. Si è trattato a mio giudizio di un’ingenua impuntatura del Quirinale. Il problema vero è capire quale tipo di politica questo governo di ispirazione sovranista intenda mettere in atto nei confronti delle lobby finanziarie e mondialiste di Bruxelles ed in modo particolare della Bce”.

C’è anche chi paventa la possibilità che Mattarella possa prendere in considerazione l’ipotesi di affidare l’incarico a Salvini in quanto leader del centrodestra per cercare una maggioranza in Parlamento. A quel punto che farebbe il leader leghista? Sceglierebbe l’alleanza con Di Maio o tornerebbe da Berlusconi?

“Mi sembra una strada impraticabile, visto che una maggioranza c’è già ed è quella formata da Lega-M5S- FdI. Semmai il discorso può riguardare le future alleanze. E’ prematuro al momento ipotizzare se l’alleanza fra Salvini e Di Maio possa trasformarsi anche in accordo elettorale. Tutto dipenderà dall’azione di governo. La politica è l’arte e la scienza del possibile. Spesso si entra in alleanze tattiche e si esce con alleanze politiche o viceversa. Bisognerà vedere i risultati pratici dell’azione di governo, tutto passerà da qui. Tuttavia penso che l’ingresso di Fratelli d’Italia sia un elemento molto positivo, consentendo di spostare l’Esecutivo su un asse sovranista e nazionale. Anche se i numeri non sono grandissimi, sarebbe un grande segnale di cambiamento che potrebbe preludere alla possibilità di realizzare cose straordinarie”.

Quali?

“Per esempio, senza pensare a grandi stravolgimenti della Costituzione, si potrebbe ipotizzare una riforma del sistema di elezione del Capo dello Stato, affidando la scelta ai cittadini anche senza il passaggio ad un sistema presidenziale sul modello francese. Anche perché oggi ci troviamo con un Presidente della Repubblica che dura in carica sette anni, spesso eletto da parlamenti decaduti già molto tempo prima, che quindi non riflette più gli equilibri, le idee, gli orientamenti, le sensibilità, nè le necessità delle Camere che lo hanno scelto a suo tempo. Sette anni in politica sono come un secolo”.

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