Caso Josepha, parla lo psichiatra Crepet: “Serve anche lo smalto, vi spiego perchè”

Interviste

Sullo smalto di Josepha, la naufraga rimasta oltre 48 ore in mare prima di essere soccorsa dalla nave della Ong Open Arms interviene a Lo Speciale lo psichiatra Paolo Crepet. Indipendentemente dal fatto che la notizia sia stata bollata come fake news (ovvero quella secondo la quale lo smalto lo avesse già al momento del salvataggio), resta da chiedersi se dal punto di vista psicologico, pitturare le unghie di una donna che ha visto la morte in faccia dopo essere rimasta più di 48 ore in balia del mare come hanno ammesso di aver fatto le operatrici della Ong quando Josepha sta già a bordo da alcuni giorni, possa essere davvero il metodo giusto per risollevarle il morale e farla uscire dall’incubo che ha vissuto.

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Professore, ha seguito la vicenda di Josepha e dello smalto sulle unghie? Cosa pensa?

“Credo si tratti di una cosa vergognosa. Possibile che in Italia ci siano persone che non hanno altro da fare che andare a vedere se una ha o meno lo smalto sulle unghie? Siamo di fronte ad una poveretta che è stata diverse ore in mare e mi sembra evidente che lo smalto non possa averlo messo mentre stava in acqua. Non ci vuole una grande intelligenza per capirlo. Fare polemica su questo mi sembra una cosa mostruosa alla quale non mi presto”.

Però dal punto di vista psicologico può dirci se dipingere le unghie ad una persona nelle condizioni di Josepha può davvero essere utile per farla uscire dal trauma vissuito?

“E’ stato un modo per far sì che questa povera donna non pensasse soltanto alla morte. Un invito a tornare alla vita. Non ci vedo nulla di scandaloso in questo. Le operatrici si devono inventare delle distrazioni per aiutare chi sta in difficoltà, si sono inventate questa cosa dello smalto e a mio giudizio hanno fatto una cosa giusta. Hanno giocato con questa signora, provando a farle dimenticare il dramma vissuto, non capisco perché le si debba condannare. Le persone che criticano vadano piuttosto a lavorare come fanno queste operatrici del soccorso 24 ore su 24. Loro invece stanno comodi seduti sulle poltrone e pretendono di giudicare il lavoro degli altri. Si ergono addirittura a psicologi. Cose inaudite”.

Ma per Josepha dal punto di vista psicologico cosa andrebbe fatto, al di là dello smalto? 

“Ma adesso non facciamo una polemica sullo smalto per favore, siamo diventati tutti disumani?”

Assolutamente no, ma lei capisce che sentir dire che lo smalto le è stato messo per aiutarla psicologicamente lascia un po’ perplessi. Non servirebbe ben altro in certe condizioni?

“E’ ovvio che serve anche lo smalto. Non soltanto quello naturalmente, ma è stato importante dipingerle le unghie per trasmetterle un senso di vicinanza, di amore, di protezione, di calore umano. Le operatrici avranno fatto tante altre cose nel prendere in carico una donna in quelle condizioni, ma in certe circostanze anche piccoli gesti possono fare la differenza. La cosa grave è sentir criticare le operatrici che si sono prese cura di Josepha sulla base del fatto che in Italia ci sarebbero tante anziane sole e abbandonate. Ma che vuol dire? Che c’entra questo?”.

Forse perché si ha l’impressione che i migranti sono trattati meglio degli italiani? Ma è davvero sbagliato pensarla così?

“Certo che ci dobbiamo occupare anche dei nostri cittadini, ma questa polemica mi sembra del tutto strumentale. Se c’è una persona che rischia di annegare in mare che facciamo? La lasciamo morire? Io veramente resto sconcertato, mi creda.  Alle volte mi sembra di trovarmi di fronte tanti nuovi Hitler. Capisco benissimo il gesto che quelle operatrici hanno compiuto, lo condivido e a loro dico brave. Pazienza se questo darà fastidio al ministro Salvini che non apprezzerà. Me ne farò una ragione”. 

 

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