Atene, P. Becchi: “Dovevano festeggiare uscita dalla Troika, ma la Grecia non esiste più”

Interviste

Diventa sempre più drammatico il bilancio delle vittime degli incendi in Grecia, sarebbero circa un centinaio i morti, molti dei quali bambini. Una tragedia in piena regola che in queste ore sta interrogando pesantemente le coscienze europee. Infatti pare che i vigili del fuoco siano intervenuti con difficoltà, essendo sprovvisti di mezzi e di tute antincendi,  e questo come logica conseguenza della politica dei tagli imposti dall’Europa ad Atene per uscire dalla crisi. Tagli drastici che avrebbero impedito il rafforzamento degli organici, la riparazione dei mezzi in disuso o l’acquisto di nuovi e che avrebbero depauperato le strutture di protezione civile. Ne è convinto il filosofo Paolo Becchi che, intervistato da Lo Speciale, punta il dito contro l’Europa, la stessa che accusa l’Italia di far morire i migranti in mare e non ammette la responsabilità dei greci morti negli incendi.

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C’è chi accusa l’Europa di essere responsabile con le sue politiche di austerity di ciò che è avvenuto in Grecia dove i pompieri sono persino sprovvisti delle tute antincendio. Come risponde?

“Rispondo che purtroppo è la verità, e mi stupisco di certi commentatori che in questi giorni scrivevano con toni entusiastici che la Grecia aveva finalmente raggiunto il traguardo ed era libera dai vincoli europei. Bel traguardo, non c’è che dire! Altri cento morti che pesano sulla coscienza dell’Europa e di chi ha avuto fino ad oggi responsabilità politica. In realtà oggi la Grecia non esiste più, questo il dato di fatto. Se sono stati costretti a tagliare su tutto, lasciando persino i vigili del fuoco sprovvisti di mezzi e di tute antincendio, questo è avvenuto per poter restare nell’euro. E’ l’euro che ha distrutto la Grecia, e il paradosso è che oggi gli stessi greci avrebbero dovuto festeggiare il loro ritorno alla libertà dopo anni di vincoli e di austerity. Ma sono liberi da chi, da cosa? Sono abbandonati al loro destino, senza ospedali e senza strutture di pronto intervento in grado di arginare calamità naturali o fenomeni dolosi, come gli incendi delle ultime ore”.

I morti greci non dovrebbero far vergognare l’Europa al pari dei migranti annegati in mare?

“Certamente, ma forse anche di più, perché questa catastrofe è anche figlia dell’unione monetaria. Oggi ci vengono a dire che l’euro si può correggere, che dei cambiamenti sono possibili, ma resta il fatto che fino ad oggi la moneta unica è servita per distruggere i popoli, privandoli della sovranità e dei diritti. Purtroppo i migranti fanno più notizia dei greci, perché servono a denigrare la politica del Governo italiano che sta cercando di bloccare il traffico di clandestini. Non sentiamo nessuno di quelli che ogni giorno gridano contro le morti in mare, indignarsi per le cento vittime di Atene. Il fatto è che in Italia si deve creare il mostro, identificato in Matteo Salvini. Il mostro ha sempre avuto un ruolo disumano assumendo in sè tutte le caratteristiche negative. C’è il mostro morale, il mostro criminale e il mostro politico. Si sta cercando di costruire intorno a Salvini l’immagine del mostro politico, fascista, razzista e xenofobo che vorrebbe far annegare tutti i migranti in mare. Tutto il resto, compresi i morti in Grecia, restano inevitabilmente sullo sfondo”.

Il premier greco Tsipras ha chiesto aiuto  all’Europa e alla comunità internazionale. Gli sarà dato?

“Qualche aiutino non si nega a nessuno, fa parte della logica europea che prima ti distrugge e poi ti aiuta. La tecnica del bastone e della carota. Alla fine l’Europa interverrà, anche perché deve essere grata alla Grecia per aver svolto egregiamente il ruolo di ‘Paese cavia’, che è servito per dimostrare a tutti gli altri che dall’euro non è possibile uscire, neanche quando l’uscita è l’unica soluzione possibile per poter risolvere i propri problemi finanziari. Qualche atto di misericordia e di carità ci sarà sicuramente. Ma la Grecia oggi rappresenta il ritorno del rimosso. Abbiamo rimosso l’euro, e quanto sta avvenendo ad Atene ci ricorda cosa è stato veramente e cosa rischia di essere ancora in futuro”.

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