Migranti e vitalizi, parla Becchi: “E’ una giornata storica, ma basta coi cerotti”

Interviste

Nasce l'”asse dei volenterosi” in Europa, definito anche “asse anti-sbarchi”, formato dai ministri dell’Interno di Germania, Italia e Austria. Salvini, Seehofer e Kickl hanno convenuto sulla necessità di fermare le partenze e di accettare soltanto i migranti che scapperanno dalle guerre. Linea accettata da Berlino e che sembra consacrare una vittoria della linea Salvini. Ma è davvero così? Lo Speciale lo ha chiesto al filosofo Paolo Becchi con cui ha discusso anche la questione dei vitalizi, cavallo di battaglia del M5S oggi in discussione. Di Maio ha parlato di “giornata storica” e ha mandato segnali all’alleato leghista perché non faccia scherzi. Come storica è sembrata essere la giornata di ieri per Salvini al vertice dei ministri europei in Austria.

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Salvini, Seehofer e Kickl hanno dato vita all'”asse dei volenterosi” stabilendo l’impegno comune a bloccare le partenze dei migranti, accettando soltanto quelli che scapperanno dalle guerre. E’ una giornata storica?

“Certo che sì, e questo dimostra che Salvini al Viminale è l’uomo giusto al posto giusto. La strategia lui l’ha avuta chiara sin dall’inizio e la sta portando avanti. Il Governo si sta caratterizzando con una forte discontinuità rispetto alla politica migratoria degli ultimi anni. E’ riuscito ad imporre la logica secondo la quale si possono accettare soltanto i profughi, quelli cioè che scappano dalle guerre, e non i migranti economici, scaricando per giunta tutto il problema sull’Italia. L’asse che si è creato con  Seehofer e Kickl rende ancora più possibile la costituzione di quell’internazionale sovranista che auspico in previsione delle prossime elezioni europee”.

Dunque è stata sconfessata la linea Monti-Letta-Renzi, secondo la quale non era possibile rifiutare i migranti?

“Direi che è stata sconfitta anche la linea Boeri, quella di chi dice che gli immigrati sono necessari per pagarci le pensioni. Non capisco proprio come si possa sostenere una cosa del genere. Solo il tentativo di giustificare una cosa ingiustificabile. Un Paese che ha cinque milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e ha una disoccupazione record, come può pensare di accogliere anche masse di migranti economici?”

Però va detto che anche la Merkel ha cambiato la sua posizione venendo incontro alle richieste italiane. Ha capito che in questo momento è prioritario fare gli interessi della Germania, e quindi indirettamente i suoi, visto che i tedeschi sono sempre più favorevoli alla stretta sull’immigrazione e alla chiusura delle frontiere?

“La Merkel ha agito spinta dallo spirito di sopravvivenza. Mai come la scorsa settimana il suo Governo è stato tanto in bilico. Non poteva permettersi una crisi, per giunta provocata non da un altro partito, ma da Seehofer che è il leader della Csu, ossia la versione bavarese della Cdu. Dal canto suo il Ministro dell’Interno non poteva in alcun modo retrocedere dalla sua politica anti-immigrati se si considera che a breve in Baviera ci saranno le elezioni regionali; la Csu rischiava altrimenti di perdere consensi in favore di Alternative für Deutschland e non avere quindi la maggioranza assoluta. Il fatto che la Merkel sia scesa a compromessi e stia trattando accogliendo certe richieste prima per lei inconcepibili, significa che i sovranisti stanno vincendo sui globalisti nell’Unione europea. Il dato saliente mi sembra questo”. 

Alla giornata storica di Salvini in Austria, Di Maio contrappone la giornata storica del taglio dei vitalizi in Parlamento. Condivide?

“Il taglio dei vitalizi è importante, per altro smaschera anche le falsità di chi, dalle parti del Pd, ci ha fatto credere fino ad oggi che questi non c’erano più. E’ una battaglia necessaria sul piano simbolico prima ancora che economico, visto che alla fine il risparmio non sarà poi così determinante a cambiare lo stato delle finanze pubbliche. Ma è importante far capire agli italiani che ce ne freghiamo altamente dei tanti paperoni che oggi si lamentano in televisione dicendo che senza più il vitalizio dovranno campare con la pensione sociale. E aggiungerei pure che in questo modo viene ripristinato lo stato di diritto anche sul piano dell’equità sociale”. 

Dopo aver avuto successo in Europa con i migranti e in Italia con i vitalizi, quale dovrebbe essere il terzo colpo da mettere a segno ora per il Governo?

“Ciò che mi spaventa di più è ‘la politica del cerotto’. Prendiamo ad esempio il Decreto Dignità. Adesso probabilmente fra Lega ed M5S si raggiungerà un compromesso. Di Maio accetterà la reintroduzione dei voucher per le piccole e medie imprese che ne hanno bisogno soprattutto al nord, e in cambio la Lega darà il via libera al Decreto e alle richieste dei 5S. Però non è così che si cambia il Paese. E io francamente non ho ancora capito quale sia la politica economica dell’Esecutivo. Finora ho visto soltanto il tentativo di risolvere certe divergenze mettendo un cerotto da una parte e uno dall’altra. Ma con i cerotti non si guarisce dalla malattia”.

Ottenere maggiori concessioni dall’Europa e la revisione dei vincoli. Non basta?

“Ma per carità! Se rispettiamo i vincoli europei, continuiamo a considerare prioritaria la riduzione del debito pubblico, e ci ostiniamo ad inseguire il pareggio di bilancio, non faremo mai una seria politica economica. Ma per ottenere la revisione dei vincoli e la libertà di sforare i parametri, bisognerà andare in Europa con le mazze. Basti vedere le difficoltà in cui è messa la Gran Bretagna per uscire dalla Ue. E loro non hanno nemmeno l’euro. Noi addirittura mettiamo in croce il ministro Savona che esprime la necessità di avere un piano b in caso di uscita dall’euro. Certo che dobbiamo averlo. Vogliamo forse fare la fine di Tsipras in Grecia?”

In sostanza cosa propone in campo economico?

“Una seria politica degli investimenti pubblici, puntando soprattutto sulle nuove tecnologie, l’informatica e l’intelligenza artificiale. Serve una strategia a lungo termine che abbia una prospettiva di sviluppo futuro per il nostro Paese. Di questo purtroppo non vedo ancora traccia. Vedo soltanto qualche lodevole iniziativa come il Decreto Dignità che però assomiglia tanto ad un pannicello caldo. Dà risposte ai problemi del lavoro ma temo non contribuisca a crearne di nuovo”. 

 

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