Governo, parla Sapelli: “L’uscita dall’euro non ci sarà, ma tutti hanno piano B”

Interviste

Il governo giallo verde di Giuseppe Conte ha spiccato il volo, ma ora lo attenderà la prova della concretezza. Tante le aspettative nel Paese e tante le cose promesse che ora ci si attende di veder realizzate. Ma sarà possibile farlo con i vincoli europei e con i parametri stringenti che Bruxelles impone sui bilanci? Lo Speciale ha provato a capirlo con l’economista Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, europeista convinto ma critico soprattutto su quel Fiscal Compact, ossia l’obbligo del pareggio di bilancio, considerato la causa di tutti i problemi. Con il professor Sapelli abbiamo anche discusso dell’abbassamento del rating di Deutsche Bank. da parte dell’agenzia Standard and Poor’s e delle conseguenze che ciò potrà comportare sulla tenuta dell’euro.

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Professore, l’uscita dall’euro è scomparsa dall’agenda del nuovo governo, ma per poter realizzare le misure che ha in mente cosa potrà fare l’Esecutivo Conte? Dovrà sforare e imporsi rispetto alle regole europee? L’uscita dall’euro potrebbe essere soltanto rinviata?

“L’uscita dall’euro non ci sarà, questo è sicuro. Dove troveranno i soldi? Molto semplice, seguiranno l’esempio della Francia, della Germania, della Spagna ecc. Dovranno negoziare per superare il Fiscal Compact, negoziato che per altro potrebbe concludersi anche in breve tempo. Infatti l’obbligo del 3% non è incluso nei trattati europei, ma è stato introdotto con un regolamento che potrebbe essere benissimo non applicato, senza dover necessariamente revisionare tutti i trattati con le procedure bibliche che questo passaggio comporterebbe. Per chiedere l’abolizione di questa misura è possibile anche procedere unilateralmente come sancito dal Diritto europeo di cui il nuovo ministro degli Esteri Moavero Milanesi è maestro. Poi nel breve si dovrà fare un po’ di debito come hanno fatto gli altri per fare i modo che si innesti la crescita. Non c’è niente di spaventoso in questo. Lo hanno fatto i francesi, lo hanno fatto i tedeschi, possiamo farlo anche noi. Gli unici a vedere i rischi di una simile operazione non sono i mercati finanziari, ma i giornali e i politici”.

Quindi sta dicendo che una sforamento dei parametri sarà inevitabile?

“Certamente, perché i parametri non sono legge per nessuno. Il regolamento che ha introdotto il tetto del 3% è una norma di rango inferiore, non contemplata in nessun trattato europeo. Non si tratta nemmeno di un diritto acquisito”.

Nei giorni scorsi l’agenzia Standard and Poor’s ha declassato di un livello il rating a BBB+ della Deutsche Bank e questo ha provocato seri danni in borsa ai titoli della Banca tedesca. Come reagirà la Germania?

“La notizia non mi sorprende, era nota a tutti. Deutsche Bank è un istituto a rischio sistemico non sul piano nazionale ma globale, perché è piena di asset tossici, ha cambiato cinque volte il suo gruppo dirigente nel giro di tre anni. Questo vuol dire sicuramente qualcosa. Cosa farà la Germania è molto complicato da ipotizzare. I tedeschi hanno il segretario generale della Commissione europea, Martin Selmayr, che ha sotto di lui tutti i direttori generali della sua stessa nazionalità e che governano 25mila dipendenti della tecnocrazia europea. Si inventerà sicuramente qualcosa per allontare il calice amaro. Speriamo che non faccia pagare i rischi della Deutsche Bank alle banche più piccole, in un gioco che abbiamo già visto ripetersi seppur con una narrazione contraria alla realtà”.

Non è che potrebbe essere proprio la Germania ad uscire prima degli altri dall’euro per salvarsi?

“No, assolutamente. Nessuno uscirà dall’euro, anche se tutti hanno i loro piani B. Economisti e rappresentanti della tecnocrazia europea stanno lavorando su questi piani alternativi e spero che a nessuno venga in mente di attuarli, perché non siamo pronti e non c’è crescita economica. Io credo si possa benissimo vivere con l’euro cambiando le regole e salvaguardando i risparmiatori dai possibili rischi”.

La Merkel ha ammesso che l’Italia è stata lasciata troppo sola sul fronte immigrazione. E’ un cambio di passo nei nostri confronti e verso il nuovo Governo, o non c’è da fidarsi?

“Credo che la Merkel sia sincera, la sua è una forma di realismo. Naturalmente dicendo questo non fa che polemizzare con gli stati di Visegrad che hanno sull’immigrazione una posizione ultra-nazionalista per me assurda. Con la signora Merkel è necessario confrontarsi e discutere. Sono molto fiducioso, perché manderemo in Europa a trattare persone di alto spessore come i ministri Savona e Tria, ma soprattutto come il ministro degli Esteri Moavero Milanesi che dopo essere stato nei governi Monti e Letta, oggi sta nella squadra di Conte. Non è certo un caso, ma l’esempio di una competenza che va ben oltre gli schieramenti politici”. 

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