Migranti. Ai pacifisti di casa nostra restano le magliette rosse

Politica

Magliette rosse che evocano un colore forte e tanti ricordi: Garibaldi, il comunismo, i partigiani gappisti, il fronte popolare Pci-Psi del 1948.
E ora rappresentano (l’iniziativa lanciata da Libera) la battaglia solidale con i profughi, i migranti, nel nome e nel segno “dei ponti contro i muri”. Ovviamente (decodificato), si tratta di una mobilitazione ideologicamente e politicamente ostile al nuovo “fascismo in salsa populista”. Ossia, il governo gialloverde, reo di produrre una politica xenofoba, nazionalista, egoista, omofoba, mirata ad affossare i diritti civili, sociali, economici, la libertà, l’uguaglianza, l’idea assoluta e indiscutibile del cittadino del mondo, senza frontiere, senza confini e limiti.

Sono gli “indignati morali”, i professionisti dell’umanità, i talebani del giacobinismo democratico, sempre pronti a commuoversi per migranti, bambini che piangono in prossimità dei muri di Trump, e ignorano, chiudono gli occhi di fronte ai morti civili del sistema economico che uccide la libertà e la dignità dei lavoratori (guardiamo alle statistiche, i numeri nostrani degli alcolizzati, dei drogati, i sette milioni di depressi, i 14 milioni di italiani che fanno uso di psicofarmaci etc); ignorano i morti per aborto (da noi, 6 milioni da quando è entrata in vigore la legge 194), e magari considerano una conquista moderna, l’utero in affitto: il comprare e vendere bambini, sottratti per soldi alle madri naturali.

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Vediamo chi sono questi simboli: Don Luigi Ciotti, bandiera di quel cattolicesimo, fondamentale nella battaglia per la legalità, ma dottrinariamente sempre più vicino alle posizioni di don Gallo, e pericolosamente contiguo al “cristianesimo senza Cristo”, quella religione laicista, umanitaria, pacifista, ecologista, utopistica (il mito del mondo migliore), alleata oggettivamente delle politiche moraliste e giustizialiste a senso unico della sinistra. Uno schema che divide il mondo in buoni e cattivi, nel male e in chi incarna il bene, l’etica, la morale, la democrazia etc.

Gad Lerner, giornalista impegnato. Alessandro Gassman, attore impegnato. Roberto Saviano, basta la parola. Laura Boldrini, icona del laicismo e dell’antifascismo militante.
Per carità, tutte posizioni legittime. Ma che si basano su una visione non dialettica della politica, ma morale, che non discrimina, esalta per definizione, tutte le diversità (sessuali, etniche, religiose), ma che finisce per negare cittadinanza e delegittimare, come male assoluto unicamente chi non accetta, chi si oppone al pensiero unico; quel semplice avversario che si trasforma inesorabilmente in nemico da eliminare. Indignati morali che non capiscono ancora come mai gli italiani siano andati dall’altra parte.

E ovviamente, anche su questo hanno una risposta certa (ideologica): i cittadini vanno educati (da loro); se sbagliano regrediscono a rango di plebe, turlupinati dalle tv di Berlusconi o ingannati dalla demagogia di Salvini. Perché loro sono la cosa giusta, perfetta, pura, sono il buono e la verità.
Pacifisti a orologeria, classisti, elitari e di parte: sempre presenti contro la guerra in Vietnam, la guerra del Golfo, sempre assenti quando la guerra la fa la sinistra, appunto la guerra umanitaria (la famosa ingerenza democratica).
Dove stavano le magliette rosse, quando si è ordita la guerra in Kosovo o quando si è bombardata la Libia?

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