Ballottaggi. Cosa farà ora Salvini e cosa farà il Pd

Politica

Ballottaggi, anzi sballottaggi. Naturalmente il voto di ieri, non è una rivoluzione totale; come sappiamo, il voto amministrativo è condizionato storicamente dal giudizio sulle persone, dalle situazioni locali, da dinamiche spesso clientelari; ma si può parlare di vento.

Un vento che c’è e si palpa. Si consolida quindi, una tendenza che sta attraversando l’Italia dal 4 marzo in poi.
Si rafforzano di fatto le nuove categorie culturali che non sono più da anni “destra-sinistra”, “liberali vs socialisti”, “liberisti vs statalisti”, ma “alto-basso”, popoli contro caste, identità contro globalizzazione, democrazia politica contro economia e finanza. Il polo populista, sovranista, rappresentato da 5 Stelle e Lega, è diventato maggioranza nel paese e il “polo liberal o radical” (Pd e Forza Italia), arranca, arretra.

Il civismo nazionale inoltre, costituisce una nuova realtà emergente (si è visto dai numeri), che laddove non riguarda il vecchio ceto politico che si ricicla, esprime una nuova classe dirigente, una sorta di patriottismo civile dal basso e nuovo radicamento territoriale basato sulla competenza.

Indubbiamente l’effetto governo premia in primis Salvini, vero e proprio asso pigliatutto, che sta cannibalizzando gli ex soci (Fi e Fdi) dello schieramento (di un centro-destra morto e sepolto, quello berlusconiano con una destra a destra, una Lega regionalizzata e gli azzurri, moderati, cattolico-liberali, a fare da centrali-centristi), e sta indebolendo i nuovi partner di governo: i 5Stelle.
Un effetto che certamente produrrà delle fibrillazioni in seno all’Esecutivo da parte della componente sinistra dei grillini.

Ma c’è una partita nella partita. Salvini sta a metà del guado, e sa che ha raggiunto il massimo dei consensi e difficilmente salirà ancora. Domanda: continuerà nell’azione-annuncio di governo, col rischio che prima o poi, se alle parole non seguiranno i fatti, gli italiani inizieranno a stancarsi? O sarà colto dalla tentazione di far saltare il banco e prendersi tutti i consensi del centro-destra e non solo?
Salvini sta “leghizzando” ciò che resta del centro-destra (suoi sono i sindaci vincenti) e sta “leghizzando Di Maio”.

Un’operazione destinata a vincere nell’immediato, ma ad implodere nel lungo periodo.
Ridotta al lumicino Forza Italia, non le restano che due strade: accettare il nuovo ruolo di comprimario di Salvini, tentando di partecipare alla costruzione di un nuovo partito unico del centro-destra a trazione leghista (idea di Toti), o fare il salto della barricata e andare a posizionarsi nel fronte liberal occupato oggi dal Pd (idea di Berlusconi). Tanto i due partiti sono già simili: liberali in politica, liberisti in economia e laicisti sui temi etici. E col patto del Nazareno hanno già governato insieme.

In quanto al Pd, urge un bagno di sangue e di umiltà: nessuno comprende più quale sia la sua vera identità. Da secoli ha lasciato le sponde social-democratiche, laburiste, democratico-clintoniane, e non ha assunto una fisionomia precisa. Renzi insegue ancora il “progetto-Macron”, un partito liberale di massa mirato a intercettare quei ceti che prima flirtavano col Cavaliere. Ma è giusto proseguire in questa direzione o vuol dire darsi definitivamente la zappa sui piedi?

La verità è che il Pd si è trasformato in un “partito radicale di massa”, con le sue politiche di governo, ha solo affermato il primato pannelliano dei diritti civili-borghesi (logica liberal), abbandonando i diritti sociali ed economici (gli ideali di uguaglianza e giustizia sociale di difesa degli ultimi), la ragione sociale della sua esistenza; valori attualmente meglio difesi dalla Lega e dai grillini. Oggi gli ultimi, gli sfruttati, gli emarginati, gli anonimi sono gli italiani (e questo Renzi, Martina, Calenda, Orfini, Franceschini, Gentiloni, Orlando e copany, non l’hanno ancora capito). Le politiche del Pd si sono rivolte alla casta, ai difensori benestanti dello status quo, alle banche, alle lobby finanziarie, alla Ue? Così sembra aver giudicato il popolo.
E infatti il Pd dal 40% è sceso a meno del 10.

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