E’ una strana Chiesa dei poveri e degli ultimi quella di Avvenire e Famiglia Cristiana

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Pubblicando le copertine de ‘l’Espresso’, ‘Rolling stone’ e ‘Famiglia cristiana’ dedicate a lui e alla Lega, Matteo Salvini ha risposto così alle accuse che gli vengono imputate:  “A odio e disprezzo rispondiamo col sorriso e col perdono! Vi voglio bene Amici”.

Ma è sopratutto la Chiesa, una parte della Chiesa, la sua più acerrima nemica, che più soffia sul fuoco leghista, più il vento dirige le fiamme verso di lei: lo dimostra un’opinione pubblica sempre più lontana da certe riflessioni che accusa di essere ideologiche e astratte.

Fatto sta che ieri ha fatto scandalo il titolo della rivista ‘Famiglia Cristiana’, VADE RETRO SATANA, oggi quello di ‘Avvenire’: “Nessun uomo è mai un parassita” con il quale il quotidiano della Cei ha voluto replicare al ministro dell’Interno a proposito delle sue dichiarazioni sui rom.

Marco Impagliazzo presidente della Comunità di Sant’Egidio ha affermato che “lascia perplessi il linguaggio di un importante ministro della Repubblica a proposito di una minoranza variegata presente in Italia da tempo, quella dei rom: parlare come ha fatto Salvini di 30.000 persone che si ostinano a vivere nella illegalità, definendole ‘sacca parassitaria’, suona pregiudiziale verso una intera comunità, oltre che non corrispondente alla realtà”.

Il presidente della S.Egidio ha poi ricordato che “la definizione ‘parassiti’ è stata utilizzata per gli ebrei e chi conosce la Storia sa che da questa e altre definizioni si è passati a emarginare e poi considerare nemica quella minoranza, con le conseguenze tragiche che sappiamo”.

Parole che hanno un peso specifico e che invitano a riflettere.

Il problema è che più gli italiani vengono chiamati a riflettere e più difendono Matteo Salvini e il suo ‘Legalità, ordine e rispetto’: da quando questi valori dello Stato non sono più rispettati dalla Chiesa? Se è vero che la Chiesa ha il dovere del perdono, dell’amore, è anche vero che siamo tutti d’accordo sulla separazione tra Stato e Chiesa, che è stata condivisa come processo di secolarizzazione e ha rappresentato un punto di svolta importante della storia.

O rimettiamo in discussione questo principio o rimane il detto: “Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è Dio”. Beh, i furti, la delinquenza, le ingiustizie, sono tutti reati e fatti perseguibili dalla legge. O buttiamo i codici civili e quelli penali in nome di un ritorno allo Stato Confessionale? Per carità, si può fare, ma quanti laicisti che oggi appoggiano la moderna Chiesa dei Poveri sarebbero d’accordo? E sarebbe curioso fare un sondaggio.

Ha ancora valore l’articolo 7 della Costituzione che cita che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”? Beh, Matteo Salvini che piaccia o no rappresenta lo Stato e i suoi valori, da ministro dell’Interno, sono quelli di legalità e giustizia. E ad ora i rapporti tra Chiesa e Stato sono regolati dai Patti Lateranensi e non da Avvenire, Famiglia Cristiana & Co. Se ne facciano tutti una ragione.

Vigilare va bene, verificare che si rispetti la Costituzione anche, ma chiedere che uno Stato applichi il perdono e l’assenza di pena è come pensare di poter guidare un Boing senza essere piloti. Ci si schianterebbe.

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