Omicidio Varani, Bruzzone: “Vi spiego la personalità di Foffo sedotto da Prato”

Interviste

Omicidio di Luca Varani, Manuel Foffo perfettamente capace di intendere e di volere secondo i periti.  “Dal punto di vista psichiatrico-forense Foffo è affetto da un disturbo di personalità di gravità moderata e al momento dell’omicidio era capace di intendere e di volere”. Lo hanno scritto, nero su bianco, i periti nominati dal giudice della Corte d’assise d’appello nel processo di secondo grado per la morte del 23enne Luca Varani ucciso la mattina del 4 marzo 2016 in un appartamento alla Periferia Est di Roma. Varani sarebbe stato ucciso a coltellate e martellate in seguito a quello che è stato definito un “gioco perverso” provocato da abuso di alcol e droga da parte di Foffo e dell’amico Marco Prato. Foffo è stato condannato in primo grado a trent’anni con rito abbreviato. Lui ha sempre dichiarato di essere stato manipolato, condizionato e influenzato da Prato, morto suicida in carcere un anno fa. Lo Speciale ne ha parlato con la criminologa Roberta Bruzzone.

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Secondo i periti Foffo sarebbe stato affetto da un disturbo di personalità moderata, pur essendo al momento dell’omicidio capace di intendere e di volere. Che significa?

“Condivido perfettamente le risultanze della perizia, che per altro coincidono con la valutazione che facemmo anche noi in passato. Fui io stessa chiamata a fornire una consulenza legale dalla difesa dell’imputato, anche se poi rinunciai all’incarico. Sono sempre stata convinta del fatto che Foffo avesse una personalità disturbata, lo scrivemmo chiaramente anche in alcune relazioni tecniche che depositammo a suo tempo, però già nel processo di primo grado il giudice non ritenne che le problematiche emerse a suo carico, potessero rappresentare un’infermità mentale in grado di inficiare la sua capacità di intendere e di volere”.

Foffo ha sempre dichiarato di aver subito una forte manipolazione da parte di Marco Prato, di essersi sentito da questi ricattato e influenzato. Questa perizia può essere una conferma?

“Anche questo aspetto sembra emerso chiaramente già nel processo di primo grado. Foffo ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, quindi il suo processo si è celebrato anche in tempi relativamente brevi. Prato invece scelse il rito ordinario, ma come sa poi si è tolto la vita in carcere alla vigilia della prima udienza del processo. Quindi possiamo soltanto basarci sull’esito del giudizio di primo grado a carico di Foffo. In quella sede però sono emerse una serie di dinamiche fra i due che effettivamente confermerebbero questa forte influenza psicologica di Prato su di lui”.

Una manipolazione basata su cosa?

“Non ho mai esaminato a fondo Marco Prato, ma ho letto le risultanze degli accertamenti di altri autorevoli colleghi. Effettivamente sarebbe stata individuata in lui un’abile capacità manipolatoria e seduttiva molto elevata. Temo che Foffo, proprio a causa della sua debole personalità, non sia riuscito a sottrarsi e a resistere al fascino seduttivo di Prato, finendo con il farsi controllare e guidare da lui senza alcuna capacità di sottrazione. Fra loro poi vi sarebbero state tutta una serie di dinamiche perverse che hanno finito per provocare una sorta di corto circuito. Se queste due persone non si fossero mai incontrate, e non si fossero soprattutto incontrate le loro rispettive problematiche, non avremmo mai avuto un omicidio tanto spietato come quello di Luca Varani”.

Quanto l’abuso di alcol e droga può aver contribuito a favorire lo sviluppo di malattie mentali?

Abbiamo testimonianze di persone entrate ed uscite dalla casa di Foffo nei tre giorni di ordinaria follia provocata da consumo eccessivo di alcol e droga, e tutti hanno descritto questi completamente sottomesso alla volontà di Prato, con quest’ultimo invece molto più attivo e regista della situazione. Da qui però a certificare un’incapacità di intendere e di volere da parte di Foffo ce ne corre”.

Chi è oggi Manuel Foffo? 

“Non l’ho mai creduto capace, da solo, di mettere in atto un omicidio di tale portata. In maniera autonoma non sarebbe mai capace di ripetere una cosa del genere. Se però dovesse nuovamente incontrare sul suo cammino persone con dinamiche simili a quelle di Marco Prato, non so se sarebbe in grado di resistere a nuove sollecitazioni”. 

 

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