Caccia al refuso sul Corriere: quando Matteo Salvini diventa Matto

Politica

Colpa del caso, semplice errore, pura coincidenza? Ai lettori il giudizio. Ogni giorno in tv, dalla Rai a La7, il rapporto tra ospiti (politici, giornalisti, studiosi, imprenditori), ostili al governo giallo-verde e difensori è almeno di 4 a 1. E se a tale sproporzione aggiungiamo la faziosità evidente di alcuni conduttori e dei filmati di appoggio alla discussione, il dato è tratto. Il potere mediatico (figlio del vecchio potere politico) è visceralmente contro Palazzo Chigi.

Qualcuno dirà che la stampa è la coscienza critica del tempo e per sua natura difende la democrazia, la libertà d’opinione, ma la realtà è che questa livorosa controinformazione non c’era ai tempi di Renzi-dominus. Forse solo al tempo di Berlusconi-rex, considerato l’ultima incarnazione del fascismo. Oggi rappresentata, nella versione populista, dal Salvini, il nuovo male assoluto.

La verità, purtroppo, c’entra poco con la democrazia, c’entra con l’appartenenza: giornalisti, autori e conduttori tv sono in maggioranza radical e liberal, mentalmente e culturalmente (oltre che per retaggio clientelare), dentro queste categorie, che coincidono ancora, guarda caso, col Pd, la sinistra, i radicali, al massimo i catto-progressisti. Per carità, ognuno la pensi come vuole, ma nessuno può trincerarsi dietro l’obiettività.

Vediamo il caso di oggi. Il Corriere della sera, algido e compassato primo organo nazionale. Espressione di quella che un tempo era la borghesia produttiva e moderata, foglio qualche anno fa del partito dei tecnici alla Monti, e oggi apertamente nemico del governo giallo-verde. Quotidiano di quella borghesia laicista, progressista, filo-Ue.

Sfogliamo la sua libertà, pagina per pagina: prima pagina: “Lavoro, il governo si divide”. Seconda pagina:Lega-5Stelle sfida sui voucher, Di Maio alzeremo un muro” (muro contro chi? Salvini? Poi, se si legge nel pezzo si riportano le frasi di segno opposto e concilianti di Di Maio. Ma la percezione del lettore è data comunque dal titolo e dall’occhiello). Terza Pagina: “Il ministro Tria dice no ad un annuncio al giorno” (palese critica nei confronti di Salvini e Di Maio). Quarta pagina: “I 5 Stelle, porti chiusi solo per le Ong (ancora per evidenziare la differenza tra Lega e grillini di governo)”. Pagina 5: “Trenta, dobbiamo fare, non stare sui giornali” (ennesimo segnale a Salvini, reo di pensare troppo agli spot). Pagina 6: “Mattarella blocca Salvini che parla di fondi” (tanto per confermare le bacchettate del Quirinale contro la Lega, ribadendo una non ingerenza presidenziale a correnti alternate: sui rimborsi elettorali no, sull’ortodossia europea e sull’euro, sì).

Insomma, se l’accusa che tutti fanno ai populisti è di alimentare la percezione (non la realtà) riguardante immigrazione, sicurezza, economia (a dispetto della verità e dei numeri positivi) e in base a questa comunicazione prendere i voti; il sistema mediatico e istituzionale ripaga con la stessa moneta: alimenta la percezione di un governo appena nato, in perenne campagna elettorale, già in fibrillazione, già da diviso al suo interno. Come se avesse i mesi contati, fase di dolore che precede il ritorno alla normalità.

E il mostro da sbattere in prima pagina, il vero ostacolo a questo disegno, è naturalmente Matteo Salvini. Divertente ed estremamente significativo il refuso di pagina 2 sempre del Corriere della Sera. Nell’articolo, a firma Fabrizio Massaro e Mario Sensini, quando si parla del ministro degli Interni, anziché Matteo Salvini, viene scritto “Matto Salvini”.
Refuso, lapsus freudiano, etichetta psico-ideologica? Lasciamo ai lettori decidere.

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