Conte premier, Sapelli: “Ha vinto Di Maio. Conosco bene Savona”

Interviste

Salvo colpi di scena dell’ultima ora,  il nome del premier che Salvini e Di Maio ufficializzeranno oggi al Capo dello Stato sarà quello di Giuseppe Conte docente di diritto privato alla Luiss di Roma. Lo Speciale ha commentato le indiscrezioni sul nuovo premier e sulla squadra dei ministri con il professor Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, che una settimana fa era stato indicato come possibile premier in quota Lega in alternativa proprio al nome di Conte in quota M5S. Al ministero dell’Economia dovrebbe andare invece l’economista Paolo Savona, già ministro dell’Industria e del Commercio del Governo Ciampi nel 1993. Su Conte premier tuttavia non mancherebbero perplessità da parte del Presidente della Repubblica.

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Conosce il professor Giuseppe Conte, il cui nome oggi dovrebbe essere indicato a Mattarella da Salvini e Di Maio come nuovo premier?

“Personalmente non lo conosco, so soltanto che è un professore fiorentino. Se devo essere sincero non lo avevo mai sentito nominare. O meglio, me ne avevano parlato per una questione che adesso neanche ricordo, mi pare nell’ambito di un arbitrato bancario”.

Un tecnico dunque, ma è questo il premier che serve all’Italia? 

“Norma vorrebbe che il premier fosse una persona dotata di autorevolezza, tecnico o politico ha poca importanza. Personalmente ritengo molto superflua questa differenza. Non è che se uno non appartiene ad un partito o non siede in Parlamento manchi di una visione politica. Un premier certamente dovrebbe essere conosciuto, o come leader politico votato dagli elettori o altrimenti come personalità comunque dotata di un’autorevolezza scientifica, certificata da una carriera consolidata e riconosciuta. Almeno fino ad oggi funzionava così. Conte sicuramente l’avrà, ma non conoscendolo non posso dare un giudizio completo su di lui. Mi vengono in mente figure come Leopoldo Elia o Alberto Predieri, un socialista spesso in predicato di occupare posti di governo. Oggi ho l’impressione che si cerchino le seconde file, ma questo lo dico con rispetto e senza voler offendere nessuno, tantomeno il nuovo premier”.

Sicuramente però conoscerà il professor Paolo Savona che sembra destinato a diventare ministro dell’Economia. Che giudizio dà su di lui?

“Savona è un grande maestro, l’uomo migliore per rinegoziare i trattati europei. E’ un grandissimo esperto di politica monetaria, ha scritto diverse pubblicazioni. Un governo con ministro Savona sarebbe certamente una garanzia. In Europa forse si preoccuperanno non poco, ma dal punto di vista tecnico è una scelta di altissimo profilo”. 

Savona euroscettico?

“Senza dubbio. Lo è stato dall’inizio. Ha fatto il ministro con Ciampi, ma questo non vuol dire niente perché all’epoca era ancora tutto da discutere. Savona è stato allievo di Guido Carli e suo stretto collaboratore. Carli sul Trattato di Maastricht aveva forti riserve e nutriva molti dubbi su certi paletti che in futuro sono stati indrodotti. Se Carli non fosse morto e avesse gestito fino alla fine la partita dell’ingresso nell’euro, probabilmente non saremmo arrivati al punto in cui siamo”.

Conte è vicino al M5S. Questo che significa? Che la scelta di Di Maio ha pesato più di quella di Salvini che su questo nome aveva espresso nei giorni scorsi delle perplessità fino a proporre lei come possibile alternativa?

“Salvini esce da questa storia come una persona responsabile, capace di ingoiare molti rospi pur di andare al governo del Paese. Mi pare evidente che abbia vinto Luigi di Maio, che fra le altre cose è riuscito pure ad imporre questo stile della segretezza che è tipico del Movimento da lui guidato”.

Aver capovolto i paradigmi tradizionali, aver anteposto la definizione del programma alla scelta del premier, è stato utile?

“Assolutamente no, è stato un errore gravissimo. Prima si sceglie il premier e poi questo concorre alla formazione del programma e della squadra dei ministri. Questa mi sembra tanto una fase di transizione politica che non ho capito dove ci porterà. Ho l’impressione che nel modus operandi di queste settimane ci possa essere anche un qualcosa di incostituzionale nel definire certe scelte politiche in assenza di chi è poi chiamato a rappresentarle. Il premier è colui che delinea il profilo politico del governo, non si può lasciare alla fine dei giochi”. 

 

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