La crisi (sempre più nera) del Pd: ultime su Renzi, Chiamparino, Zingaretti…

Politica

Il Pd e la sua crisi non ancora risolta. Ogni mattina, in redazione, un giornalista arriva sapendo che dovrà fare almeno un “giro” sulle agenzie dem, cercando di trarne un’idea che non sia solamente il caos. E così è anche oggi.

“In riferimento a quanto scritto da alcuni quotidiani odierni si precisa quanto segue. Non è vero come scrive il quotidiano ‘Repubblica’ che Renzi punta all’attendismo. Non è vero, come scrive il ‘Giornale’, che Renzi tratta con Zingaretti come ben sa chi ha ascoltato Renzi all’Assemblea nazionale. Renzi è in Sudafrica per ricordare Nelson Mandela e sarebbe opportuno non citarlo senza motivi fondati”. E’ la prima precisazione che salta agli occhi, ed è ad opera dell’Ufficio stampa di Matteo Renzi.

Ma a un Renzi che precisa, corrisponde un Cuperlo che analizza. Nominato nella segreteria del Pd responsabile “alleanze”, in una intervista a Il Fatto  è tornato sul tema-crepa del dialogo coi 5 stelle così: “È stato un errore tifare perché un movimento carico di ambiguità ma che ha anche raccolto voti da sinistra si saldasse alla destra peggiore. La logica di chi urlando ‘al lupo’ ha fatto di tutto per aprirgli la gabbia è la cosa meno comprensibile di questi mesi” e “non perché l’indomani dovessimo fare un governo con Di Maio, ma perché la sinistra ha sempre cercato di rompere la saldatura dell’altro campo. Non so quale sarà l’evoluzione del M5s. Nel primo tratto la Lega ne ha divorato l’immagine rovesciando i rapporti di forza. Vedo l’anima di destra anche nel partito di Grillo ma lì vivono contraddizioni profonde: compito di una opposizione intelligente è farle emergere”.

Cuperlo poi dice di apprezzare Nicola Zingaretti per la serietà e le capacità di governo, a cui ha spiegato che serve discontinuità con le ultime stagioni in termini di impianto, classe dirigente, concezione del potere. E Calenda? Una cosa è il Fronte Repubblicano per lui, altra è ricostruire un centrosinistra figlio di larghe alleanze sociali prima che politiche.

Non poteva che concludersi la mattinata con un annuncio importante: “Dopo una stagione di sconfitte, anche sul nostro territorio, è assolutamente necessario dare un forte segnale di discontinuità e ricambio, a cominciare dalla costruzione di una nuova classe dirigente” ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino in una nota, ribadendo l’intenzione di “non ricandidarmi né con questa coalizione né con nessun rassemblement più o meno immaginifico”. Insomma, in questi tempi di crisi, meglio un elegante presa d’atto che insistere con il presenzialismo a tutti i costi (elettorali).

Ci pensa Graziano Delrio a rimettere tutti in riga sperando che i nuovi membri della segreteria Pd, neo nominati, si mettano rapidamente a lavoro per poter produrre quei documenti congressuali, perché il congresso è già iniziato e sperando che presto si arrivi a delle basi di discussione sulla nuova strategia del Pd. Per lui occorre “trovare un linguaggio, un posizionamento prima di tutto, quindi idee e principi rinnovati e poi si parlerà anche del candidato” ha detto.

E la domanda di un giornalista dopo questo giro di agenzie sarebbe questa: tutto nuovo anche le facce?

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