Vacanze estive: democratici contro la libertà di opinione?

Politica

Nessun riposo estivo. Quando meno te lo aspetti arriva il “mostro” pronto ad aprire le sue fauci.

Mentre i radical-chic vanno a Capalbio, i nuovi potenti nazional-popolari a Milano Marittima, i disoccupati da nessuna parte, dall’alto secondo la rete si starebbe preparando a una nuova efficace strategia per ingabbiare, comprimere, reprimere definitivamente ogni opinione politicamente, culturalmente e anche religiosamente scorretta. Che poi, il punto è che si traduce in un modo di pensare elettorale alternativo commettendo così un gravissimo errore, quello di orientare il popolo verso le forze politiche giudicate eversive (i populisti, i sovranisti).

Avvertenza: chi scrive non ha e non sventola nessuna bandiera, anzi da tempo scrive sulle categorie morte di destra e sinistra, ma sente un pericolo.

Visto il fallimento del pensiero unico laicista, liberal e radical, di gonfiare da Berlusconi a Salvini una narrazione antifascista, antirazzista ( (il caso di Daisy è emblematico), operazione sempre viva e che sarà comunque ripetuta quando la cronaca lo consentirà, nel nome e nel segno del buonismo, del cittadino del mondo, della vera democrazia, dell’etica, della  morale, del liberalismo, dell’accoglienza e dell’inclusione a tutti i costi, questa estate l’opposizione al governo Conte la trascorrerà all’insegna di un salto di qualità: la costruzione normativa (a suon di regolamenti) della democrazia “di parte”. Col consenso non da poco della Ue.

Si tratta di una strategia più sofisticata della mera miccia sulle fibrillazioni del governo, che continua, dal canto suo (i battibecchi Carroccio-5Stelle) a darsi la zappa sui piedi offrendo divertenti siparietti quotidiani (diritti civili, no vax, no-Tav, Grandi Opere, flat tax, voucher etc); questa volta non è demagogia, è qualcosa di più solido.

Basta collegare i fatti e le risposte da parte di Pd, Fi e di una certa parte delle istituzioni.

Polemica sugli attacchi web al Colle: dove porta? Alla fine, a delegittimare il governo troppo spostato su Putin, ad impedire pericolosi stravolgimenti geo-politici in funzione anti-Bruxelles e a ridimensionare immediatamente il nuovo asse Conte-Trump (la regia Mediterranea).

Lo scopo della campagna in difesa di Mattarella è la verità o fissarsi a scoprire la provenienza dei 400 profili twitter anti-Quirinale (il caso Savona), per arrivare magari a stabilire un Russia-gate 2.0 in salsa tricolore, vellicando il sospetto che anche le elezioni italiane (che hanno sancito il primato di grillini e 5Stelle) siano state drogate? Lo scopo è la verità o far rifiatare la sinistra?  Nessuno tocca invece, la sostanza (e questo forse che fa paura ai padroni del vapore): il consenso plebiscitario che c’è stato contro il comportamento del presidente, che ha impedito la nomina di Savona a ministro dell’Economia, un uomo, un professionista sgradito a Bruxelles.

Naturalmente nessuno giustifica le offese, le minacce o la violenza verbale nei confronti del Quirinale, e qui va ricordato che c’è il reato di vilipendio al capo dello Stato, ma sotto-sotto, la convinzione è che si vuole arrivare a limitare, indirizzare la libertà di opinione, specialmente se va contro il potere, le caste e il pensiero unico.

E ancora. Siccome le versioni ufficiali dei finti indignati morali e professionisti dell’umanità (che in tv e sui media in genere spopolano), sta rivelandosi debole su ogni argomento (immigrazione, sicurezza, Europa, Stato sociale, economia), ecco che arriva la stretta dell’Agcom (l’Agenzia garante delle comunicazioni) che, con un regolamento ad hoc, sta lavorando al fine di punire i “toni alti” contro gli immigrati, rei di furti, stupri e omicidi, altrimenti “si configura automaticamente il reato di istigazione all’odio razziale”.

In pratica vuol dire, che i giornali, gli opinionisti, i commentatori, i politici, non potranno più enfatizzare la provenienza straniera dei delinquenti, per non creare negli italiani l’equazione che “immigrazione clandestina significa reato” e quindi consenso alla Lega e così via.

Tradotto operativamente, vuol dire stop “a ospiti e servizi tv che fomentano l’odio razziale”.

Ben inteso, un reato è reato a prescindere da chi lo commette. Ma diventerà estremamente difficile se non proibitivo (e in qualsiasi caso, lasciato all’arbitrio di chi decide), stabilire a tavolino la differenza tra opinione espressa con vigore, legittima denuncia e istigazione all’odio. Una cosa è certa: tra la faziosità dei giornalisti liberal e radical, le interpretazioni e quella sorta di bavaglio etico di Stato, non sappiamo proprio chi scegliere.

Evidentemente, nonostante le smentite della cronaca (l’uovo di Moncalieri e non solo), l’Agcom conferma il teorema che c’è il rischio di un nesso obbligato e obbligatorio tra le frasi di Salvini e l’emergenza razzismo in Italia. Sarà anche così, ma non ci crediamo troppo.

Dulcis in fundo: come considerare i continui appelli, della sinistra e del mondo Lgbt, a inserire nella legge Mancino (che punisce l’istigazione all’odio razziale), guarda caso dopo l’esternazione del ministro cattolico Fontana, anche il reato di omofobia, come eversiva e medioevale discriminazione sessuale?

Tra qualche mese si potrà ancora affermare, come normale esercizio della libertà di pensiero, che la famiglia è solo quella naturale, come dice l’articolo 29 della Costituzione, senza “discriminare automaticamente gli omosessuali” e i matrimoni egualitari, finendo inevitabilmente nelle maglie dell’omofobia (la tentata legge Scalfarotto)?

Si potrà dire che il vero razzismo è sempre il pregiudizio ideologico, anche “democratico” sì, alimentato dalla sinistra oppure, parlando di storia, che tra gli antifascisti della Resistenza c’erano tanti comunisti che si comportavano come fascisti (vedi Foibe, triangolo rosso etc), senza finire condannati alla rieducazione democratica (versione moderna dei lager e dei campi di concentramento)? Si potranno ridiscutere euro e Ue?

Un ottimo compito per vacanze “preoccupate”.

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