Conte al vertice, chi non va non conta o conta di più?

Politica

“Sono i vertici europei che danno gli strumenti, non presentarsi è sempre un errore, chi non c’è non conta”. E’ solo uno degli attacchi diretti che il premier Conte sta ricevendo. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ai microfoni di Radio Capital, in merito alla probabile assenza del premier al vertice di Bruxelles sui migranti, pensa che rinunciare a quel luogo per un Paese come il nostro, ovviamente andando non in maniera subalterna, sarebbe un errore.

La vera paura di Zingaretti, che esprime poco dopo, è tutta racchiusa in quel pericoloso multilateralismo nel mondo che mette in discussione “uno scudo come l’Europa che, è evidente, è stato un ostacolo alla formazione di altri baricentri nel mondo. Dobbiamo difendere le nostre ragioni”. Il timore è che chi manca si noti e che il peso delle assenze possa evidenziare che esiste una nuova maggioranza che si oppone ai Paesi che finora hanno fatto il buono e il cattivo tempo.

In realtà il premier Giuseppe Conte “andrà domenica a Bruxelles e giovedì prossimo a Bruxelles” conferma Matteo Salvini.

La strategia è questa: “c’è una proposta utile a difendere i confini e la sicurezza e i diritti dei rifugiati veri, o cambiano queste regole e l’Italia c’è oppure diciamo no”. Andare a discutere qualcosa di utile per il Paese dunque, e non subire la bozza di un accordo preordinato e poco partecipato, come finora è stato.

Non c’è alcun isolamento dell’Italia dunque, come denunciato da Maurizio Martina. 

Intanto filtrano i contenuti della bozza che sarà presentata al mini-summit dalla Commissione europea a una decina di paesi, tra cui Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria, Bulgaria, Grecia, Malta, Olanda e Belgio.

La famosa bozza ‘preconfezionata’, che tanto ha fatto irritare il premier Conte tanto da far girare la notizia da Palazzo Chigi che non si sarebbe presentato, parla di accordi amministrativi per accelerare la ripresa in carico e i trasferimenti di richiedenti asilo che si spostano in altri paesi; meccanismi flessibili di riammissione; controlli ai confini in particolare su autobus, treni e aeroporti; possibili sanzioni contro i migranti che escono dallo Stato membro di primo ingresso; centri di polizia congiunti contro i trafficanti.

Il documento di 4 pagine, anticipato dall’Agi, prevede che i capi di Stato e di governo dei paesi partecipanti al mini-summit concordino “di prendere varie misure pratiche per ridurre immediatamente i movimenti secondari”.

Quello che si sta profilando a Bruxelles rischia di essere per l’Italia troppo poco? Tanto Salvini avverte: o sarà una proposta vera o diciamo no. Per la gioia di Orban e dei sovranisti che crescono in Europa.

 

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