L’Europa cade a pezzi. Bonino fa la ‘Cassandra’ sul futuro del progetto europeo

Politica

È uno dei momenti più bui della democrazia liberale aveva detto. Domani “rischiamo la disintegrazione del progetto europeo” dice oggi Emma Bonino, (Più Europa) che nella trasmissione radiofonica Circo Massimo parla del Consiglio Europeo di domani che avrà al centro l’immigrazione.

Ma se uno non è liberale è illiberale punto e basta? Se uno non è europeista è nazionalista?

Secondo l’ex ministro degli Esteri l’Europa è nei guai, c’è poco da fare. Il vertice “porterà a molto poco. Quando le politiche europee sono affidate ai Capi di Stato, sono fallimentari”. Insomma non si può rischiare di scambiarla per una sovranista, anzi. Il ritorno allo Stato per lei sarebbe un ritorno al passato poco fruttuoso e disastroso per le finanze del Paese.

Il problema è che oggi gli europeisti appaiono più una nicchia (ben amplificata dai media) ma sostanzialmente, stando al consenso ottenuto il 4 marzo, non si tratta neanche del 3% degli italiani; infatti la lista Più Europa è rimasta fuori dal Parlamento e solo la Bonino è entrata come senatrice.

Il progetto “illuminato” europeo è apparso alla maggioranza del Paese sempre più elitario, come non è mai piaciuto il primato dell’economia sulla politica (sulla polis). I cattolici poi, non hanno mai mandato giù l’assenza di un richiamo ai valori cristiani dell’Europa, quella Grande Europa delle cattedrali con patrono San Benedetto, il patriarca del monachesimo occidentale (per creare un’unità duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma senza valori fondanti comuni non regge), il monaco che aprì una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. E civiltà fu, tanto da far rimpiangere tutta quella ‘promozione umana’ anche ai non cristiani.

“Sono anni che mi sgolo a dire che, più che sull’euro, il rischio di disintegrazione dell’Unione Europea sarebbe avvenuto sulla mobilità globale. Mi dispiace fare la Cassandra” insiste però Bonino. che sostiene la necessità di cambiamento, ma a condizione che si ragioni. Da questo governo vede solo proclami al di sotto della ragione, che parlano alla pancia del paese ed evocano paure.

Sarà così, fatto sta che gli italiani non capiscono certi discorsi e non capiscono l’Europa, quello che è diventata, le amministrative confermano la forza dei partiti anti-europeisti in questo momento.

 

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