Atene, G. Chiesa: “E’ il collasso delle società moderne. Arriverà il peggio”

Interviste

Sarebbero almeno un centinaio i morti accertati a causa degli incendi che hanno devastato la Grecia nelle ultime ore e che hanni interessato soprattutto aree vicine ad Atene. Donne e bambini travolti dalla furia del fuoco mentre disperatamente cercavano di raggiungere il mare per mettersi in salvo. Una tragedia resa ancora più drammatica e inaccettabile da ciò che sta venendo alla luce in queste ore. I  vigili del fuoco si sarebbero ritrovati con oltre un quarto degli automezzi fuori uso e privi delle tute antiincendio a causa dei tagli alla spesa pubblica imposti dalle misure di austerity dettate dall’Europa. Ne è convinto anche il giornalista Giulietto Chiesa, intervistato da Lo Speciale a detta del quale andando avanti di questo passo si rischieranno altre ecatombe peggiori di questa.

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C’è chi ritiene che la tragedia greca di queste ore sia figlia delle misure di austerità imposte dalla Troika ad Atene che avrebbero causato drastici tagli agli organici delle strutture di protezione civile. Condivide?

La Grecia è un Paese demolito, lo Stato in cui versa è allarmante. La mortalità infantile si è moltiplicata di due o tre volte, il livello dei suicidi è cresciuto del 35% negli ultimi quattro anni seco0ndo le stime. Non ha più medicinali, l’assistenza sanitaria scarseggia. Parlerei di catastrofe umanitaria senza fine, costruita a tavolino dalla ferocia della finanza internazionale. E’ evidente che un Paese in queste condizioni è disastrato umanamente, psicologicamente, moralmente. Uno Stato in condizioni normali non sarebbe mai capace di tollerare una simile situazione. Inutile giraci intorno: questo disastro è determinato anche dalle politiche di austerità in cui la Grecia è stata trascinata”.

I cento greci morti divorati dalle fiamme non dovrebbero fare vergogna come i migranti annegati in mare?

“Siamo di fronte a due forme diverse di collasso delle società moderne che sono dovute a molteplici fattori. Dobbiamo avere ben presente la complessità della crisi che stiamo vivendo. Si tratta però di tutti elementi che alla fine convergono. Viviamo in una società molto vulnerabile di cui in realtà non abbiamo ancora sperimentato il peggio. Siamo ormai nelle mani di sistemi di controllo non più umani ma tecnologici, che se vanno in tilt mettono in crisi l’intera organizzazione civile. Un evento come quello degli incendi in Grecia dimostra chiaramente come le persone siano condannate a morire come mosche in assenza proprio di adeguati ed efficaci sistemi di controllo, che magari prima c’erano, ma che oggi non esistono più per mille ragioni diverse. Il quadro è questo e dobbiamo attenderci il peggio”.

Il premier greco Tsipras ha chiesto aiuto per fronteggiare l’emergenza. Lo riceverà?

“Gli daranno un po’ di carita, probabilmente anche noi italiani faremo la nostra parte. Ma la carità non serve in questi casi, diventa soltanto un modo spettacolare per mostrarsi solidali. Come con l’immigrazione. Che vuol dire solidarietà? Non certo andare a prendere i migranti in mezzo al mare, ma risalire alla radice del fenomeno. Tutti quelli che adesso si attiveranno per portare aiuti alla Grecia faranno una buona azione, ma a pesare sulle coscienze dell’Europa saranno le cento persone morte senza scampo. Una tragedia che in condizioni normali sarebbe stata forse facilmente arginata”.

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