Cassazione stupro, l’analisi di Roberta Bruzzone: “Come dire che se l’è cercata”

Interviste

“Se la vittima di uno stupro si è ubriacata volontariamente, resta la violenza sessuale ma non c’è aggravante”. Lo ha stabilito la Cassazione con una sentenza che sta facendo molto discutere e che non trova d’accordo la criminologa Roberta Bruzzone intervistata da Lo Speciale. Il caso in questione è quello di una ragazza che avrebbe subito una violenza sessuale da parte di due cinquantenni dopo essersi ubriacata. I giudici della Cassazione hanno stabilito, infatti, che se da un lato non si può sostenere che una donna ubriaca possa prestare un “consenso valido” ad un atto sessuale, ritenendo quindi i due comunque colpevoli dello stupro di gruppo, dall’altro hanno specificato che per applicare l’aumento di pena, l’alcol debba essere imposto contro la volontà della persona offesa.

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Se la vittima di stupro si è ubriacata di sua volontà e viene violentata, secondo la Cassazione non c’è aggravante e quindi aumento di pena. Condivide questa sentenza della Cassazione?

“Ritengo questa valutazione molto discutibile. Stabilire la volontarietà circa l’assunzione di determinate sostanze, alcol compreso, che possano provocare uno stato di alterazione sotto il profilo psico-fisico, è un parametro difficile da stabilire almeno dal punto di vista neuro-scientifico. Mi piacerebbe comprendere come i giudici saranno poi in grado di accertare in maniera equivoca la volontarietà o meno dell’assunzione di sostanze alcoliche. Va detto tuttavia che si tratta di una vicenda non nuova sul piano della controversia, visto che spesso nei processi ci si trova di fronte a problematiche di questa natura. Questa sentenza cerca di mettere un punto e delineare un confine, ma si tratta a mio giudizio di un confine molto labile. Consideri poi che spesso vengono incluse all’interno dei cocktail che si assumono volontariamente, sostanze in grado di portare la vittima in maniera più rapida ad una condizione di alterazione e disinibizione”.

Appunto per questo. Lo stato alterato della vittima non dovrebbe rappresentare, sempre e comunque, un’aggravante per chi commette uno stupro?

“A prescindere dal fatto che una persona decida o meno di ubriacarsi, che sia o meno consapevole della quantità di alcol che sta bevendo e del fatto che questa possa portare ad una condizione alterata dal punto di vista psico-fisico, tutto questo non può in assoluto scavalcare la mancanza di consenso. L’aggravante della minorata difesa secondo me non può essere messa in discussione in certe situazioni. Se la vittima si trova in una condizione di totale alterazione e quindi non è nelle condizioni di prestare il consenso e per questo viene sottoposta ad abusi sessuali, lo scenario non può non considerarsi aggravato rispetto a quello in cui questa sia completamente lucida. Questa decisione dei giudici va nel senso esattamente opposto ai pronunciamenti che ci sono stati fino ad oggi. Il reato di violenza sessuale ovviamente non decade, ma l’aggravante della minorata difesa posso assicurarle può essere fondamentale nel calcolare l’aumento della pena”.

Perché i giudici hanno adottato questo orientamento pur sapendo che d’ora in poi questa sentenza potrebbe essere facilmente strumentalizzata dagli avvocati in processi per casi analoghi?

“Questa sentenza mi ha sorpreso molto, quindi mi sono ripromessa di studiarla a fondo per capire il percorso che i giudici hanno seguito per giungere a queste conclusioni. Probabilmente andrà valutato il caso specifico, ma certo come orientamento generale mi sembra molto pericoloso. Consideri poi che ci sono tante ragazzine che hanno anche difficoltà ad opporre un no se viene loro offerto dell’alcol o altri tipi di sostanze, essendo molto fragili dal punto di vista psicologico. Questo orientamento rischia di rivelarsi ancora più punitivo nei loro confronti”.

Nel caso specifico i due presunti stupratori sarebbero dei cinquantenni, e non degli adolescenti. Quindi non si può neanche derubricare l’episodio ad una ragazzata. In questo caso l’aggravante non sarebbe ancora più evidente data l’età?

“Infatti resto convinta che nei processi per stupro debbano continuare ad essere seguiti i pronunciamenti precedenti, relativi all’aggravante per minorata difesa laddove la vittima era in condizioni di profonda alterazione. Non conosco il caso specifico e quindi non entro nel merito, ma certamente da oggi quando ci troveremo nei dibattimenti per violenza sessuale, l’accusa avrà temo qualche difficoltà in più”.

Basterà portare dei testimoni in grado di dire che la vittima si era ubriacata volontariamente per ridimensionare le responsabilità degli imputati. Possibile che i giudici non ne abbiano tenuto conto?

“Spero di sbagliarmi, ma questo pronunciamento può apparire figlio di un certo tipo di stereotipo culturale molto vicino al cosiddetto ‘se l’è cercata’. Mi sembra troppo orientato in quella direzione. Ma ripeto, prima di dare giudizi definitivi sarà importante leggere le motivazioni e capire a fondo da dove nasca questa decisione. Da una prima lettura però non posso negare che questo orientamento giuridico mi preoccupa moltissimo”.

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