Francia. Maggioranza-Ursula pure a Parigi? I partigiani del campo lungo non cantino vittoria

domenica, 7 Luglio 2024
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Ballottaggi. Nuovo Fronte Popolare primo, Ensemble secondo, Rassemblement National, addirittura terzo. E ancora: secondo le prime proiezioni il Nuovo Fronte Popolare raccoglierebbe tra 171 e 187 seggi, Ensemble di Macron tra 152 e 163; la Le Pen 134-152 seggi. Domani il premier Attal si dimetterà. Vedremo il seguito.

Nonostante l’enorme affluenza degli elettori (il 60%), nessuno ha raggiunto i numeri per governare (ergo, si dovrà formare o un governo di coalizione o di minoranza).

Morale, la Francia della “desistenza” e della “resistenza” (antifascista) si avvia a vivere giorni difficili, convulsi, parzialmente moderati dal fatto che è una Repubblica semipresidenziale e quindi, Macron-Napoleone III, avrà qualche carta da giocare.
La palla infatti, ora a lui, che non ha del tutto perso e non ha del tutto recuperato, il quale ha già detto che “il centro non è morto”. E la palla pure alle varie formazioni che hanno formato in fretta e furia il Nuovo Fronte popolare (nella coalizione figurano France Insoumise, il Partito socialista, gli Ecologisti, il Partito comunista, Place Publique e diverse altre piccole formazioni politiche della galassia progressista francese).
Che faranno? Di quanti seggi al loro interno disporranno? Come coabiteranno tra loro? Con quale programma? E soprattutto, dialogheranno con Macron, oppure no? Cosa tenteranno di imporre all’Eliseo? E Macron cosa deciderà?

Jean-Luc Mélenchon ha già fatto capire di voler diventare premier. E dubitiamo che possa farlo, date le sue posizioni politiche estremiste.

Ci restano alcune considerazioni di carattere generale, considerando pure i sicuri effetti europei del voto transalpino.
L’avevamo scritto, previsto, e abbiamo avuto ragione. La destra ovunque è “pro”, mentre la sinistra ovunque è e resta “contro”.
In Francia, il vento dal basso, contro le élites fallimentari, globaliste, laiciste, dei poteri forti ammantati di narrazione democratica, inclusiva ed ecologista, come a Bruxelles, non è passato nel concreto. L’Ancien regime con i suoi schemi novecenteschi, si è blindato e al momento è riuscito a fermare il cambiamento. Solo a rimandarlo, come hanno assicurato Bardella e la Le Pen.

Anche in Francia, a conti fatti, ha prevalso la paura. La paura del fascismo usato ossessivamente per delegittimare chi propone un altro modello di società, di cultura, nazione, economia, famiglia.

Già le notizie di mobilitazione della polizia e delle altre Forze dell’Ordine, a Parigi e non solo, avevano fatto capire quale clima fosse riuscita a costruire la sinistra. Un clima di odio e di divisione, naturalmente attribuito alla paventata vittoria degli avversari-nemici.

La drammatizzazione ha avuto dunque il sopravvento e il primo turno è stato radicalmente rovesciato.
Come detto, sembra la fotocopia di ciò che è già avvenuto a Bruxelles, dove socialisti, liberali e popolari, ignorando il vento di destra, hanno ribadito velocemente la vecchia maggioranza-Ursula. Ha retto per ora ancora una certa visione della democrazia, squisitamente giacobina. Un modello ideologico, stile-Robespierre che ha portato fin dai primi risultati del primo turno centinaia di migliaia di persone a protestare contro la democrazia “nel nome della democrazia” (la loro).

E poi, il sistema elettorale. Ci dispiace dare ragione al ministro degli esteri russo Lavrov, il quale, a proposito del voto di oggi, ha parlato di certa e scientifica manipolazione. Bruxelles, con la ripartizione dei seggi su base demografica e Parigi col meccanismo del ballottaggio che spinge a votare contro, sono due inganni dall’alto. Stabilizzano il potere.
Ma i partigiani del campo largo italiano (dalla Schlein a Conte) non cantino vittoria. Il parlamento francese vivrà fasi magmatiche.
Bisognerà vedere come il Fronte popolare troverà la quadra sull’economia, la politica estera, Kiev, la Palestina, l’immigrazione, l’ecologia.

La certezza che abbiamo è che sarà una legislatura “fluida”. E Macron, dato che la Francia è una Repubblica semipresidenziale e non parlamentare, avrà ancora qualche margine di manovra. Formerà anche da lui una maggioranza-Ursula con liberali e sinistra, spezzando il Fronte popolare arrivato primo?

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