Macron non ha mai offeso l’Italia, niente scuse. Conte chiude così il caso

Politica

Le scuse di Emmanuel Macron – per quel riferimento al cinismo italiano in merito ai migranti sull’Aquarius – non sono arrivate nel corso del colloquio telefonico avuto con il premier italiano Giuseppe Conte. Il presidente francese ha semplicemente “sottolineato di non avere pronunciato alcuna espressione che mirasse a offendere l’Italia e il popolo italiano” come riferisce l’Eliseo, nel confermare l’appuntamento di domani fra i due a Parigi.

Nella nota si legge che “il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio hanno confermato insieme l’impegno della Francia e dell’Italia a prestare i soccorsi nel quadro delle regole di protezione umanitaria delle persone in pericolo”. Non si capisce bene cosa questo significhi, perché oltre a non aver ottenuto la parola “scusa”, l’impegno ai primi soccorsi è chiaro che ricadrebbe sempre prima sull’Italia, che si trova nel Mar Mediterraneo a diretto contatto con Libia, Marocco e Tunisia. La Francia dunque si impegna a prendere delle quote di migranti? Non appare scritto, “nel quadro delle regole di protezione umanitaria delle persone in pericolo” può voler dire tutto e niente.

Macron sul punto ha offerto un’indicazione in più: “Ha ricordato di aver sempre difeso la necessità di una solidarietà europea accresciuta nei confronti dell’Italia. L’Italia e la Francia devono approfondire la loro cooperazione bilaterale ed europea per una politica migratoria efficace con i paesi di origine e di transito attraverso una migliore gestione europea delle frontiere e un meccanismo di solidarietà nella presa in carico dei rifugiati”.

Il vero punto per noi arriva dall’impegno di Macron (e Cont)  in vista del Consiglio Europeo di fine giugno, per nuove iniziative da discutere insieme. “Per evocare questi temi e i numerosi dossier di comune interesse, il presidente della Repubblica e il Primo ministro Conte si incontreranno a Parigi venerdì per pranzo di lavoro seguito da una conferenza stampa” cita la nota.

Di fatto “con la Francia il caso è chiuso” ha detto il premier, Giuseppe Conte entrando alla Camera e sottolineando la necessità di “cambiare gli accordi di Dublino”. Poi ha spiegato perché non ha sbattuto la porta in faccia a Macron: “Andrò a Parigi, lui ci teneva molto a mantenere questo invito”.

E ora non resta che vedere i fatti.

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