Sanno di perdere. Boldrini chiede lista unica senza simboli ma Renzi ha progetto Macron

Politica

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Lista unica e senza simboli per le europee, ossia un centrosinistra senza Pd, Leu o altre formazioni minori, propone l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, deputata Leu, in un’intervista a Repubblica.

Lo slogan sarà: “Cambiare l’Europa per salvare l’Europa”. Insomma un’ammissione che poi le cose così bene non andavano, eppure per anni la sinistra ha continuato a parlare di immigrazione senza preoccuparsi troppo della gestione e delle periferie che nel frattempo sono diventate un covo di spacciatori e delinquenza di vario genere.

Ma ora la Boldrini chiede di lavorare “senza paraocchi a una proposta competitiva e invece non mi pare che il centrosinistra si sia reso conto della posta in gioco che incarnano le elezioni 2019″. Insomma, la campagna elettorale non può la stessa delle politiche di marzo o per la sinistra è finita, anche perché al momento è data al 29% l’intera coalizione, ossia una catastrofe.

“La soluzione non è una sommatoria di storie o percorsi stanchi e di simboli logori” per la Boldrini però, che propone “una grande lista unica in cui non vedo le ‘nostre’ insegne tradizionali: un progetto che nasca dal confronto largo e serrato con tanti mondi che guardavano alla sinistra e hanno smesso di votarci”. L’ex presidente della Camera torna a pensare ai lavoratori, alle periferie e al popolo? Sì, ma quel popolo delle ‘magliette rosse’ di don Ciotti, i protagonisti dell’ambientalismo, del femminismo, del privato sociale, alla rete dei sindaci spesso lasciati soli, che non sono proprio oggi la maggioranza. Lo avrà capito la Boldrini? Il problema della sinistra è che rimane ideologica ache quando l’ideologia può provocare solo danni e ulteriori distacchi dalla realtà, che oggi apparemolto più stratificata e difficilmente identificabile rispetto a una volta.

Fatto sta che per Boldrini quelli con le magliette rosse sono le persone (e le idee) da mettere al centro di una piattaforma di valori e contenuti: come partiti di sinistra dovrebbero sostenere questo sforzo.

Cinque le priorità da indicare, che elenca: “Primo: cambiare le politiche economiche e sociali, quindi non inserire il fiscal compact nei trattati e liberarci da vincoli. Secondo: la centralità degli investimenti nella green economy. Terzo: armonizzare le politiche fiscali dell’Unione, introducendo web tax e carbon tax. Quarto: rivedere il regolamento di Dublino, con quote di richiedenti asilo per tutti i Paesi. E infine: una grande strategia europea per i diritti civili, delle donne, contro l’omofobia”.

Gli italiani le sentiranno come priorità proprie? Dalla rete emergono i primi dubbi.

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