Assemblea Pd. Perché i dem continueranno a perdere, con o senza Renzi

Politica

Pd ormai vuol dire “Perdita Definitiva”, Sconfitta Definitiva. Su Lo Speciale ce ne siamo occupati più volte. Se si fa un’indagine statistica, nessuno, crediamo, è in grado oggi di spiegare il dna-dem: è un partito laburista, social-democratico, democratico all’americana, liberal, radical?

Un po’ tutto e un po’ niente. Tanta demagogia formalmente “popolare” (alternativa al populismo), tante parole buoniste, laiciste, democratiche, rassicuranti, vincenti, sociali e solidali, ma tanta realtà lontana al popolo, tanta sostanza classista, elitaria, contigua ai più garantiti, ai difensori dello status quo; ormai in linea con gli interessi delle lobby bancarie, finanziarie, filo-Ue e dei poteri forti, delle grandi imprese.

Ma su tutto, una cosa: è un “partito-persona” (come gli altri). Era il partito di Renzi e ora stenta a liberarsene, ancora schiavo del suo fantasma.
Anche alla Assemblea romana dell’Ergife ne abbiamo avuta la riprova. Renzi che pontifica, se la prende con “l’algida sobrietà” di Gentiloni e che non comprende invece, le ragioni della sconfitta (la sua narrazione).

Un’ottusa cecità politica di fronte ad una rottamazione mai avviata. Un riformismo istituzionale mai decollato, con numeri sempre alterati (l’occupazione, il lavoro, l’economia etc). Un bagno di umiltà doveroso per ripartire. Che sembra pura utopia.
E soprattutto, un’opposizione renziana, oscillante tra ‘recita’, astrazione e la consapevolezza che i numeri (dei parlamentari, scelti in base al Rosatellum 2.0 e quindi, dall’allora segretario), sono ancora nelle mani dell’ex sindaco di Firenze.

Per quanto tempo ancora il Pd rimanderà il dibattito sui contenuti e continuerà con lo scontro interno? Limitato al suo ceto politico?

Che fine hanno fatto gli Orfini, i “collisti” (amici del Colle), Gentiloni, Orlando, Franceschini; gli irregolari (Zingaretti, Emiliano), gli avulsi (Calenda)? Al di là delle dichiarazioni per i media, nulla, non pervenuti nell’assemblea. Il compromesso è stato scegliere di non scegliere. Anzi rimandare: affidarsi a Martina, eterno capo provvisorio.

La minaccia di Renzi, infatti, chi ha colpito? Dove è andata a parare? Quel “ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso, e dal giorno dopo tornerete a criticare chi ha vinto”, sa di bullismo ideologico, di gestione padronale. Una minaccia che può essere, però, comodamente rovesciata a livello esterno: il Pd tornerà a perdere non il congresso, ma le elezioni. Il conto con gli italiani.

Anziché ripensare da sinistra la sua ragione sociale, tornare alle origini culturali e attualizzarle, sembra ancora orientato e condizionato dal mito del “partito della Nazione”. Che adesso prende e prenderà il nome di “progetto Macron”. Un mega partito unico, mirato ad assorbire i ceti berlusconiani, nel nome di un contenitore laicista, europeista, garantista e liberista.
Lasciando sempre più scoperta l’ala sinistra, ridotta al lumicino.

In questo c’è tutto il mito incapacitante dei dem. Gradualmente il Pd ha abbandonato il suo presidio storico: la classe operaia, i diritti dei lavoratori, la coscienza di classe, la lotta ad un sistema economico (il capitalismo selvaggio) che impoveriva, e produttore naturale di ingiustizie e disuguaglianze sociali. Da Occhetto in poi, è diventato “partito radicale di massa”, partito liberal, bandiera di quella borghesia progressista e laicista (molto elitaria), abbandonando i diritti sociali ed economici, per abbracciare soltanto quelli civili (unioni civili, biotestamento, divorzio breve, matrimoni egualitari). I lavoratori, i disoccupati, gli emarginati, si sono sentiti orfani e hanno cominciato a guardare altrove, perdendo la “percezione di classe”. Il Pd ha finito per difendere i già garantiti, gli impiegati pubblici, i difensori dello status quo, i benestanti, e lentamente ha consegnato i poveri, gli emarginati, i disperati alla destra e ai grillini. Capaci di offrire suggestioni salvifiche (il sogno berlusconiano fai da te), e semplificazioni più efficaci: “Siete poveri per colpa dell’economia, delle élite, della casta padrona, della Ue e dei migranti”.

Come se non bastasse, il pensiero radical e liberal (essendo la fonte dell’individualismo di massa), inesorabilmente mina, erode, qualsiasi relazione, qualsiasi legame comunitario, pubblico, la coesione sociale e civile, quel “noi”, radice antica della sinistra.

E se l’io (la società delle pulsioni dell’io) trionfa. La gente va dall’originale, non segue l’imitazione. E oggi, l’io, vuol dire chiusura, fare solo i propri interessi, egoismo, sovranismo, populismo.
Logico che, da questo punto di vista, molti voti di sinistra siano andati ai 5Stelle e a Salvini. Colpa del pensiero sbagliato della destra? No. E’ la logica evoluzione culturale e politica della sinistra, che ha partorito la liquidità attuale. Una riflessione profonda che il Pd non può più rimandare. Pena, scomparire.

Condividi!

Tagged