Decreto dignità, fumo negli occhi per gli imprenditori. Obiettivo: ribaltare il sistema

Politica

In un post su Facebook, Davide Tripiedi, portavoce M5S e vice presidente Commissione Lavoro alla Camera, ha esultato così alla notizia che la Camera ha approvato il Decreto Dignità: “Il testo va ora al Senato per diventare legge dello Stato (…). Noi vogliamo ribaltare questo sistema e rilanciare l’economia attraverso il lavoro stabile. Avremo meno contratti precari, più incentivi alle aziende per assumere a tempo indeterminato. E poi: tagliamo burocrazia e scartoffie per gli imprenditori e le Partite Iva, mettiamo un freno alla pubblicità al gioco d’azzardo, e fermiamo le imprese che prendono soldi pubblici e se ne vanno all’estero. Finalmente il Parlamento torna a fare leggi che estendono i diritti, invece di tagliarli”.

L’obiettivo del Decreto Dignità è ambizioso, vuole risolvere o quanto meno intervenire sull’emergenza precariato. In Italia, d’altronde, di flessibilità non si vede l’ombra, di precarietà si vive. Ed è record storico di lavoratori a termine, che al momento vengono fissati a più di 3 milioni.

Di fatto l’accusa dei pentastellati è che gli imprenditori hanno approfittato del Jobs Act, che è diventato il principale strumento in cui in Italia si fanno dei contratti. Per questo i 5Stelle hanno usato la parola dignità, perché quanto sta accadendo nel mondo del lavoro al momento non la riguarda così tanto. Eppure ci sono tanti attacchi, alcuni anche anacronistici perché non c’è più il principio che l’impresa è sospetta per definizione, sono finiti i tempi dei comunisti. Il problema nasce da certi ambiti che se lasciati a se stessi sono a rischio sfruttamento. 

C’è una giungla normativa in Italia, c’è poco da fare, una giungla dove il forte schiaccia il debole con strumenti pensati per aiutare, ma che sono diventati macigni sulla schiena dei lavoratori. Poi gli imprenditori sono ultra-tassati, distrutti da anni di burocrazia inutile, troppo soli.

E vale la pena riportare un fatto emblematico per capire la deriva. Oggi nella trasmissione Agorà Rai ha partecipato una ragazza, laureata a 25 anni, che attende di poter accedere alla specializzazione. Ha affermato che in Campania si prendono 3,50 euro all’ora per fare la Guardia medica. Compensi adeguati? Ci si mettono 6 anni per laurearsi, per essere pronti a salvare vite, e almeno altri 2 almeno per specializzarsi, ed è garantita la dignità a chi si è così tanto impegnato (anche per gli altri)? Una badate prende di più.

Qui il problema sono le regole a cui si devono assoggettare tutte le figure del lavoro, l’imprenditore e il lavoratore. E servono agevolazioni che spingano l’imprenditore a investire anche sulle risorse. Insieme si costruisce, insieme si cresce, insieme ci si sostiene e si sostiene l’azienda. Tutti dovrebbero partecipare allo stesso obiettivo. Tutti sono essenziali.

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