Parla Adinolfi (PdF) su “test alle Amministrative, nuovo governo e Chiesa”

Interviste

Tornata amministrativa di domenica 10 giugno, il Popolo della Famiglia torna in campo nelle principali città chiamate ad eleggere il sindaco come conferma a Lo Speciale il presidente del Movimento Mario Adinolfi. Paradossalmente Lega ed M5S, alleati al Governo del Paese, si presenteranno contrapposti in tutta Italia avendo Salvini mantenuto a livello locale le alleanze con Forza Italia. E ad agitare le acque della politica ci ha pensato nei giorni scosi il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana con le sue dichiarazioni contro aborto e unioni gay che hanno fatto insorgere le organizzazioni Lgbt e la senatrice Monica Cirinnà promotrice della legge sulle unioni civili.

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Domenica si vota in 761 comuni italiani. Voi del Popolo della Famiglia dove siete presenti e in che modo?

“Siamo presenti nei Comuni più importanti e nei due Municipi di Roma, il terzo e l’ottavo.  Proprio questi sono i due test che ci interessano di più, primo perché queste due realtà hanno 400mila elettori, ma soprattutto perché sono i luoghi in cui è stato provato e certificato il totale fallimento del grillismo di governo. Il M5S ha amministrato i due Municipi in maniera fallimentare costringendo i cittadini a tornare a votare due anni dopo le elezioni. A Roma ci presenteremo con nostri candidati presidente, senza alcun tipo di apparentamento e la stessa scelta abbiamo fatto a Treviso, Imola, Monopoli ecc. In altre realtà invece siamo entrati in coalizioni con altre forze politiche. Il PdF è presente con il suo simbolo a Brescia, Imperia, Terni, Messina dove ha stretto però alleanze, in alcuni casi di carattere civico, in altri casi entrando in coalizioni di centrodestra”.

Cosa vi aspettate?

“Dovremo valutare se dopo il 4 marzo il nostro consenso in termini percentuali è in crescita, considerando che i temi portati avanti dal Popolo della Famiglia sono diventati oggetto di dibattito negli ultimi tempi. Questo sta a dimostrare che siamo riusciti con la nostra azione ad imporre certe tematiche nell’agenda politica. Per noi è molto importante”.

Come avrà visto in questi giorni il neo ministro della Famiglia Lorenzo Fontana è finito sotto accusa per aver criticato la legge Cirinnà. Nonostante la Lega e il centrodestra in campagna elettorale abbiano cercato di far emergere il profilo cattolico, sta di fatto che Fontana è stato lasciato solo e nessuno ha parlato di abolire la legge sulle unioni civili. Come mai?  

“Noi Fontana lo abbiamo difeso perché si tratta di un eccellente ministro che ha portato nel Governo posizioni che sono proprie del Pdf, tanto è vero che mai come in questi giorni ho rilasciato interviste in suo sostegno. Resta però il problema politico. In un Governo a trazione grillina, in cui il Premier e dieci ministeri sono in mano al M5S, ossia a chi legittima i figli di due mamme, l’utero in affitto e smantella i manifesti per life, è evidente che Fontana non potrà andare oltre semplici enunciazioni di principio. E’ quello che del resto avevamo denunciato già in campagna elettorale quando invitavamo a votare il PdF nella certezza che soltanto noi saremmo stati incisivi e decisivi su quelle politiche. Votando invece genericamente la Lega o lo schieramento di centrodestra ci siamo ritrovati con l’inciucio, che all’epoca si pensava fosse quello fra Renzi e Berlusconi e che oggi invece è fra Salvini e Di Maio. Ci fossimo stati noi del PdF in posizione determinante avremmo potuto favorire la nascita di un governo del centrodestra senza il M5S e anche la cancellazione totale della legge Cirinnà e di tutti gli effetti da questa prodotti, come è scritto al primo punto del nostro programma”.

Il fatto che il nuovo Governo è a trazione grillina, quanto imbarazzo può creare alla Chiesa e alle gerarchie cattoliche?

“Le parole del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, che è tornato a parlare del ruolo dei cattolici in politica, sono emblematiche. Da settimane Bassetti cita don Luigi Sturzo, ossia l’artefice della creazione di un partito unico dei cattolici nel panorama politico, e questo sta a dimostrare quanto la Chiesa sia effettivamente preoccupata. Da un lato perché sta crollando il sistema del Pd a trazione renziana su cui, sbagliando, i vescovi avevano fatto affidamento, dall’altro perché ha preso quota questa nuova esperienza di governo, dove alla trazione grillina si aggiungono tanti altri aspetti che la Cei certamente non condivide e che provengono dal retroterra culturale leghista. Quindi il crollo del centrosinistra da una parte e l’avvento di questa ambigua formula di governo, apre scenari importanti e prospettive nuove per la formazione di un partito dei cattolici. Bassetti però sbaglia su un punto”

Ossia?

“Nel non considerare forse che questo partito esiste già e si chiama Popolo della Famiglia. Perché poi per costruire un partito servono strutture, organizzazione, donne e uomini su tutto il territorio. Un movimento politico non si realizza con i soli convegni ma con la rete dei militanti come abbiamo fatto noi. Sappiamo quanta fatica ci sia costata questa operazione, ostacolata anche dal fuoco amico proveniente da alcuni settori del mondo cattolico e della stessa Cei, ma apprezziamo questa ritrovata voglia di dialogo dei vescovi, auspicando in un’azione unitiva di tutti i cattolici che intendono presidiare come noi la difesa dei principi etici. Azione unitaria che può essere portata avanti oggi soltanto nel Pdf”. 

 

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