A14, tra la “via Emilia e il far west” italiota: differenze tra eroe poliziotto e guardoni

Politica

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Bologna: nello stesso giorno abbiamo avuto alla ribalta della cronaca, l’eroe civile e i guardoni incivili: il meglio e il peggio della società italiana.

Mi riferisco al dramma del ponte sull’A14, lo scontro tra Tir che ha causato l’esplosione da tregenda, la morte di una persona e 145 feriti.

Purtroppo ogni tragico evento porta con sé molti strascichi penali e politici: sarà condotta un’autopsia sull’investitore morto (l’errore umano, le pesanti condizioni di lavoro cui sono costretti i conducenti, lo sfruttamento lavorativo), congiuntamente all’esame dello stato dell’arte delle nostre autostrade e dei nostri ponti. E infine, sarà aperto un grande dibattito (speriamo) sulle eventuali responsabilità politiche circa la mancanza di un’adeguata politica di modernizzazione e di messa in sicurezza delle nostre Infrastrutture (blocco della Tav docet).

Ma in questa sede interessa valutare il dato culturale che mette sullo stesso piano, naturalmente con giudizi opposti, l’agente di Polizia Riccardo Muci, che ha salvato molte vite e il consolidato malcostume italico di fotografare gli eventi negativi senza intervenire attivamente.

Possiamo definirla la “sindrome Costa Concordia”, volano morboso che ha alimentato a suo tempo, una specie di turismo mortifero, con centinaia di migliaia di italiani, neo-visitatori dell’isola d’Elba, non per gustarne le delizie naturalistiche o gastronomiche, ma per vedere in diretta, immortalare, il simbolo (la nave alla deriva), letteralmente “reclinato”, inclinato, di un disastro, pure questo in pura salsa italica. Legato, infatti, ad un’altra sindrome, “la sindrome-Schettino”, ossia la capacità di non assumersi le proprie responsabilità.

L’agente Muci è un eroe sobrio e nelle varie interviste non si è smentito (evitando quel narcisismo mediatico che caratterizza la nostra società): “Certo che avevo paura, ero avvolto sdalle fiamme e sentivo l’odore della mia carne che bruciava, chi non ne avrebbe avuta?”. Una modestia esemplare, subito arricchita dal suo scarno racconto: “Col mio collega eravamo impegnati nel servizio di Volanti sulla via Emilia. Quando abbiamo visto cosa è successo, io ho solo capito la situazione. Sapevo che c’era poco tempo e che ci sarebbe stata un’esplosione, e intuivo il dramma incombere”.

E automatica scatta la sua denuncia, pronunciata con amaro disincanto: “Sono sceso dall’auto e proprio sotto il ponte, lungo la via, era pieno di persone che facevano le foto e le riprese. Erano all’altezza del viadotto e qualcuno addirittura si sporgeva per inquadrare meglio il camion, che da sotto mandava già piccole fiamme. Era evidente che stava saltano tutto. Io mi sono limitato a urlare, a strattonare, a mandare via la gente, che non mi ascoltava”.

E molti di questi sono stati gravemente feriti (ustionati) dall’esplosione.

C’è da restare inorriditi e interdetti. Non solo si ignorano le indicazioni degli esperti, dell’autorità, della Pubblica Sicurezza che non vengono più percepiti come autorità preposte al bene comune (ma contano unicamente l’emozione, il pensiero, l’ego, tra l’altro morboso e curioso, delle persone), ma si confonde in una sorta di cinismo da guardoni, l’individualismo di massa (le pulsioni dell’io), e la realtà ridotta a mera rappresentazione mediatica.

Un mix disastroso destinato inesorabilmente a distruggere dall’interno qualsiasi relazione civile, la stessa polis, qualsiasi senso comunitario, qualsiasi rapporto con l’altro e che spinge gli individui (ormai monadi auto-referenziali e autocentrate) a calpestare chi cade, a non occuparsi di chi tenta il suicidio (col mantra del “chi sono io per intervenire sulla libera scelta altrui”, “la mia libertà finisce dove inizia la tua” etc), o a fotografare anziché salvare una vita. Ecco, la rappresentazione ha preso il posto dell’azione. Si supplisce alla mancanza di fisicità con la ripresa da cellulare. Non ho fatto nulla per l’altro magari morto, ma almeno l’altro vive nella memoria del telefonino. E così si pulisce la coscienza.

Parafrasando il noto cantautore Francesco Guccini, il suo fortunato album “Tra la via Emilia e il West”, alla luce del dramma dell’A14, possiamo dire: “Tra la via Emilia e il Far West (italiota)”.

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